Ci voleva un pittore, al valico fin de siècle fra l’Espressionismo e il Futurismo, ci voleva appunto un Matisse, di secondo nome Van Kerckhove, per sublimare il traguardo del Giro Next Gen, a Bacoli.
Ci voleva il tocco di un Matisse, e sia pure transalpino, per affrescare di colori inauditi l’arrivo a Bacoli, Eden terreno sul bordo del mare, di una corsa ciclistica. Ci voleva Matisse, sul controcanto di una giornata ineguagliabile di scatti e riscatti sulla coreografia dei Campi Flegrei, millenni di storia e secoli di latinità, interpretati da campioncini nostri nipoti, come Finn ed Arrighetti, Dodd e Sparfel….
La fra Bacoli e Monte di Procida, su un circuito da Campionato del Mondo che inventa ad ogni tornante l’ icona del ciclismo, lì dove nel ‘77 contro il tempo vinse Freddy Maertens, un belga allora in maglia iridata, ieri ha sancito il suo touch di autore un Matisse, di secondo nome Van Kerckhove. La maglia rosa consegnata, sul podio, era per il ragazzo belga del Team Visma Development una gouache ulteriore. Ma aveva una lettura di autore ben evidente, in calce. ‘I fiori ci sono dovunque, basta saperli cercare’, come diceva a suo tempo Matisse. E ieri a Bacoli, trionfo primo dell’Italia migliore, innanzitutto.
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