ABC di COSTA. CICCONE SI METTE IN TESTA... DI VINCERE?
GIRO D'ITALIA | 13/05/2017 | 18:16 di Angelo Costa -
C come clandestini. Nel senso di ospiti che sbucano al Giro quasi all’insaputa del seguito. Non è una moda di quest’anno, ma una tradizione: politici, piloti di F1, cantanti e scrittori spuntano regolarmente senza essere annunciati. Quest’anno, a dare il via ad un’edizione speciale, c’era persino un rappresentante del governo: che ad Alghero sarebbe venuto il ministro Luca Lotti si è saputo quando è stato visto abbassare la bandierina dello starter. In Calabria è comparso Christian Proudhomme, nientemeno che il numero uno del Tour de France: visita di cortesia, per onorare il Giro 100, visita passata inosservata agli occhi della stampa. E ancora: in Puglia è arrivato Patrick Dempsey, divo di Hollywood portato qui da uno sponsor: nemmeno lui ha goduto di un annuncio, se non quello del giornale che organizza la corsa. Vista l’aria che tira, sembra che vip e starlette, attesi da qui a Milano, non vengano solo perché attirati dal prestigio della corsa: hanno saputo che, se vogliono godere di una sicura privacy, non c’è miglior posto in Giro.
C come Ciccone. Nel senso di Giulio, giovane scalatore della Bardiani Csf, vincitore un anno fa della tappa di Sestola. Al via di Molfetta, si presenta con una piccola telecamera della Garmin sul casco e filma le immagini della partenza: i colleghi al foglio firma, il pubblico sotto il palco, lo speaker che lo annuncia. In pratica, è il Giro visto dalla testa di un partecipante. Adesso la squadra si augura che Ciccone si metta in testa un’altra cosa: vincere una tappa.
G come gente. Nel senso di pubblico che abbraccia il Giro d’Italia numero 100. In certe località, lo soffoca: a Molfetta, sul circuito cittadino che ha aperto l’ottava tappa, si sono contate tantissime presenze. Roba da far invidia ad altri sport: per mettere insieme un pubblico così, il basket di serie A ha impiegato l’intera stagione regolare.
M come marchi. Nel senso di logo dello sponsor. Una volta popolarissimi sul palco della Rai, da qualche anno in qua non hanno più cittadinanza. Un’inversione di tendenza diventata ovviamente paradosso: ex campioni del mondo come Bettini, Moser, Fondriest e Ballan, che qui portano in Giro i clienti della Mediolanum, non possono esser invitati perché esibiscono un marchio e poco importa che sia quello di uno dei principali sponsor della corsa. Poi succede che arriva al Giro un attorone come Dempsey, tappezzato di scritte come un uomo sandwich, e gli stendono il tappeto rosso in diretta. Oppure che spunti Ivan Basso in divisa da rappresentanza e venga convocato subito al Processo. A questo punto Bettini e compagnia cominciano a porsi una domanda: che l’errore sia stato vincere il mondiale?
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