GIRO U23. ZAPPI: UN AMORE TARGATO UK, ANZI DUE

STORIA | 11/06/2018 | 07:33
Una vita fa Flavio Zappi, quattro anni da professionista dal 1981 all’85, ha lasciato l’Italia per amore. 32 anni fa, conclusa la carriera da corridore ha seguito la bella Jayne in Inghilterra e si è dedicato a tutto fuorché alle biciclette. Ha gestito dei ristoranti e degli alberghi, ha lanciato una catena di bar. Finché un giorno di 7 anni fa, tornato a Cassano Magnago per il funerale del padre, ha ritrovato alcuni vecchi compagni di squadra che gli hanno fatto riaccendere la miccia della passione per le due ruote.

«Ho appeso la bici al chiodo a 25 anni, di botto. Ho avuto alcune delusioni, comprese alcune legate al doping, con cui non volevo avere nulla a che fare. Per 15 anni mi sono dimenticato il ciclismo. Tornato in Italia, quando è mancato mio padre, ho rivisto alcuni ex compagni, erano tutti ancora in forma, mentre io avevo messo su una bella pancia, fumavo… così sono rimontato in sella e mi sono dato una “regolata”. Ai soldi ho preferito la qualità della vita. A Oxford, dove avevo un bar, ho aperto un cycling club a cui si sono iscritti tanti ragazzi e ragazze. Per un periodo, quattro anni fa, avevo allievi, juniores, dilettanti, maschi e femmine, oltre a soci di tutte le età che correvano in giro per la Gran Bretagna. Man mano ho scelto di ridurre il numero di persone da seguire per dedicarmi esclusivamente a un team di Under 23» ci racconta con uno spiccato accento inglese.

«Il mio compito è insegnare ai ragazzi a vivere da atleti professionisti, dalle radici. Insegno loro a prendersi cura della propria bici, a cucinare, a tenere in ordine le camere e il furgone che usiamo per andare alle corse. Insomma, a tenere i piedi per terra. Quando iniziano ad arrivare i risultati non voglio che si montino la testa. Durante l’anno qualcuno si rende conto che questo non è il mestiere che fa per lui, a qualcuno lo dico chiaramente io: “è meglio che ti concentri sullo studio, la bici continua a utilizzarla per divertirti”. Questa vita non è per tutti e per loro prevedo una full immersion di almeno una-due stagioni. Gli dedico il massimo dell’impegno e dei mezzi tra allenamenti, alimentazione, bici (Colnago, ndr) e componenti. L’idea è di portarli al professionismo» continua nel racconto sulle strade del Giro d’Italia Under 23, dove è accompagnato dal figlio Samuel, frutto di quell'amore che l'ha portato a cambiare paese una vita fa, e da un piccolo gruppo di amici-collaboratori.

«Faccio quasi tutto da solo, ma in occasione delle corse a tappe più impegnative Samuel parte da Londra per darmi una mano così come Alan, che di mestiere faceva il poliziotto e ora è il meccanico della squadra e suo figlio, massaggiatore. La Zappi Racing Team è una squadra a conduzione familiare, ma nel suo piccolo ha lanciato tanti bei corridori: Dan Pearson, ora alla Aqua Blue Sport, James Knox della Quick Step Floors e altri 5-6 che sono stati ingaggiati da team Professional e Continental. Il Team Wiggins negli anni mi ha “fregato” tre juniores forti, come Mark Donovan, che è qui al Giro e farà molto bene perché ha talento. Quest’anno dei “miei” confido molto in Paul Double. Lavorare con i giovani mi entusiasma, mi ricorda gli anni più belli della mia avventura da ciclista, quelli nelle categorie minori. Il professionismo, dai miei tempi, è cambiato e migliorato moltissimo. Non ho dubbi. In Inghilterra il ciclismo è uno sport nuovo, c’è molta attività ma poco per i più giovani che devono imparare le basi di una professione esigente. Hanno il Team Sky o il nulla, intendo che c’è l’eccellenza così come ragazzi che per allenarsi si informano via internet e non hanno una guida». Per fortuna loro, tanti ora l’hanno trovata in Flavio Zappi.

da Mornico al Serio, Giulia De Maio
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