VAN AERT. «SO COSA STA VIVENDO TADEJ, SPERO CHE TORNI PRESTO A PEDALARE SENZA DOLORE»

VUELTA | 30/08/2026 | 08:20
di Francesca Monzone

Ci sono momenti in cui la rivalità sportiva si ferma. Il risultato, la classifica, le vittorie e le ambizioni passano improvvisamente in secondo piano e rimane soltanto la preoccupazione per un collega, per un avversario che fino a pochi istanti prima pedalava accanto a te.


È quello che è accaduto al termine dell'ottava tappa della Vuelta a España, una giornata segnata dal drammatico ritiro di Tadej Pogacar. Il campione sloveno, caduto pesantemente nel corso della frazione, è stato costretto ad abbandonare la corsa, lasciando un vuoto enorme in un gruppo che aveva imparato a convivere con la sua presenza e con la sua capacità di trasformare ogni gara in uno spettacolo.


A vivere la caduta quasi dalla prima fila è stato Wout van Aert. Il belga, che proprio nella Vuelta del 2024 aveva conosciuto sulla propria pelle la frustrazione di un ritiro causato da un infortunio, ha immediatamente pensato al destino del campione sloveno.

«So cosa significa essere infortunati, spero che torni presto».

Parole queste che assumono un peso particolare perché pronunciate da un corridore che nella sua carriera ha dovuto più volte fermarsi, affrontare la riabilitazione e ricominciare da capo. Van Aert sa cosa significa vedere una stagione cambiare improvvisamente per una caduta. Sa cosa significa guardare gli altri correre mentre il proprio obiettivo diventa semplicemente tornare a stare bene.

La caduta di Pogacar ha coinvolto diversi corridori. Van Aert è riuscito a evitarla per pochissimo, ma ha visto da vicino quanto fosse violento l'impatto.

«È vero -  ha confermato il belga al termine della tappa - Tadej stava avanzando sulla sinistra. Penso che abbia perso il controllo del manubrio a causa di un'irregolarità a terra, dopodiché è finito nel gruppo e ha fatto una brutta capriola».

Sono immagini che rimangono impresse. Per chi corre in gruppo, una caduta del genere non è mai soltanto un incidente che coinvolge un altro corridore. Nel giro di pochi secondi può travolgere tutto ciò che incontra.

«Si vedeva subito che era una brutta caduta; anche due miei compagni di squadra sono finiti a terra - ha continuato Van Aert - In momenti come quello, per un attimo ti dimentichi di essere in gara».

È forse questo il lato più umano del ciclismo: per qualche secondo non esistono squadre, maglie, classifiche o rivalità. Esiste soltanto la paura che qualcuno si sia fatto male.

Le parole di Van Aert nei confronti di Pogacar non sono arrivate soltanto da un compagno di gruppo. Il belga parla anche attraverso la propria esperienza. La sua carriera è stata più volte interrotta dagli infortuni. Ogni volta, però, Van Aert è tornato a lavorare per recuperare la condizione e riconquistare il posto tra i migliori.

Anche del 2024 gli aveva lasciato una ferita difficile da dimenticare: una caduta lo aveva costretto a ritirarsi quando era protagonista assoluto della corsa. Una situazione che oggi gli permette di comprendere ancora meglio ciò che Pogacar sta vivendo.

Il fiammingo, attualmente in maglia verde, non ha però voluto trasformare la situazione dello sloveno in un argomento di discussione sportiva. «Non spetta a me fare delle previsioni». La domanda sui prossimi Mondiali, in programma il mese prossimo in Canada, era inevitabile. Pogacar era considerato uno dei grandi favoriti per la maglia iridata, ma dopo la caduta e il conseguente ritiro dalla Vuelta è impossibile sapere se riuscirà a recuperare in tempo.

Van Aert, però, ha preferito non fare supposizioni. «Non spetta a me trarre conclusioni sul suo infortunio. Spero che si riprenda presto e che possa tornare a correre senza dolore», ha dichiarato senza mezzi termini. Una risposta che va oltre la semplice diplomazia. Per Van Aert, prima di qualsiasi discorso sui Mondiali, vengono la salute e il recupero di Pogacar.

«So cosa significa essere infortunati. Credo che il resto della stagione sia l'ultimo dei suoi problemi; spero che torni presto». È difficile immaginare un messaggio più chiaro.

Pogacar aveva iniziato la Vuelta con l'ambizione di conquistare un altro grande giro e si era presentato in Spagna da grande favorito. La maglia rossa, le vittorie di tappa e il dominio mostrato nelle prime frazioni sembravano indicare una corsa destinata a diventare un'altra pagina della sua straordinaria carriera.

Poi è arrivata una caduta e in pochi secondi, tutto è cambiato. Ora si aspetta di conoscere le condizioni dello sloveno e soprattutto i tempi del suo recupero. I Mondiali possono aspettare. La stagione può aspettare. La classifica può aspettare.

È il messaggio che arriva dalle parole di Van Aert, un corridore che conosce bene il prezzo che può chiedere questo sport. Perché nel ciclismo, prima o poi, quasi tutti cadono. Ma ciò che conta davvero è riuscire a rialzarsi e  Van Aert, più di molti altri, sa cosa significa.


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COMMENTI
Van Aert
30 agosto 2026 10:48 FaustoEddy
Bravo esemplare Van Aert, sei un grande campione, nello sport e nella vita. Un grande esempio non scontato per tutti.

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