Chissà se, con una volata lanciata da più lontano, l’esito della Coppa Agostoni 2026 sarebbe stato diverso per Andrea Raccagni Noviero. È questo l’unico rimpianto che il giovane ligure della Soudal Quick-Step ha lasciato trapelare dopo la conclusione della classica brianzola conclusa al terzo posto dietro a Paul Lapeira e al campione del Mondo Brandon McNulty, un piazzamento che, seppur non assimilabili a quelle di una vittoria, gli ha comunque lasciato sensazioni positive.
“Credo che, come prestazione, sia in linea con quello ho dimostrato finora in questa stagione” ha dichiarato in conferenza stampa il ventiduenne di Chiavari. “Non è stato facile gestire le due settimane dopo il Lussemburgo, dove ero andato a gareggiare con il jet lag della trasferta in Canada, ma io ho comunque continuato ad allenarmi, cercando di gestire ogni cosa al meglio. Al Giro dell’Emilia ad esempio, sapendo che il percorso non era adattissimo a me, ho corso un po' con il freno a mani tirato per poter puntare tutto su oggi (ieri, ndr) e sulla Tre Valli Varesine. Alla fine, ne è venuto fuori un buon risultato che non mi soddisfa al 100%, perché la vittoria era vicina, ma che, in ogni caso, conferma la mia crescita” ha proseguito Raccagni Noviero, sicuro anche di cosa gli sia mancato ieri e ancora gli manchi per sbloccare la casella delle vittorie da pro’.
“Certamente un po' di consapevolezza e un po' più di coraggio. Oggi, ad esempio, non ho sentito di avere piena confidenza nei miei mezzi e nel finale, a posteriori, posso dire che c’è stato un attimo in cui sarei dovuto provare a partire ma ho esitato”.
Nonostante ciò, il classe 2004 ha portato a casa un risultato più che dignitoso ribadendo i piccoli ma continui passi in avanti compiuti nel corso delle ultime due stagioni dove non sono mancate sfide e difficoltà a cui venire a capo.
“Ho fatto un po’ fatica nei primissimi mesi della scorsa stagione” ha rivelato il campione italiano a cronometro tra gli Under 23 nel 2024. “Poi, confrontandomi con la squadra, abbiamo modificato qualcosa nella preparazione, nell'approccio e negli allenamenti e, circa dalla metà dell'anno scorso, ho cominciato a raccogliere qualcosa di più. Sicuramente non mi aspettavo di osservare questa parabola, però sono contento e spero di poter puntare ancora un po' più in alto. Cos’è cambiato rispetto alle gare che facevo con gli Under 23? Forse la differenza più grande è costituita dalla vita di tutti i giorni, da come uno gestisce e vive gli allenamenti, l'alimentazione, il recupero dei viaggi e tutto ciò che è esterno alla gara”.
Scuola di vita, in questo senso, sono sicuramente per un corridore professionista anche i Grandi Giri, palcoscenici che Raccagni Noviero ha avuto modo di calcare per la prima volta quest’anno disputando da debuttante un Giro d’Italia che, oltre a due nove posti di tappa (suoi migliori risultati), ha presentato a lui e alla squadra nuove questioni su cui riflettere.
“Al Giro ho avuto i numeri più o meno gli stessi numeri di oggi, ma lì ero un po' più pesante in quanto non sono riuscito ad arrivare al via con il mio peso più basso. Detto questo, alla Corsa Rosa c’è stata poi un’altra criticità legata all’alimentazione perché nel corso della prima settimana mi sono sentito sempre molto pesante a inizio tappa e questo mi ha impedito di tentare la fuga come volevo. Su questo piano, devo capire cosa cambiare i prossimi anni perché in futuro ciò a cui potrò mettere nel mirino nei Grandi Giri saranno proprio le azioni da lontano.
Oltre a queste però Raccagni Noviero ha già inquadrato la tipologia di gare dove in futuro potrebbe essere competitivo e provare a togliersi soddisfazioni importanti.
“Parlando in termini più generali, credo che le corse a tappe di cinque giorni o di una settimana, dove potrei cercare di fare classifica, mi si addicano al pari forse di gare come l'Amstel Gold Race che, ad esempio, ho fatto quest'anno e mi è piaciuta molto. Ritengo però di non avere ancora il livello necessario per puntare questo obiettivo per cui, corse come Il Lombardia che disputerò sabato, serviranno per fare esperienza, tastare meglio il terreno e capire se potrò provare a far bene in questo tipo di contesti nei prossimi anni” ha chiosato con grande onestà il miglior giovane dell’ultimo Santos Tour Down Under.
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