Non sappiamo se Ryder Hesjedal da Victoria conosca “o mia bela Madunina”, certo, ad evadere dalla stretta cronaca del day by day iridato, non è ozioso ricordare quel giorno in cui la bandiera con la foglia d’acero al centro sventolò sul pennone del Giro d’Italia. Primo ed ultimo canadese a vincere la corsa rosa, oggi interpreta le due ruote con spirito da uomo di frontiera che ben si attaglia allo spirito “into the wild” della nazione.
Hesjedal, non possiamo che partire dal punto più alto della sua carriera, il 27 maggio 2012…
”Senza dimenticare prima che vinsi la Coppa del Mondo di Mtb, oltre a conquistare la maglia iridata del cross country. Quando sono nati passione e desiderio di cimentarmi su strada, ho raggiunto il massimo nella famosa cronometro di MIlano. Alla vigilia avevo 31” su Rodriguez e misi la freccia nella classifica generale grazie alla sesta piazza contro il tempo”.
Alla vigilia del Giro che ambizioni aveva?
“Non quelle di vincere e neanche nel corso delle tre settimane posai lo sguardo troppo in là, il che mi avrebbe pericolosamente fuorviato rispetto ad una necessaria attenzione alla singola giornata, comprese quelle alpine. Prima era arrivata ad aprire la strada la vittoria di tappa alla Vuelta 2009(un secondo sigillo nel 2014, ndr), unite a ben sette partecipazioni al Tour de France. Il GIro resta un’emozione unica, conserva il valore dell’attesa premiata”: Venendo al Mondiale di Montreal ha ricordi personali che la legano al tracciato? “Feci terzo due volte, quasi un abbonamento, nel 2010 alle spalle del vincitore Gesink e del collega di mtb Sagan, e nel 2013, quando s’impose proprio Peter, secondo il vostro Ponzi”.
Ci dice qualcosa sul dopo carriera agonistica, sui viaggi cicloturistici in Costarica?
”Vi parlo da qui. Mi è rimasto lo spirito “on the road” che avevo maturato da corridore, l’ho articolato in un contesto speciale come il Costa Rica dove i vulcani rivaleggiano con ogni colle alpino, tra foreste nebbiose, scimmie e variopinti volatili, strade lungo la costa. Faccio da guida a gruppi ristretti di pedalatori (info: https://rh-experience-cr.base44.app/)ai quali propongo un pacchetto organizzato sotto ogni profilo, mettendo cioè a frutto l’esperienza maturata nel gruppo”.
Senza dimenticare il Canada e la sua città natale, vero?
“Ryder Hesjedal’s Tour de Victoria, con ormai tante edizioni alle spalle, è una manifestazione immersiva ed inclusiva, ambientata in uno scenario mozzafiato della British Columbia, sulle coste est del Canada, con percorsi che vanno dai 160 km al piccolo circuito riservato ai bambini. Si tratta di una festa, ma mi piace ricordare l’attenzione al sociale: con il programma charity siamo riusciti a raccogliere 47mila dollari, 36 mila donati a BC Cancer Foundation ed alla sua azione di lotta ai tumori”.
Segue ancora il ciclismo professionistico?
“Si, anche perchè in tutto il Centroamerica, dove trascorro diverso tempo, l’attenzione per le corse è spiccata, c’è sensibilità ed una scena agonistica che si estende non solo ai Paesi con maggior vocazione di quest’area geografica”.
Chi vince secondo lei la corsa regina degli Elite Uomini?
“Mi piacerebbe vedere protagonista un canadese, in fondo al femminile abbiamo una detentrice uscente come Magdeleine Vallieres. Quanto alla prova maschile, lo dico anche conoscendo direttamente quanto esigente sia il percorso, come sempre il chilometraggio si farà sentire negli ultimi venti chilometri. Il pronostico si è aperto dopo la defezione di Pogacar, Seixas e Del Toro sono stati impressionanti nelle prove generali di due settimane orsono. Ci sarà da divertirsi, chissà se qualche ex biker si metterà in mostra, per loro ho sempre un occhio di riguardo”.
Ancora una curiosità: dopo essersi ritirato ha ancora frequentato il nostro Paese ed ha conservato amicizie italiane?
“Eccome no. L’Italia ed il GIro, la corsa più dura del mondo, mi hanno cambiato la vita, inoltre ho solide amicizie e contatti: con il marchio Castelli sono tornato più volte al seguito di alcune tappe, esperienza sempre coinvolgente. Non solo: che divertimento partecipare alla Nova Eroica lungo le strade bianche del senese!”.
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