ANDREA GAROSIO. «HO POCHE OCCASIONI, MA VOGLIO SFRUTTARLE PER RISCATTARMI»

INTERVISTA | 05/04/2022 | 08:15
di Giorgia Monguzzi

Andrea Garosio è in cerca di un riscatto, il suo 2022 è iniziato con poche corse ma con tanta voglia di dimostrare che ha molto da dire e che è un corridore su cui fare affidamento. Dopo 3 stagioni tra Bahrain, Vini Zabù  e Bardiani, l’atleta bresciano è approdato alla Biesse Carrera, la squadra di  patron Bruno Bindoni, del presidente onorario Gabriele Scalmana e del presidente Roberto Bicelli che l’hanno accolto a braccia aperte puntando su di lui e sul suo rilancio. Da inizio anno Andrea ha accumulato solo pochi giorni di corsa con qualche gara italiana, ma ha già dimostrato che i mesi invernali di lavoro stanno dando i suoi frutti. Dopo un’ottima top ten al Memorial Alfredo, il bresciano si è distinto alla Settimana Internazionale Coppi e Bartali, spesso in fuga, ogni giorno all’attacco, tanto lavoro che gli è valso la maglia di miglior scalatore. Un bel traguardo che gli dà morale in vista dei prossimi appuntamenti.


Come sta andando la tua esperienza Biesse Carrera?
«È come sentirsi a casa, dopo tutto non sono troppo lontano da dove abito. Patron Bindoni e tutti i suoi collaboratori mi hanno fatto un regalo enorme, hanno creduto in me e mi stanno dando la possibilità di riscattarmi dopo le mie stagioni sfortunate, li ringrazio tantissimo. La Biesse Carreraè una grande famiglia nella quale tutti siamo leali con gli altri, mi danno molto spazio e mi rendono partecipe delle scelte, sono un po’ il jolly della compagnia, ma una grande responsabilità: fare anche un po’ da chioccia ai giovani che stanno crescendo».


Come ti trovi in questo ruolo?
«È bello e stimolante, per me è qualcosa di nuovo. In realtà tra me e gli altri ragazzi non ci sono così tanti anni di differenza, chiacchieriamo e ridiamo insieme, ma vengono spesso da me per qualche consiglio. Molti miei compagni, dopo le prime gare, erano un po’ demoralizzati, non avevano mai corso con squadre WorldTour e facevano fatica a tenere le ruote del gruppo: ho detto loro di non abbattersi, che non si nasce campioni, ma che per crescere bisogna prima bisogna sempre prendere qualche mazzata. Cerco sempre di motivarli ed evitare che commettano errori che ho fatto in passato: in corsa provo a dare qualche consiglio, magari su come muoversi, provo a guidarli».

Hai il patentino di allenatore di terzo livello, questo potrebbe essere un antipasto per il tuo futuro…
«Sinceramente non ci ho ancora pensato, ma ammetto che è una soluzione che mi piace molto. Nella Biesse Carrera mi piace aiutare i corridori più giovani di me e penso che sarà anche un modo per capire se potrà essere una delle mie strade».

Siamo ormai nel pieno della stagione, come è la tua condizione?
«Ho corso davvero poco: purtroppo essendo in una Continental non abbiamo molto spazio. Nonostante i pochi giorni di gara, alla Per Sempre Alfredo ho raggiunto un ottavo posto che per me rappresenta un ottimo risultato, me la vedevo con corridori che avevano molte corse nelle gambe mentre io avevo solo il Laigueglia, è stato un bel segnale. Sono davvero soddisfatto perché ho avuto un’ottima preparazione, il tempo è stato anche dalla mia, mi sono potuto allenare praticamente sempre. Correndo poco è difficile fare previsioni, ogni gara è un terno al lotto per capire le mie reali condizioni, sto pedalando molto di testa, c’è tanta voglia di rivalsa e spero di rimanere concentrato e poter dimostrare quanto valgo».

Alla Settimana Internazionale Coppi e Bartali ti sei distinto per numerosi attacchi e per la vittoria della classifica scalatori. Era questo il tuo obiettivo sin dall’inizio?
«Mi sono presentato al via della Coppi e Bartali con l’obiettivo primario di mettermi in mostra, la mia squadra aveva ricevuto l’invito ed era fondamentale ripagare la fiducia degli organizzatori. Dopo le prime giornate non particolarmente difficili, ho provato ad attaccare nella tappa di San Marino; in fuga c’era un gruppo numeroso e sono riuscito ad accumulare un bel bottino di punti che mi ha portato la maglia, è stato un bel regalo inaspettato. Poi a Montecatini sono andato all’attacco per mantenere il primato e ho centrato l'obiettivo: è stata una bella soddisfazione che ripaga la squadra della fiducia che hanno riposto in me proprio quando in pochi ci credevano. Devo ammetterlo, l’immagine finale con me in maglia di miglior scalatore in mezzo ai tre talenti della Ineos è tanta roba».

Tra le due tappe che ti hanno visto protagonista quale è stata la più difficile da gestire?
«Sicuramente quella di San Marino, a livello altimetrico era la più impegnativa e nel gruppo di stata c’era veramente grande qualità. Mattia Cattaneo aveva un’ottima gamba ed era praticamente scatenato, in discesa si è lanciato in un attacco solitario e sembrava imprendibile, poi andando in salita a ritmo regolare sono riuscito a recuperare circa un minuto e a riportarmi su di lui. Ho avuto un bel segnale della mia condizione. Il giorno successivo a Montecatini è stato relativamente più semplice come percorso, ma non come condotta di gara, siamo andati veramente a tutta e per un momento abbiamo pensato di dare scacco al gruppo, peccato non esserci riusciti».

Quel giorno avevi a che fare anche con uno scatenato Mathieu Van Der POel….
«Mathieu è veramente incredibile e correrci accanto è pazzesco. Alla Coppi e Bartali era scatenato, ogni tappa era l’occasione per attaccare, scattava, sprintava, provava a tenere in salita, un campione vero. A Montecatini correva come un matto, mi hanno detto che è uscito dal gruppo ad una velocità folle, poi si è riportato su di noi, andava talmente forte che non riuscivamo a dargli un cambio, in pianura spingeva tantissimo e non era nemmeno facile stargli a ruota, pedalava con una facilità impressionante».

Praticamente stava facendo le prove generali per le classiche…
«Direi proprio di sì. Anche lui aveva pochissime corse nelle gambe e così ha sfruttato ogni occasione a sua disposizione per testare la sua preparazione, ha vinto ina sola tappa ma avrebbero poturo anche essere di più. Già in quei giorni aveva una forma incredibile e poi si è confermata nelle grandi corse del nord come il Fiandre».

Quali saranno le prossime corse in cui ti vedremo?
«A metà del mese sarò al via al Giro di Sicilia, un’altra ghiotta occasione per provare a mettermi in mostra. Lì l’obiettivo sarà supportare la squadra ma anche andare all’attacco, farmi vedere, capire fino a dove posso arrivare».

Anche lì c’è in palio una maglia di miglior scalatore…
«Riuscire a vincere sarebbe un traguardo pazzesco, il terreno per riuscirci c’è e bisogna vedere se la condizione sarà dalla mia. Un altro fattore importante sono le grandi squadre, alcune sicuramente cercheranno di tenere chiusa la corsa, in primis Caruso e Nibali che da buon siciliani cercheranno di lasciare il segno sulle strade di casa. So di avere poche occasioni, ma cercherò di sfruttarle tutte al meglio».

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