In zona mista, Matteo Scalco tratteggia un bilancio personale positivo: il mondiale su strada degli under lo ha visto protagonista, generosissimo autore di una prestazione nel ristretto novero dei migliori: “Nei primi giri c’è stata grande bagarre, è subito andata via una fuga con un gruppettino comprendente Sambinello. Sono rimasto a ruota e quindi ho attaccato in prima persona: sono contento della mia gara, ho lottato per il podio”.
E quell’azione veemente?
“Già dopo un’ora di corsa le sensazioni erano molto buone, le gambe rispondevano. Non volevo lasciare Montreal con il rimpianto di non averci provato e mi conforta l’aver recuperato nel finale, ogni qualvolta gli altri imprimevano un’accelerazione”.
L’americano era uno da marcare?
“Non era facile. E’andato davvero forte, dietro spingevamo ma non siamo riusciti a rientrare: chapeau a lui”.
Il nuovo iridato, in effetti, non va visto come sorpresa. Nato il 25 settembre di 19 anni fa, ha festeggiato in modo clamoroso il compleanno ed il successore di Lorenzo Finn (stesso procuratore, Jamie Barlow), in forza alla Visma Lease a Bike Development, aveva già fatto molto bene alla rassegna iridata di Zurigo.
In Svizzera fu quinto su strada e nono a cronometro. Al Mont Royal, faceva un pò strano ascoltare le note dell’inno americano, dal momento che Barry fino al 2023 era canadese, cresciuto in Ontario ma nato a Girona, in Spagna. La sua è una storia di ereditarietà, questo è ovvio, in quanto sia il papà Michael che la mamma Dade, originaria del Milwuakee, sono stati ciclisti professionisti. Il ragazzo ha una netta impostazione polivalente: iniziò col ciclocross, ha fatto gravel e pista, si è “sciroppato” chilometri su chilometri in mtb, ai tempi del covid. Ora eccolo lì sorridente, mentre veste l’iride e scatta selfie insieme ad Alvarez e Stiansen.
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