STORIA | 14/03/2017 | 07:25 Pedalare inseguendo un amico, un rivale, un amico rivale o un rivale amico, e non è la stessa cosa, il fuggitivo, davanti, o il gruppo, dietro, o il gruppetto, cercando di rimanere entro il tempo massimo.
Pedalare inseguendo i sogni, almeno uno, uno solo, un sogno, e allora il sogno è già diventato idea e progetto, viaggio e scoperta, partenza e arrivo, traguardo e meta, il sogno è già metà della meta.
Pedalare inseguendo la forma, ma anche il contenuto, lo stile, la condizione, la condizione di disoccupato, pensionato, evaso, libero, la sensazione di libertà, che è una condizione almeno temporanea di libertà, libertà condizionata.
E pedalare inseguendo il sole, da est a ovest, da oriente a occidente, dall’alba al tramonto, dall’Adriatico al Tirreno, da Cesenatico a Marina di Pisa, il giorno in cui – non a caso – il sole resiste più a lungo, il solstizio d’estate.
Domenica 17 giugno: “Chase the sun”, insegui il sole: 274 chilometri, da soli o a squadre di tre, senza gara e senza competizione, senza lotte e senza sfide, se non quelle con se stessi, più un accompagnarsi che un fronteggiarsi, più uno spingersi, un farsi forza, un darsi coraggio, uno stringere i denti.
L’illuminazione originale spetta a tre inglesi, anno 2008: quanti chilometri avrebbero fatto pedalando in un solo giorno. Poi tutto quel pedalare è sconfinato in un significato più filosofico, in uno spirito più avventuroso. L’iniziativa italiana è del Turbolento Bike&Run Club di Milano, e del suo turbolento presidente Paolo Tagliacarne, che unisce il chilometraggio (274 km) alle emozioni, il dislivello (3400 metri) ai sentimenti, le ore di luce (16) agli anni di vita - emozioni, sentimenti e anni di vita non sono quantificabili in partenza - che si recuperano nel piacere, nella fatica, nel piacere della fatica, e nel ricordo, nella memoria, nell’impresa.
Pedalare inseguendo l’energia solare. Sperando che il sole non si spenga.
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