Per i corridori italiani, il più delle volte, partecipare al Giro d’Italia è uno dei sogni più grandi della carriera, se non addirittura il più grande in assoluto. Come il Tour per i francesi e la Vuelta per gli spagnoli, la corsa Rosa per chi è nato all’interno dei confini nostrani ha qualcosa di speciale, spesso legato a dolci ricordi d’infanzia, a momenti passati davanti alla tv o a bordo strada che hanno saputo accendere nei cuori dei futuri ciclisti la passione per questo sport.
In Norvegia non hanno mai avuto un Grande Giro o una classica Monumento in grado di alimentare quell’afflato verso le due ruote ma, dal 2013, hanno potuto contare sull’Arctic Race of Norway che, fino allo scorso anno insieme al Tour of Norway, ha svolto il ruolo di evento catalizzante e gara in grado d’ispirare le nuove generazioni di pedalatori.
Non è dunque irrilevante la missione svolta in questi ultimi tredici anni dalla corsa organizzata da A.S.O. insieme ad Arctic Sport e, per capire ancora meglio che impatto ha avuto a livello locale, basta chiedere ai professionisti norvegesi oggi presenti in gruppo.
“Per me è molto importante. Questa è l’ultima grande gara che abbiamo qui in Norvegia, la più importante che possiamo disputare nel nostro Paese mettendoci in mostra davanti al pubblico. Si è sempre svolta molto lontano da dove sono cresciuto, a Oslo (più o meno è la stessa distanza che c’è da qui a Parigi), ma l’ho sempre seguita in televisione. Sono cresciuto con questa corsa, conosco la sua cultura e per questo non nascondo sia importante” ha spiegato ai nostri microfoni Martin Tjøtta.
“È fantastico esserci perché è l’unica gara professionistica che ci è rimasta in Norvegia ma, a parte questo, è anche organizzata davvero bene” gli ha fatto eco Odd Christian Eiking. “Non si tratta solo di una semplice corsa, ma di un evento davvero bello. In più, da norvegese, trovo sia stupendo correre sulle strade di casa, nel proprio Paese e, sai, avere familiarità con tutto” ha proseguito il portacolori della Unibet Rose Rockets il quale, nelle sue sette partecipazioni, ha avuto modo di carpire fino in fondo l’essenza e i pregi della corsa.
“A me sembra che sia stata molto professionale e ben organizzata fin dall’inizio. È molto semplice e ha una sua atmosfera un po’ particolare, molto lontana da quelle delle altre corse del resto del continente: per questo motivo penso che rappresenti qualcosa di nuovo un po’ per tutti coloro che vengono a correrla e credo che tutti trovino piacevole stare qui per cinque giorni o giù di lì”.
All’Arctic Race Eiking ha legato anche uno degli istanti più belli e soddisfacenti della carriera trionfando nel 2019 sull’aspra ascesa di Storheia che quest’anno gli organizzatori hanno deciso di reinserire nel percorso: per lui quello è ancora oggi il ricordo più significativo dei suoi trascorsi oltre il Circolo Polare Artico.
“È passato del tempo, sette anni, ma in realtà non sembra. Non ho vinto molto, appena tre gare da professionista, per cui non ho problemi a dire che, per come l’ho ottenuta e dato che correvo in casa, sia stata la più bella. Ho poi altri bei ricordi di questa corsa legati ai risultati ma anche alle giornate in cui abbiamo trovato bel tempo, ai panorami incantevoli che abbiamo ammirato, agli ottimi soggiorni negli hotel di qui…Quando corriamo siamo sicuramente concentrati, ma ci sono anche dei momenti in cui riusciamo a goderci ciò che abbiamo attorno”.
Diverso invece, come la sua esperienza all’ARN, è l’highlight di Tjøtta che a queste latitudini da professionista si è affacciato in tempi più recenti mettendo assieme, con quella di quest’anno, quattro partecipazioni nella gara di casa: “Il momento più bello è stato l’anno scorso quando ho chiuso al sesto posto la terza tappa (con l’arrivo in salita a Målselv, ndr). Quella è stata davvero una bella giornata”, ha confessato il venticinquenne della Uno-X Mobility il quale, pur correndo in un team acclamato e osservato da tutti nel suo paese, ha poi puntualizzato come non ci sia, su di lui e compagni, una pressione maggiore dovuta al fatto di gareggiare in casa.
“Ovviamente vogliamo fare bella figura e farci notare dal pubblico del nostro paese, ma nessuno internamente mi ha detto espressamente che devo vincere questa gara per cui non credo che la squadra eserciti necessariamente troppa pressione su di noi” ha chiosato sereno il settimo classificato dell’ultima Arctic Race of Norway.
Photo credit: ARN/Thomas Maheux