Per molti Alexandr Vinokourov Jr. era il predestinato, non solo per il cognome illustre, ma per i risultati ottenuti nelle categorie giovanili che facevano intendere che si sarebbe sentito molto parlare di lui. Insieme al fratello gemello Nicolas dominava i campionati nazionali, i loro nomi erano diventati più che ricorrenti nelle categorie junior e il loro passaggio al professionismo era stato già visto come una nuova era della dinastia Vinokourov pronta a lasciare il segno. Alexandr aveva tanti sogni, ma ancora più pressione, poi a fine 2025 ha deciso di dire basta, di scendere dalla bici e iniziare una nuova vita sempre nel ciclismo, ma dall’altra parte.
Alla sua ultima corsa in bici c’eravamo anche noi, ottobre 2025, Tour de Langkawi, proprio sotto le Petronas Tower Alexandr aveva deciso di salutare tutti quanti e chiudere un capitolo della sua vita. Sicuramente il rammarico c’era, dopo tutto non è mai facile appendere la bici al chiodo soprattutto se hai appena 23 anni, ma in quella scelta c’era anche la sicurezza, il sollievo di aver trovato la propria strada. Da mesi la sua mente era altrove, a quello che ci sarebbe stato dopo, ad un ruolo in squadra che cambiava, da atleta a membro dello staff con l’obiettivo di diventare direttore sportivo. «Dopo tanto tempo posso dire di sentirmi bene e di aver trovato la mia dimensione. Ho smesso con la vita di atleta, ma il ciclismo fa ancora parte delle mie giornate, vivo tutto in maniera differente, con diversi ritmi e stress. Fare il corridore, anche per colpa dei vari incidenti, mi aveva spinto al limite, ad un certo punto soffrivo sia fisicamente che mentalmente, ho iniziato a chiedermi se ne valesse veramente la pena ed ho capito che dovevo cambiare. Nella mia famiglia si respira ciclismo, ma è stata una scelta solo mia. So che mi avrebbero tutti appoggiato, ma temevo che mi avrebbero anche chiesto di ripensarci» ci racconta Alexandr durante una corsa, ancora una volta ci troviamo dall’altra parte del mondo e dobbiamo dire che fa un certo effetto non vederlo in bici. Quando gli chiediamo di raccontarci qualcosa della sua nuova vita è felicissimo, ha iniziato un nuovo viaggio.
Le sue stagioni da atleta sono state tutt’altro che semplici, non solo per il peso del nome che si portava dietro, ma soprattutto da una sfortuna che soprattutto nel 2025 l’ha colpito potentemente. Era il mese di marzo quando Alexandr si scontra con un auto durante un allenamento, la diagnosi parla di frattura della testa del femore, viene operato d’urgenza e da quel momento inizia quello che lui definisce senza mezzi termini un vero e proprio calvario. «Ho dovuto affrontare un lunghissimo periodo di stop, oltre 6 mesi, molto tempo senza camminare e andare in bici, mi sembrava infinito. Era tutto terribile, stressante e soprattutto doloroso. Ho avuto modo di pensare molto, a cosa avevo fatto e dove effettivamente stavo andando, volevo tornare a correre per rispetto della squadra, ma nella mia testa c’era già l’idea che sarebbe stata l’ultima volta. Non sapevo come il mio fisico avrebbe reagito, ma ho dato tutto. A fine stagione facevo fatica a camminare, poi a marzo 2026 mi hanno operato di nuovo, mi hanno segato l’osso e mi hanno messo una protesi che mi ha letteralmente portato una nuova vita, sono ritornato ad andare in bici senza dolori, semplicemente per passione e per divertimento.»
Durante tutta la sua lunga riabilitazione il team XDS Astana gli è sempre stato accanto, il team kazako costruito intorno a suo padre è stato fin da sempre la sua famiglia. Non una gabbia dorata come potrebbe pensare qualcuno, quanto piuttosto una vera e propria palestra di vita dove prima ha imparato ad essere un atleta ed ora Alexandr sta imparando ad essere un direttore sportivo. In squadra gli hanno offerto una seconda vita e lui l’ha colta al volo dando tutto se stesso e senza mai sentirsi arrivato. Durante la trasferta al Tour of Magnificent Qinghai l’abbiamo visto fare di tutto, dare qualche consiglio ai suoi ragazzi, sistemare le bici, addirittura spostare le valigie e dare una mano con i passaporti. I massaggiatori e gli altri addetti ai lavori ce lo hanno descritto come un ragazzo che si fa in quattro, pronto ad aiutare tutti e che non si risparmia mai, ma soprattutto con il sorriso. «Il team Astana è per me una seconda famiglia, tutti sanno che sono il figlio di un grandissimo atleta, ma nessuno mi ha mai giudicato per questo particolare. Qui ho imparato non solo ad essere un atleta, sono cresciuto come persona, nel momento del bisogno ci sono sempre stati e anche questa volta non mi hanno lasciato indietro. Diventare parte dello staff era qualcosa di naturale, conosco tutte le dinamiche interne ed è come se facessi questo lavoro da una vita. Anche da corridore ho sempre cercato di darmi da fare, volevo guadagnarmi il mio posto e lo stesso faccio ora, non voglio favoritismi, voglio imparare il più possibile. Mi rendo conto che spesso faccio anche più del dovuto rispetto ai mie compiti, ma credo che tutto questo significhi acquisire esperienza, sono giovane ed è solo l’inizio» prosegue Alexandr che giorno dopo giorno cerca di imparare qualcosa.
In questo primo anno da diesse sta lavorando con il team Devo, una squadra in cui lui stesso ha militato e che conosce alla perfezione. Sembra veramente nato per quel ruolo, assiste i ragazzi in tutto per tutto, li consiglia e sa esattamente di cosa hanno bisogno perché l’ha provato sulla sua pelle. Molti ora sono curiosi del suo cammino, ma Alexandr vuole andarci piano, ha ben chiaro quale sarà il suo ruolo, ma anche che ha molto da imparare. I diesse senior del Team sono stati sin da subito suoi insegnati, li ha affiancati in ammiraglia sin da inizio 2026 e poi al Tour of Provence è arrivato il suo battesimo di fuoco. «Era una gara nervosa, ma è stato bello e divertente. Stando in macchina mi sono reso conto di molte cose che sia atleti e diesse danno per scontato come il fatto che sia facile parlare in radio mentre si guida, ma meno quando stai pedalando. Quando come me sei stato in gruppo, hai corso, ma soprattutto hai caduto ed hai sofferto capisci quanto il lavoro di diesse sia delicato, non puoi spingere troppo i tuoi atleti, non puoi mettere loro troppo pressione, devi dare le giuste indicazioni e i consigli consapevole che comunque vadano le cose loro faranno sempre del loro meglio. Non ne possono fare a meno, fa parte dell’essere un atleta»
(foto Tour of Magnificent Qinghai)
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