BALLERINI, I SACRIFICI PER LE CLASSICHE E UNA VITTORIA VERSO IL GIRO IN UNA CORSA CHE NON ERA NEI PIANI

PROFESSIONISTI | 02/05/2026 | 17:00
di Federico Guido


Per le statistiche ufficiali, quella conseguita da Davide Ballerini sul traguardo di Antalya nella settima tappa del Giro di Turchia 2026 sarebbe la decima affermazione in carriera da professionista, un numero tondo e di per sé alquanto significativo che però, stando a quanto rivelato dallo stesso corridore canturino, non combacia affatto con quello elaborato dalla sua percezione personale.


In realtà mi sembra come se fosse la prima vittoria della carriera. Quando non vinci per così tanto tempo, specialmente per corridori come me che non sono né velocisti puri né scalatori puri, non è facile poi trovare il giorno giusto per piazzare il colpo e per questo, quando arriva, la sensazione è quasi la stessa” ha dichiarato subito dopo le premiazioni il portacolori dell’XDS Astana che, sia stamane che durante la tappa, non era certo di gettarsi in volata.

Credo che negli ultimi 15 km abbia chiesto forse 7-8 volte via radio come fosse la situazione all'arrivo perché sapevo di avere le gambe per fare lo sprint ma allo stesso tempo che settimana prossima inizia il Giro e quindi sarebbe stato meglio non correre rischi. Nel ciclismo, si sa, tutto, allenamenti, ritiri in quota, sogni, può andare all’aria in meno di un secondo, specialmente se finisci a terra. In finali con certe condizioni non puoi mai sapere cosa può succedere ma, se puoi evitare di correre certi pericoli, è sempre meglio. Oggi però, nonostante in alcuni punti la strada fosse bagnata e in altri no, quando abbiamo raggiunto gli ultimi tre chilometri ho spento il cervello e mi sono detto: “Ok, andiamo”. È stato uno sprint lungo? Sì, come due giorni fa l’ho lanciato piuttosto presto, ma avevo deciso che se avessi trovato spazio e strada libera sarei partito e così ho fatto”.

La dea bendata quindi, in questo caso, è venuta incontro a Ballerini e a tutti i corridori del gruppo permettendo loro di sprintare in condizioni ancora per poco accettabili e risparmiandogli l’acquazzone che, negli istanti immediatamente seguenti alla conclusione della tappa, si è riversato sulla zona del traguardo rendendola decisamente più pericolosa di quanto gli atleti l’abbiano effettivamente trovata nel rush finale.

Considerate le condizioni che abbiamo trovato nel finale, diciamo che eravamo al limite perché la strada incominciava ad essere umida e stava per iniziare a piovere in maniera molto copiosa. Credo si sia visto in diretta che qualcuno all’ultima curva è andato dritto e anch’io, a un certo punto, ho perso la ruota dietro, ma per fortuna è andata bene. Questa mattina, parlando con i direttori sportivi, avevo subito detto che se la strada fosse stata bagnata, non avrei fatto la volata perché non volevo prendere rischi” ha sottolineato Ballerini che, in mattinata, era stato coinvolto nelle discussioni in merito a come e se affrontare la fatica odierna.

Come membro del CPA ho preso parte alle discussioni che ci sono state prima del via sullo svolgimento di questa tappa. Ho corso questa gara anche tre anni fa e ricordo che già allora c'erano stati dei problemi nella frazione conclusiva. Non penso che tutti conoscano le strade che ci sono qui: l’asfalto è buono ma, come dimostra quanto mi è accaduto qua due giorni prima del via quando in una curva ho improvvisamente trovato una chiazza bagnata e sono finito a terra, quando piove è davvero scivoloso. Non so se sia per il sale portato dal mare o altro, ma è come al Sud Italia, non si riesce a stare in sella. Anche tenendo gli pneumatici a 2,5 o 2,7 atmosfere, una pressione molto bassa, senti che la bici va da tutte le parti, anche in volata. Lì, quando in uscita dalle curve spingi troppo, non hai proprio aderenza…e se per caso devi toccare i freni, come è successo al Giro, sei in terra. È un problema che non riguarda solo l’asfalto che c’è qui ma in questi casi, qua come in un'altra nazione, dobbiamo pensare alla nostra sicurezza. Posso capire che i corridori locali che vivono qui, e magari conoscono le strade, vogliono mettersi in mostra in una gara molto importante per loro, ma c’è anche chi ha un appuntamento importante dopo questa corsa, per cui, quando si arriva a parlare di cosa fare, bisogna sempre trovare il giusto compromesso”.

Alla fine, senza abbuoni e con i tempi per la classifica generale neutralizzati a 15 chilometri dall’arrivo, si è comunque deciso di correre e disputare a tutta una tappa che per Ballerini ha finito per assumere connotati particolarmente dolci ripagando lui, e di conseguenza chi gli sta vicino, dei sacrifici fatti negli ultimi mesi.

Ci sarebbero moltissime persone a cui dovrei dedicare questo successo. La mia ragazza, i miei amici, tutti quelli che mi stanno vicino e che riescono a capire cosa significhi fare il ciclista professionista…sono perennemente via per allenarmi e cercare di fare tutto il possibile per dare il meglio di me, da inizio gennaio a quando è iniziato il periodo delle classiche fino alla Roubaix penso di essere stato a casa in tutto sette giorni… è bello che finalmente sia arrivata una gioia come questa” ha ammesso il nativo di Cantù.

È un risultato che va a coronare la sofferenza accumulata dentro di me. Puntavo veramente tanto alle classiche: ho curato veramente tutto nel minimo dettaglio, soprattutto con gli allenamenti a casa, e là non mi è mai capitato nulla (essendo un periodo di due settimane è un attimo che ti accada qualcosa e sei costretto a saltarne una delle due), però mi è sempre mancato qualcosa. Non sono riuscito a far a girare la ruota come speravo e a raccogliere quello che volevo nonostante tutto quello che ho seminato” ha proseguito Ballerini prima di raccontare come la partecipazione al Giro di Turchia, in realtà, non fosse programmata.

Dopo quel periodo, stando al mio programma originario, sarei dovuto stare a casa a preparare il Giro, ma il giorno immediatamente successivo alla Roubaix ho chiamato il mio allenatore e gli ho chiesto cosa ne pensava se fossi andato a correre in Turchia per cercare di mettere intensità nelle gambe. Lui mi ha risposto che attendeva con ansia la mia chiamata perché era della stessa idea e quindi son venuto qua. Direi che la decisione sta portando i suoi frutti”.

In terra turca, infatti, Ballerini ha trovato le risposte che cercava circa la sua gamba e la sua condizione che, a meno di una settimana dal sesto Giro d’Italia della carriera, promettono decisamente bene sia per lui che per le ambizioni della sua squadra.

La vittoria non cambia di molto l'animo con cui arriverò al Giro. Si, magari può aver messo la ciliegina sulla torta, ma la torta era già buona perché due giorni fa mi ero già reso conto di avere un'ottima gamba anche se lo sprint poi non era andato nel migliore dei modi. Sono consapevole di essere in condizione, sento di star bene. Poi, ovviamente, un conto è misurarsi con i corridori che ci sono qui al Turchia e un altro farlo con quelli che ci saranno al Giro d'Italia: lì i ritmi saranno un po' più diversi. Adesso andremo direttamente in Bulgaria e vedremo come andrà. In squadra avremo un velocista come Malucelli con cui proveremo fin da subito a fare qualcosa. Per me può fare molto bene, poi vedremo. Io sinceramente non ho guardato nel dettaglio tutte le tappe della Corsa Rosa, ma so che nella prima settimana ci sono giornate che potrebbero essere piuttosto buone per me”.

Prima però c’è un Giro di Turchia (dove attualmente tra l'altro è leader della classifica a punti) da portare a termine e un’altra potenziale chance per mettersi in tasca un altro risultato di peso.

Di sicuro ho le gambe per far bene e idealmente pensavo che proprio la tappa di domenica fosse più adatta alle mie caratteristiche rispetto a quella di oggi. Se il tempo sarà buono e non dovremo rischiare troppo, non vedo perché non puntare al bis o comunque a fare il meglio possibile”.


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