“Sono felice e orgoglioso di avere l’opportunità di rappresentare i rifugiati da tutto il mondo”. Ieri pomeriggio, Amir Arsalan Amsari ha postato una foto della sua maglia con il numero di gara 184 che sta onorando al meglio. Si dirà, classica fuga della prim’ora, in effetti tra i 16 uomini a zonzo ci sono ciclisti per i quali la rassegna iridata è tradizionalmente un palcoscenico da sfruttare, al di là di un fatto: il cipriota Militiadis ed il panamense Jurado condividono l’azione con una maglia verde al Tour de France, Biniam Girmay che insieme al connazionale Mulubrhan ha decisamente il compito di tenere alto l’onore degli eritrei “Red Sea Camels”.
Amir la sua chance l’ha colta: ventisette anni, nativo di Mashhaad, in Iran, ha vestito i colori dell’Afghanistan fino al 2022 ma già nel 2015 è approdato da rifugiato in Svezia nel suo percorso forzato di migrazione. Ha ricostruito una quotidianità negata dalla violenza talebana, senza rinunciare a quella bicicletta che nel 2024 gli ha dato la soddisfazione di partecipare ai Giochi Olimpici di Parigi. Nel 2023 a Glasgow aveva per la prima volta vissuto una rassegna iridata, lui che in Svezia vanta anche un quarto posto ai campionati nazionali a cronometro del 2026.
Amsari sta vivendo il suo giorno speciale, perchè dopo oltre 100 km da fuggitivo, ai 47 orari, il primo passaggio sulla finish line assume i contorni della sfida resiliente premiata fin da ora.
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