PIEDE A TERRA. L'ASSASSINO DI ADELE

SOCIETA' | 22/06/2026 | 08:45
di Marco Scarponi

Quanti morti ancora ci vorranno per cambiare per sempre il nostro modo di stare in strada? Quanti morti ancora ci vorranno affinché qualcuno la smetta di far finta di fare sicurezza stradale in questo paese e si dia il via a un percorso vero, serio, che riguardi più aspetti della vita delle persone, ma con un unico fine: la strada come bene comune, come luogo in cui ognuno di noi è custode dell'altro, soprattutto il più grosso del più fragile? Quanti giovani morti ancora dobbiamo piangere? 


Cosa c'è di più importante sulla strada della vita dei nostri giovani? Perché non siamo in grado di proteggerli? Perché li uccidiamo? Chi siamo veramente quando ci muoviamo sulla strada? Siamo umani? Perché non parliamo chiaramente? Perché non diciamo come stanno le cose? Perché guardiamo il dito e non la luna? Quale interesse sulla strada è più grande della vita di una persona? 


Della vita di una ragazza di 14 anni?

Perché non vogliamo nemmeno scriverlo chiaramente quello che avviene? Perché non siamo tutti d'accordo? Perché puntiamo il dito contro le vittime? Perché odiamo una persona semplicemente perché si sposta su una bicicletta? Perché odiamo una persona semplicemente perché ci rallenta? Perché non abbiamo empatia verso l'altro sulla strada? Perché non cambiamo di fronte a tragedie immense? Perché ci ostiniamo a non andare, con tutte le risorse possibili, al centro del problema e non facciamo di tutto per risolverlo? Perché facciamo così fatica a dircelo che non facciamo veramente di tutto? Perché facciamo finta di non sapere quale sia il problema? Di quante altre morti abbiamo bisogno per gettare la maschera una volta per sempre e dichiararci uniti? Quanti anni ancora? Quante Adele, quanti Michele, quante Sara, quanti Matteo devono essere uccisi? 

Il problema siamo noi dentro la nostra auto, che vogliamo arrivare prima di tutti, su una strada fatta per auto.

Ma molti non riescono nemmeno a dirlo di fronte a tutte le giovani vite spezzate di questi ultimi giorni, i primi giorni dell'estate, in scontri stradali terribili, figuriamoci di fronte a una ragazza uccisa a 14 anni mentre si allenava in bici.

Piccola Adele, il volto dell'automobilista che ti ha uccisa è quello di ognuno di noi.


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COMMENTI
Realtà
22 giugno 2026 12:55 Craven
Ma la Fondazione si rende conto che dei problemi delle strade, come di tante altre cose, i mass media non ne parlano mai? E questo nonostante ci siano dirette di ore e ore e rubriche sul ciclismo. La politica si schiera sempre dalla parte della maggioranza votante cioè gli automobilisti. Il futuro, per chi non l'avesse ancora capito, sarà tutto a carico dei ciclisti. Ogni volta ci si trova a ripetere le stesse cose che restano sempre le stesse.

Situazione tragica
22 giugno 2026 14:33 lupin3
Il problema è proprio quanto suddetto: la politica e l'accondiscendenza verso la maggioranza. Nel mio piccolo ho donato l'8 per mille alla Fondazione Michele Scarponi. Facciamolo in tanti perché le cose chiare le dicono in pochi

Immunità/impunità di gregge
22 giugno 2026 23:28 Salite delle Marche
Qualcuno ha sorpassato dove non doveva ed andava così forte che ha potuto evitare di invadere l'altra corsia.
È quello che è successo a me ieri, tre volte in 20 minuti, scendendo da Campo Imperatore. La differenza con la sorte di Adele è stata la probabilità, io scendevo su una strada con un'alta concentrazione di teste di c**** ma, fondamentalmente poco trafficata. E non era ancora mezzogiorno, erano tutti sobri, ma con macchin troppo potenti e troppa segatura nella testa. Troppi a restarno impuniti. Ma quanti anni abbiamo perso per sviluppare questa imminità di gregge?

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