VOLLERING. «IL SOGNO NON E' QUESTA VITTORIA, MA... E' TUTTA QUESTA VITA!»

DONNE | 09/08/2026 | 20:10
di Francesca Monzone

Demi Vollering ha aspettato l'ultimo giorno per mettere il sigillo più importante. Ma quando è arrivato il momento decisivo, la campionessa olandese che corre per la FDJ United – SUEZ, non ha lasciato spazio a dubbi. È lei la vincitrice del Tour de France Femmes 2026. È lei a tagliare il traguardo di Nizza con la maglia gialla sulle spalle. E soprattutto è lei a scrivere una nuova pagina nella storia della corsa: la Vollering è la prima ciclista a conquistare per due volte il Tour de France Femmes.


Un successo costruito nelle montagne, difeso con la squadra e infine certificato con un'azione solitaria di 16 chilometri. L'ultima tappa non è stata una semplice passerella verso Nizza. Il duello con Kasia Niewiadoma ha trasformato la frazione conclusiva in una battaglia vera, intensa, piena di tattica e di tensione. E alla fine è stata Demi Vollering ad avere l'ultima parola.


La giornata era iniziata con tutti gli occhi puntati sul confronto tra la maglia gialla della FDJ United-SUEZ e la polacca della CANYON//SRAM, seconda in classifica e determinata a tentare fino all'ultimo di ribaltare il Tour. C'era anche un clima particolare intorno alla corsa. Le dichiarazioni di Niewiadoma dopo la tappa del giorno precedente avevano acceso una discussione sulle tattiche della squadra di Vollering e, in particolare, sul comportamento di Célia Gery. La francese era stata bersagliata sui social fino a ricevere addirittura minacce di morte. Nonostante tutto, si è presentata regolarmente alla partenza sulla Promenade des Anglais, pronta a svolgere il proprio lavoro per la leader.

Il Tour, però, non aveva ancora detto l'ultima parola.

La prima ad accendere la miccia è stata Mavi Garcia. L'obiettivo era mettere immediatamente pressione a Elisa Longo Borghini, quarta in classifica generale a tre minuti dalla maglia gialla. Il ritmo è diventato altissimo fin dai primi chilometri e Lorena Wiebes ha approfittato della situazione per mettere definitivamente al sicuro la maglia verde.

La squadra di Niewiadoma ha trasformato la tappa in una corsa a eliminazione, sfoltendo progressivamente il gruppo delle favorite. Célia Gery è stata costretta a staccarsi, lasciando Vollering con la sola Juliette Berthet in un gruppo di dodici atlete. La strategia era evidente: isolare la maglia gialla e provare a mettere Vollering sotto pressione.

A 45 chilometri dall'arrivo Isabella Holmgren ha lanciato il proprio attacco, guadagnando immediatamente terreno. La canadese ha costruito un margine importante, ma con l'avvicinarsi delle salite decisive il suo vantaggio ha iniziato a diminuire. Sulla penultima ascesa era sceso a un minuto. All'inizio dell'ultimo giro restavano appena trenta secondi. La corsa stava entrando nel suo momento decisivo.

È stata Antonia Niedermaier a fare il lavoro più importante per la CANYON//SRAM. La tedesca ha imposto un ritmo durissimo sull'ultima salita, portando Niewiadoma e Vollering a ridosso di Holmgren.

Per la polacca quello era il momento giusto per attaccare. Niewiadoma ha accelerato con decisione, cercando di liberarsi della rivale e di trasformare gli ultimi chilometri in una lunga rincorsa solitaria verso Nizza. Il suo attacco ha provocato una selezione, ma non è riuscito a fare la differenza che serviva.

La campionessa olandese ha risposto senza perdere la calma. Ha lasciato che fosse Niewiadoma a fare il ritmo, ha studiato la situazione e ha aspettato il momento giusto. Poi ha accelerato.

La prima accelerazione non è bastata per staccare la polacca. Niewiadoma ha resistito. Ma Vollering aveva ancora un'ultima carta da giocare. A circa 500 metri dalla cima del Col d'Èze è arrivato il colpo decisivo. Questa volta Niewiadoma non ha più avuto risposta. Vollering ha aperto il gas, ha guadagnato metri e si è lanciata verso Nizza da sola. Sedici chilometri di fuga solitaria, sedici chilometri per trasformare una maglia gialla ancora sotto pressione in una vittoria definitiva.

Sul traguardo, Vollering ha liberato tutta la tensione accumulata durante una giornata che valeva un'intera stagione.

«Pensavo a tante cose - ha raccontato dopo l'arrivo - Non avevo mai vinto una tappa con la maglia gialla prima d'ora. Pensavo alla mia squadra, a Célia, che ha avuto una notte davvero, davvero difficile. Pensavo a tutto il duro lavoro, alle persone che mi supportano e a chi ha preparato la bici alla perfezione per me».

Il secondo Tour de France non è soltanto un trofeo. È la conferma di una carriera ai vertici, di una ciclista che ha saputo rialzarsi, imparare dalle sconfitte e tornare a conquistare la corsa più importante del calendario.

«Le persone che ho intorno sono incredibili. Non è solo un sogno vincere qui, ma anche semplicemente vivere questa vita, con tutte queste persone intorno a me».

Nel finale c'è stato anche un momento di confronto con la sua diretta rivale. Vollering ha raccontato di aver parlato con Niewiadoma durante la corsa: «Le ho detto che andava bene che Elisa Longo Borghini rientrasse, per farla lavorare un po'. Dopodiché ho dovuto provare ad attaccare e andare in solitaria».

Non voleva semplicemente difendere il vantaggio. Voleva chiudere il Tour con una risposta sportiva dopo le polemiche del giorno precedente. «Volevamo dimostrare che non avevamo vinto qui per via di un incidente di ieri. Abbiamo vinto grazie a un Tour bellissimo, con umiltà e orgoglio».

Una frase che spiega perfettamente il significato di questo successo.

La vittoria assume ancora più valore pensando a quanto accaduto sul Mont Ventoux. Niewiadoma aveva conquistato la maglia gialla con una straordinaria azione solitaria e sembrava aver preso il controllo della corsa. Vollering, invece, era stata costretta a inseguire. Ma l’olandese non ha mai smesso di crederci. «Avevo dei dubbi dopo il Mont Ventoux? Certamente no. Ho solo rischiato un po' troppo. Ma questo è lo sport: a volte si vince e a volte si perde». E alla fine è stata lei a scegliere il momento perfetto per attaccare. Prima Niewiadoma sul Ventoux. Poi Vollering sul Col d'Èze. Due campionesse, due attacchi, due giornate che hanno deciso un Tour straordinario.

A Nizza, però, la storia appartiene a Demi Vollering. La campionessa olandese conquista il suo secondo Tour de France e diventa la prima ciclista nella storia della corsa a riuscirci. Un'impresa che la proietta ancora più in alto nell'albo d'oro e che arriva dopo un finale degno delle grandi corse: la maglia gialla sulle spalle, la strada davanti a sé e sedici chilometri in solitaria per mettere fine a ogni dubbio.

E mentre Nizza applaude la nuova regina della Grande Boucle, Vollering guarda già oltre. «Ho ancora dei sogni, sia in bici che fuori e voglio realizzarli».

Per ora, però, può godersi il più grande di tutti: essere tornata sul trono del Tour de France.


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COMMENTI
Non capisco
10 agosto 2026 09:46 PEDIVELLA
Non leggo altro che DV è la prima a vincere due Tour. Ma Jeanine Longo e Maria Canins che ne hanno vinti tre e due rispettivamente chi sono ? era o no il Tour anche per loro?

pedivella
10 agosto 2026 13:08 velocista_fuoritempomassimo
"Tour de France Femmes" di ASO esiste dal 2022, prima esistevano gare sotto vari altri nomi corrispondenti all'attuale Tour (Grande Boucle Féminine, Tour Cycliste, ecc.) quindi tecnicamente hanno ragione, storicamente però anch'io considero anche le gare precedenti (Grande Boucle addirittura a un certo punto aveva anche 14 tappe...) e quindi anche le vittorie di Luperini, Somarriba, Cooke ecc.

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