IL TOUR DE FRANCE, FANINI E GLI EFFETTI COLLATERALI DELLA GLOBALIZZAZIONE

STORIA | 07/08/2026 | 08:22
di Bibi Ajraghi

Se nella tua lunga storia ciclistica hai tesserato atleti provenienti da 44 nazioni diverse, è normale che quando si parla di globalizzazione delle due ruote il tuo nome ricorra più spesso di altri. 


Se poi all’ultimo Tour de France nazioni “fondatrici” come Francia, Italia e Spagna per la prima nella storia non vincono nemmeno una tappa, è normale che si parli di nuove frontiere ed il tuo nome rimbalzi qua e là.


Se poi sei un bravo venditore, e Ivano Fanini indiscutibilmente lo è, non perdi certo l’occasione di aprire alcune pagine di storia e collegare le imprese della Grande Boucle a quanti sono passati da Lucca e dal tuo team.

«Il fiore all’occhiello - spiega il dirigente toscano, storico patron di Amore&Vita - è il quinto posto finale di Lenny Martinez che impuntò da giovanissimo per la prima volta i pedali con la maglia Fanini (nella foto, Lenny con papà Miguel), vincendo le prime corse: suo padre Miguel, campione olimpico di MTB nel 2000 a Sydney e più volte iridato, ha corso nel 2008 e nel 2020 con Amore e Vita e Lenny è rimasto legato a noi e alla Toscana. Sono convinto che debba ancora esprimere il meglio delle sue doti e possa arrivare a cogliere risultati ancora più importanti».

Proseguiamo parlando di maglie...
«Mi ha entusiasmato anche Richard Carapaz, corridore che è stato lanciato da Juan Carlos Rosero, che ha corso con noi vincendo il Giro di Mendoza in Argentina nel 1987, primo straniero ad imporsi in quella competizione, ed è stato il primo ciclista ecuadoriano a correre in Europa. E oggi Carapaz è preparato da Michele Bartoli, campione che è cresciuto nelle formazioni giovanili targate Fanini».

Rammarico per la caduta di Vingegaard...
«Jonas è l’unico corridore che poteva tentare di impensierire Pogacar nell’ultima settimana, ma purtroppo una caduta lo ha messo fuori causa. Più volte ho ricordato che a scoprirlo è stato il mio ex corridore Brian Pedersen, è stato con me nel biennio1990-91, che lo ha guidato dal 2016 al 2019. Del resto, il mio rapporto con il ciclismo danese si basa su radici lontanissime, praticamente possiamo dire che il movimento di quella nazione è nato e si è sviluppato a Lunata, nella sede di Amore&Vita».

Pur senza arrivare ad un rapporto storicamente importante come quello con il ciclismo danese, Fanini al Tour ha seguito con occhio attento anche la NSN Cycling Team guidata dal general manager finlandese Kiell Carlstrom, passato professionista con Amore e Vita nel 2002 correndovi con successo per un triennio. Nello staff tecnico del team svizzero ci sono anche Alex Cataford, ex ciclista pure lui di con Amore e Vita nel 2014 e Francesco Frassi diesse per diversi anni del Team Fanini. 
«Sono soddisfatto ed avrò sempre buoni ricordi nell'aver sviluppato il ciclismo in diverse nazioni. Fra tutte la Danimarca è quella che maggiormente ho rappresentato con le mie squadre - frutto dell’amicizia storica che mi lega a Ole Ritter - e mi fa piacere notare che oggi ha raggiunto i vertici mondiali grazie ad una generazione di atleti di altissimo livello. Ripensando al podio del Tour, ricordo di aver tesserato anche lo sloveno Valter Bonca nel 1992-93 e i messicani Alvarez (2002), Colex (2010-2011) e Martins (2012-2017), ma in questi casi non si può certo parlare di scuola... Certo, mi manca il Belgio di Evenepoel, ma quello è un altro pianeta. Io sono contento di essere andato con le mie squadre alla scoperta del mondo...».


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