“Trentino Trentuno”. Il nome è già iconico di suo, ma in mezzo al gioco di parole c’è un mondo che andrà pian piano scoprendosi nei prossimi mesi e anni. Intanto ieri sera, nello splendido Teatro Sociale di Trento, è stato messo un primo mattoncino a quello che sarà il Super Mondiale italiano e trentino del 2031. “Super” perché coinvolgerà e assegnerà le maglie iridate di tutte le discipline del ciclismo: strada, pista, MTB, gravel, paracycling, enduro, granfondo, ciclismo indoor, pump track, e-sports e polo Bike. Insomma, le Olimpiadi della bici in tutto e per tutto, per un totale di 20 discipline, 200 maglie iridate in palio, 202 Nazioni partecipanti e oltre 10 mila atleti coinvolti previsti. Sarà il terzo evento di questo tipo dopo Glasgow 2023 e l’Alta Savoia l’anno prossimo, nel 2027.
A Trento, per questo formale calcio d’inizio imbastito dalla collaborazione tra Sky Sport e la Gazzetta dello Sport durante il Festival dello Sport, c’erano le alte personalità politiche del ciclismo mondiale e non solo, e poi tanti che questo sport lo hanno reso grande a suon di colpi di pedale e di imprese. «Il Super Mondiale lo considero un po’ una mia creatura - ha detto il Presidente dell’UCI, David Lappartient -. Ancor prima di essere eletto sognavo di raggruppare in un solo Mondiale le discipline olimpiche della bici. Poi una volta in carica mi son detto “ma perché non le riuniamo proprio tutte?”. Per realizzare questo sogno c’erano però bisogno di partner di spessore, come il Trentino. Un Super Mondiale va fatto in aree con grande cultura e passione per la bicicletta, e qui c’è una tradizione incredibile, ad altissimo livello. Anche il fatto che sia una Regione Autonoma aiuta molto, perché burocraticamente è più semplice, e in mezzo ci sono meno persone che decidono».
Tra coloro che hanno dato il benestare e spinto per avere questo maxi-evento c’è sicuramente anche Maurizio Fugatti, presidente della Provincia autonoma di Trento: «Questo Mondiale nasce dalla capacità dei nostri territori di saper allestire eventi di alto rango. Siamo la provincia più sportiva d’Italia, basti pensare agli eventi delle Paralimpiadi che abbiamo recentemente ospitato, o le Olimpiadi giovanili che invece accoglieremo nel 2028. Sappiamo di prenderci una responsabilità enorme, non partiamo da zero, ma è sicuramente una cosa che non abbiamo mai fatto. Dovremo essere umili, responsabili e determinati».
In videoconferenza è intervenuto anche il Ministro dello Sport Andrea Abodi, che ha ribadito tutto il sostegno governativo al comitato organizzatore, toccando diversi temi sensibili quando si parla di bicicletta. «Personalmente sono entrato nel mio ultimo anno di mandato, nel 2031 sarò in Trentino ma sicuramente non con questo ruolo. Però voglio lasciare con questo progetto già ben avviato, mi piacerebbe contribuire a migliorare la ciclabilità territoriale, facendo crescere la consapevolezza sull’uso della bici e sulla bellezza di tutte le sue forme. Lavoriamo anche sul lato della sicurezza sulle strade, anche se rimango convinto che più che sul codice della strada, bisogna agire sul lato educativo delle persone. Dal punto di vista tecnico sono contento che il progetto del velodromo di Spresiano sia ormai ripartito. Come Ministero contribuiremo economicamente al Mondiale, così come abbiamo fatto con la Coppa Italia delle Regioni e con il Mondiale di MTB in Val di Sole. C’è tanto ciclismo nei nostri pensieri»
Infine, la parola del Presidente della FCI, Cordiano Dagnoni: «Ogni anno il CEO di Trentino Marketing, Maurizio Rossini, mi dice “se c’è qualche problema sul lato organizzativo di qualche evento, noi ci siamo per dare una mano”. Qui la qualità è altissima, le capacità non si discutono. Ricordo che il Super Mondiale di Glasgow era stato uno spettacolo unico, anche dal punto di vista dell’inclusività. Il prossimo anno andremo in Alta Savoia per studiare, ma qui in Trentino so già che siamo in buonissime mani».
Nella serata moderata da Sara Benci di Sky e Pier Bergonzi, vice-direttore della Gazzetta dello Sport, hanno fatto capolino sul palco anche tanti ex campioni del mondo. Dagli idoli di casa Francesco Moser e Maurizio Fondriest a Gianni Bugno e Alessandro Ballan, ultimo italiano iridato, passando per la due volte campionessa olimpica di MTB Paola Pezzo e Sonny Colbrelli, che non ha vinto un Mondiale ma un Europeo sì, per giunta proprio in centro a Trento. E poi c’era anche Bernard Hinault, testimonial del Super Mondiale francese dell’anno prossimo, che ha ricordato con piacere le sue sfide con Moser e gli italiani.
«I Mondiali me li ricordo tutti, quello che ho vinto ma anche quelli che ho perso - racconta Moser, campione del mondo a San Cristóbal, Venezuela, nel 1977 -. Era il secondo fuori dall’Europa, il primo era stato proprio a Montréal nel ’74 ed era pure più duro di quello che hanno fatto quest’anno. Certo che mi sarebbe piaciuto avere un Mondiale nel mio Trentino… nel 2031 avrò 80 anni, se ci sarò ancora me lo guarderò con gusto. Sono molto curioso di vedere che percorsi sceglieranno gli organizzatori».
Fondriest vinse il Mondiale di Ronse, nel 1988, in una volata divenuta celebre anche per lo scontro tra Steve Bauer e Claude Criquelion. Il corridore nativo di Cles aveva 23 anni ed è tuttora l’iridato italiano più giovane di sempre. «Quel Mondiale lo vinsi grazie alla sconfitta subita alla Sanremo - ha ricordato Fondriest -. Qualche mese prima avevo sottovalutato Fignon in volata, a Ronse feci tutto a dovere. Mi chiedono sempre se avrei vinto comunque la volata senza il contatto tra Bauer e Criquelion… non si può mai sapere, ma con quei due non ho mai perso uno sprint. Ora sono orgoglioso di vedere che ci sarà un Mondiale nel mio Trentino, che come rapporto tesserati-campioni penso non abbia eguali. Negli anni abbiamo dimostrato grandi capacità organizzative ed entro il 2031 sono sicuro che faremo scuola anche sul discorso delle bike lane e delle ciclabili. Faranno invidia all’Europa e potremo fare da traino a tutta Italia».
Paola Pezzo, dal canto suo, può sognare di vedere almeno uno dei suoi figli protagonisti a Trentino 31, visto che sia Kevin che Patrick saranno in una perfetta età di maturazione. «Entrambi si stanno concentrando sulla strada ora, e pensare che uno ha giocato per tanti anni a basket e l’altro a calcio (Patrick è stato portiere del Chievo, ndr). Patrick avrà 23 anni nel 2031… però bisogna essere Fondriest per vincere un Mondiale a quell’età» ha scherzato Paola.
Gianni Bugno è stato il primo italiano a vincerne due consecutivamente, nel 1991 a Stoccarda e nel 1992 a Benidorm.«Sono Mondiali molto legati alla figura di Alfredo Martini, che aveva la capacità di trasformare in un grande gruppo azzurro quelli che per tutto l’anno erano rivali. Nel ’92 arrivavo da una stagione un po’ complicata, ero super criticato dai giornalisti. Martini mi prese da parte, ci bevemmo un caffè, e mi disse “credo in te”. E vinsi il Mondiale».
L’ultima volta che abbiamo sentito risuonare l’inno di Mameli a un Mondiale élite è stata però grazie alla fucilata di Varese 2008 di Alessandro Ballan, arrivata dopo la doppietta di Paolo Bettini negli anni precedenti. Lì per lì era difficile immaginare che non l’avremo più vinto per almeno 18 anni: «Ti fa capire quanto in realtà sia difficile vincere quella gara. Eravamo abituati davvero troppo bene. Perché non l’abbiamo più vinto? Difficile dirlo con certezza, penso sia un insieme di fattori. Manca una grande squadra italiana, le squadre storiche giovanili chiudono i battenti. C’è tanto su cui lavorare, ma gli investimenti vanno senz’altro fatti sulle nuove generazioni».
Per come sono stati i percorsi dei Mondiali negli ultimi anni, viene da pensare che, forse, Sonny Colbrelli qualche soddisfazione, anche alla luce di ciò che aveva mostrato nel 2021, in azzurro ce l’avrebbe data. «L’Europeo di Trento è un ricordo indelebile. Nella Top 10 del Mondiale dell’altro giorno c’erano alcuni corridori che ero riuscito a battere più di qualche volta. Viene da chiedersi “chissà cosa avrei potuto fare in questi anni”. D’altronde era veramente nella piena maturazione fisica. Ma, come dico sempre, è forse meglio pensare a quanto sono fortunato a essere qui dopo quanto mi è successo (arresto cardiaco alla Volta a Catalunya 2022, con obbligo di installazione di un defibrillatore sottocutaneo, ndr)».
Dal punto di vista tecnico non è stato svelato molto di ciò che sarà il Super Mondiale del 2031, e la cosa non deve sorprendere visto che non si sa ancora quasi nulla del Mondiale del 2028. È stata mostrata una prima bozza del logo ufficiale, ma la sorpresa più apprezzata è stata sicuramente l’apparizione improvvisa di Tadej Pogačar.
Come svelato dal CEO di Trentino Marketing Maurizio Rossini, lo sloveno due volte campione del mondo sarà uno degli ambassador della rassegna iridata. E in videoconferenza ha salutato tutti, raccontando anche dell’emozione di vedere il suo amico Brandon McNulty in maglia arcobaleno. «Sto bene, miglioro ogni giorno. Mi sto godendo gli ultimi giorni di autunno qui in Slovenia, prima che cominci il vero freddo. Ovviamente ho parlato con Brandon, al Mondiale tifavo per più di qualcuno, compreso McNulty. È stata una gara bellissima, incredibile. Quando Brandon ha vinto ero troppo felice, non ci credevo, il giorno dopo l’ho chiamato subito».
E sul Mondiale 2031: «Avrò 33 anni, spero di esserci e spero di essere ancora forte. Ma di certo non sto ringiovanendo, chissà quanti avversari avrò che magari ancora non conosco. Ma se ci sarò, come sempre, darò battaglia con tutte le mie forze» ha concluso Pogačar.