GIRO. LA DISCESA DELLO STELVIO IN MEZZO AGLI AMATORI...

PROFESSIONISTI | 24/05/2017 | 13:17
«La differenza tra Giro e Tour? In Francia gli spettatori aspettano il passsaggio di tutti i corridori, in Italia si deve affrontare la discesa insieme agli spettatori»: il tweet postato a tarda sera da Cesare Benedetti, corridore trentino della Bora Hansgrohe, alza il velo su un problema che si è verificato ieri nella parte finale di gara sulle rampe dello Stelvio e che avrebbe potuto avere anche conseguenze gravi.

Per capire nel dettaglio quel che è successo, vi proponiamo un articolo del collega Nando Sanvito, noto volto del giornalismo televisivo di casa Mediaset e attento osservatore delle cose di sport, pubblicato da Ilsussidiario.net.

Tanto di cappello agli organizzatori del Giro per aver disegnato la splendida tappa di ieri, esaltata dall’impresa di un italiano e dalla cornice di pubblico, in questo caso aiutata da favorevoli e straordinarie condizioni meteo. Ma siccome non si finisce mai di imparare, sarà bene che i grandi capi della corsa rosa si annotino qualche rilievo critico. Nella discesa dallo Stelvio, dopo la tredicesima posizione di Dumoulin, gli intervalli di passaggio del resto del gruppo hanno cominciato a distanziarsi: 3-5 anche 7 minuti. In questo contesto le migliaia di cicloamatori saliti sui tornanti dello Stelvio, man mano hanno cominciato - a gruppi sempre più numerosi - a scendere in picchiata verso Bormio, col risultato che i 156 professionisti arrivati dopo Dumoulin a un certo punto si son trovati in traiettoria nugoli di turisti in sella, bambini compresi. Solo gli attardati oltre la mezz’ora da Dumoulin e con la fortuna di essere aggregati in folti gruppi hanno avuto una scorta motociclistica e dunque si sono tra virgolette salvati, ma gli altri, almeno una quarantina di professionisti che occupano la parte di classifica a ridosso della top ten e che scendevano isolati o al massimo in 3-4, si sono trovati nel marasma, costretti a frenare e schivare, e con scene anche plateali di disappunto nei confronti degli imbucati abusivi. 


Personalmente ho assistito in questo senso a una scena con protagonisti gli austriaci Konrad e Muhlberger, tra l’altro arrivati nei primi 20 della tappa e non certo nelle retrovie. Non si tratta solo di salvaguardare pari opportunità a chi è in competizione, in gioco c’è il tema della sicurezza. Immaginatevi anche solo la vecchia e stretta galleria (a circa -7 km dal traguardo) in cui ci sono infiltrazioni d’acqua e si creano pozzanghere. Per fortuna a un certo punto della gara ieri dopo il passaggio dei primi 20-30 corridori provvidenzialmente è stata segnalata da un motociclista addetto alla assistenza, ma se un incauto cicloamatore fosse caduto lì gli sarebbero finiti addosso senza poterlo schivare. Ringraziamo Dio che non sia successo nulla di grave proprio sul tema sicurezza. Queste situazioni spiacevoli non sono affatto rare nel ciclismo: qualche anno fa mi è capitato di vederle anche sul Ghisallo a un Giro di Lombardia, ma era la gara di un giorno.


In conclusione: è chiaro che, quando si propone  un doppio passaggio dello stesso valico sia in senso ascensionale che di discesa, il pubblico in bici vada  disciplinato, tanto più se si disegna una tappa così dura che il passaggio del gruppo finisce per avvenire come ieri in uno spazio di tempo di 52 minuti. Se non si può immaginare che ci sia una moto davanti ad ogni ciclista o che si proibisca l’uso delle bici, qualcosa va comunque fatto.

Nando Sanvito
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COMMENTI
24 maggio 2017 13:35 Tarango
Verissimo. Però smettiamola (non parlo a Sanvito ma a Cesare Benedetti) di tirare in ballo la differenza tra Giro e Tour. Al Tour può succedere anche che un'auto dell'organizzazione faccia volare un ciclista nel filo spinato; che un pullmann si incastri sotto lo striscione di arrivo; che l'arco dell'ultimo km frani sui ciclisti. Gli inconvenienti ci sono, giusto segnalarli per evitare che episodi del genere si ripetano in futuro. Però basta con l'erba del vicino. Saluti.

Concordo assolutamente con Tarango
24 maggio 2017 14:29 teos
con l\'intervento di Tarango. Osservazioni sacrosante quelle di Sanvito, giornalista sempre molto bravo a spulciare per bene i fatti di cui si occupa (ricordo ancora il suo magistrale intervento a Studio Sport sul caso Schwazer, uno dei migliori pezzi di giornalismo sportivo che mi sia capitato di vedere negli ultimi anni in TV), però basta incensare sempre i francesi che negli ultimi anni ne hanno fatte di cotte e di crude sul fronte sicurezza. A Ce\', ma te sei scordato dei chiodi, dell\'auto che sperona sul filo spinato, della moto che se ferma per colpa de no spettatore davanti a Porte, Froome e Mollema in una delle scene più fantozziane del ciclismo moderno.. Lasciamolo do sta il Tour, che conviene ai francesi..

Benedetti
24 maggio 2017 14:52 bertu
Benedetti fa un\'osservazione sacrosanta . Ho assistito a diverse tappe di montagna del Tour e vi assicuro che nessuno spettatore si muove prima del passaggio del Fine Corsa, e non perché là siano più disciplinati (o forse anche per quello. chissà) ma perché i poliziotti, schierati in gran numero non fanno partire nessuno. Passato il Fine Corsa c\'è il via libera per pedoni e ciclisti e solo quando questi sono defluiti possono prendere la strada i mezzi a motore. Le magagne elencate da chi mi ha preceduto sono gravi, ma imputabili esclusivamente all\'organizzazione (ASO), quelle di ieri e di molte altre tappe o corse ciclistiche italiane (es. Milano-Torino) sono ascrivibili alle forze dell\'ordine che sono presenti per questioni di ordine pubblico e non fanno o non riescono a fare ciò che viene loro richiesto. In conclusione la Rcs nei giorni di gara non è certo peggio della Aso, anzi, la nostra polizia invece ha molto da imparare dai colleghi francesi per quanto riguarda la gestione di questo tipo di eventi.
Alberto Vico

Benedetti ...
24 maggio 2017 19:59 IngZanatta
Quanto mi e\' antipatico questo Benedetti, appena puo\' parlare male dell\'Italia non si fa scappare l\'occasione. In un\'altra intervista affermava di sentirsi piu\' tedesco che italiano e di essere favorevole all\'indipendenza del Trentino Alto Adige.

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