MAS. «ABBIAMO UN SOLO OBIETTIVO, DIFENDERE LA MAGLIA. MA CHE SENSAZIONI BELLISSIME...»

VUELTA | 01/09/2026 | 08:22
di Francesca Monzone

Enric Mas non vuole ancora guardare al traguardo finale della Vuelta. Eppure, per la prima volta dopo tanti anni, il corridore della Movistar si presenta al giorno di riposo della Vuelta a España con la maglia rossa sulle spalle e con la consapevolezza di essere diventato l'uomo da battere. Il ritiro di Tadej Pogacar ha cambiato completamente gli equilibri della corsa, ma Mas non ha aspettato il passo falso dello sloveno per conquistare il ruolo di protagonista: nella nona tappa ha attaccato, ha resistito e ha vinto sulla salita di Aitana, liberando tutta la tensione accumulata negli ultimi anni.


Ora il maiorchino guida la classifica generale con 1'20" di vantaggio su Primoz Roglic, mentre alle sue spalle la battaglia è ancora apertissima. Richard Carapaz è quinto, Felix Gall continua a mostrarsi aggressivo e Oscar Onley resta tra gli uomini da tenere d'occhio. Ma è Roglic, quattro volte vincitore della Vuelta, il primo grande ostacolo sulla strada di Mas.


E proprio per questo, nel giorno di riposo, Enric ha scelto di non lasciarsi travolgere dall'entusiasmo. La maglia rossa è arrivata in un momento inatteso. Mas non era partito come il favorito numero uno e, soprattutto, aveva alle spalle mesi complicati. Adesso, però, tutto sembra essere cambiato.

«Sono cauto per natura, ho subito molte battute d'arresto nella mia carriera, ma queste sono forse le sensazioni più belle che abbia mai provato. Ero emozionato come un bambino la mattina quando ho indossato la maglia rossa. Ce la siamo meritata».

La vittoria di Aitana ha rappresentato molto più di un semplice successo di tappa. È stata una liberazione. Mas ha aspettato, ha osservato e poi ha scelto il momento giusto per accelerare, arrivando al traguardo davanti agli altri uomini di classifica. «Quella salita sembrava interminabile e poi sono riuscito a gestire molto bene lo sprint finale a livello mentale».

Una frase che racconta bene anche la nuova versione di Enric Mas. Meno tormentato, più sereno, consapevole delle proprie possibilità.
La maglia rossa cambia inevitabilmente le responsabilità, ma Mas e la Movistar non hanno intenzione di trasformare ogni tappa in una difesa ossessiva del primato.

«Domenica mattina, sul pullman, abbiamo parlato un po' di come dovevamo voltare pagina dopo tutto quello che è successo il giorno prima con le cadute. Ora tutto è cambiato e tocca a noi».

Ma questo non significa che la squadra spagnola sia pronta a controllare ogni chilometro.
«Ci sono molte tappe che non ci interessano vincere, e ci saranno molti corridori ad aiutarci nelle volate e persino nelle fughe. Semplicemente, manterremo la calma e cercheremo di restare uniti».

Una strategia necessaria anche perché la Vuelta è ancora lunghissima. Mas lo sa bene e non vuole commettere l'errore di pensare già al traguardo finale.

La rinascita di Mas è legata anche alla scelta della Movistar di modificare il suo calendario. Per anni il maiorchino ha alternato Tour de France e Vuelta, senza mai riuscire a trovare in Francia le sensazioni desiderate. Quest'anno la squadra ha deciso di puntare sul binomio Giro-Vuelta.

Eusebio Unzué non vuole attribuire tutto il merito a questa decisione, ma riconosce che il cambiamento aveva una logica precisa.
«Non sappiamo quanto la colpa sia del calendario. Abbiamo mantenuto il calendario degli anni precedenti, con il Tour e la Vuelta. Non ha mai ottenuto successi in Francia, e si sentiva persino a disagio, quindi abbiamo deciso di cambiarlo. Non ha fatto bene al Giro, ma ha gettato le basi per il suo ottimo risultato qui».

Il Giro d'Italia, infatti, non aveva restituito il Mas che la Movistar sperava di vedere. Ma secondo Unzué non si è trattato di un fallimento da imputare al corridore.

«Non si trattava di un voto insufficiente per condannarlo, ma piuttosto della consapevolezza che il suo corpo non si era ancora ripreso e non poteva esprimersi al meglio. Non poteva essere soddisfatto, ma non voleva criticare la sua condizione. Ora, alla Vuelta, è una prestazione molto buona o addirittura eccezionale».

Mas, però, non vuole trasformare questa Vuelta in una storia di redenzione. Non considera gli ultimi mesi un viaggio dall'inferno al paradiso e, soprattutto, non crede di aver cambiato radicalmente il proprio modo di lavorare.

«Sono stati momenti difficili, ma non i peggiori della mia vita professionale. È chiaro che ho attraversato periodi duri, ma ci sono cose ben più difficili di una brutta caduta o di certi problemi fisici. È stato difficile uscire da quella situazione e ritrovare la forma, ma oggi siamo felici di essere qui, nella forma in cui siamo, e di poter sorridere di nuovo alla Vuelta».

E ancora: «Non è cambiato nulla. Ho semplicemente continuato a fare quello che ho sempre fatto: allenarmi bene, prendermi cura di me stesso, cercare di fare tutto alla perfezione e godermi il percorso».

Nemmeno il duello con Pogacar sulla strada sterrata, quando Mas era riuscito a superare lo sloveno, viene considerato un momento di svolta. «Certo, ti dà fiducia, ma non cambia nulla. Enric è lo stesso di prima».

Al traguardo di Aitana Mas ha urlato con tutta la forza che aveva. Un'esultanza liberatoria, quasi rabbiosa, che racchiudeva anni di attese, critiche e risultati mancati. Il maiorchino ha spiegato anche da dove arriva quell'urlo.

«Quell'urlo viene dai ‘pinguini’ della squadra. I pinguini sono i giovani corridori, come li chiamiamo noi. Chente glielo ha dato al primo ritiro di allenamento che abbiamo fatto tre anni fa, quando si sono uniti alla squadra. Diciamo sempre che, dato che non vinciamo molto, quando vinciamo dobbiamo festeggiare alla grande. Nel mio caso, erano otto anni che non vincevo un grande giro e quattro anni dalla mia ultima vittoria. Quindi è stato un urlo di rabbia e di gioia».

La classifica racconta una Vuelta completamente diversa da quella immaginata alla partenza. Pogacar non c'è più e ora tutti guardano a Mas.
Enric Mas è primo con 1'20" su Primoz Roglic. Alle loro spalle la situazione è ancora molto aperta, con Felix Gall, Oscar Onley e Richard Carapaz pronti a sfruttare ogni momento di debolezza.

Roglic rappresenta il grande interrogativo. Lo sloveno è arrivato alla Vuelta con molti dubbi dopo l'incidente in allenamento che aveva messo in discussione la sua partecipazione. Ora è secondo e potrebbe essere proprio lui l'uomo più pericoloso per Mas nelle prossime settimane.
Carapaz, invece, è più indietro, ma ha già dimostrato di essere disposto ad attaccare. Gall corre in maniera aggressiva e Onley rappresenta una minaccia soprattutto sulle salite più esplosive.

Mas, però, non vuole fare pronostici. La domanda sul futuro è inevitabile. La risposta dello spagnolo è semplice.
«Abbiamo un solo obiettivo: mantenere la maglia». E per riuscirci serviranno soprattutto tranquillità e una squadra compatta.
«Credo che la mia tranquillità derivi dalla mia testa e dal rimanere con i piedi per terra. Penso di stare andando molto bene, la mia squadra sta andando molto bene, e questo mi dà tranquillità».

Anche Unzué preferisce non guardare troppo avanti. Le tappe decisive devono ancora essere studiate nel dettaglio.
«A dire il vero? Non ne ho idea. Non abbiamo ancora fatto la riunione. Ci sono alcune tappe che saranno chiaramente cruciali per la classifica generale, ma da ieri a oggi non ho avuto tempo per niente, non ho guardato niente».
Una prudenza che rispecchia perfettamente anche Mas. Perché la Vuelta è ancora lunga e la maglia rossa, da oggi, pesa molto più di prima.

«Suppongo che gli altri vorranno superarmi, e dovrò approfittare anche di queste situazioni. La corsa parlerà da sé. Per ora siamo noi i leader, e sta agli altri superarci».

Dopo anni trascorsi a inseguire una consacrazione che sembrava non arrivare mai, Enric Mas è finalmente al centro della Vuelta. La Spagna lo guarda con speranza, la Movistar è tornata a guidare un grande giro e il maiorchino, per una volta, non deve inseguire nessuno e adesso, sono gli altri a doverlo prendere.


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COMMENTI
Bello rivederlo felice
1 settembre 2026 09:26 Giovanni c
Dopo anni in cui sembrava emergere, per poi tornare un gradino sotto le aspettative, forse è la volta buona !

Bella sfida
1 settembre 2026 09:42 Angliru
Si preannunciano 2 settimane di belle tappe

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