UN CICLISMO SPENSIERATO, UNA BICI SUPER E LAAS IN AMMIRAGLIA: IL PRIMO IMPATTO DI LUCCA CON LA QUICK PRO

INTERVISTA | 23/04/2026 | 14:00
di Federico Guido


Avendo avuto modo di conoscere nelle ultimissime stagioni i colori e la realtà della Quick Pro, l’annuncio della firma di Riccardo Lucca (ufficializzata lo scorso febbraio) non poteva non colpirci. Trattandosi di una formazione estone precedentemente affiliata in Mongolia e comunque sempre orientata (in virtù degli sponsor che la sostengono) all’Asia, era improbabile infatti aspettarsi l’ingaggio di un corridore italiano, uno scenario questo che invece si è tramutato in realtà quest’inverno quando il team rosa azzurro ha accolto a sorpresa tra le proprie fila il ventinovenne trentino dandogli in questo modo la possibilità di continuare a correre.


Reduce nel 2025 dall’esperienza con l’ungherese Karcag, Lucca allora allora è volato in Cina dove, una volta calatosi nel nuovo ambiente e presa confidenza con struttura e materiali, si è trovato a prender parte alle prime gare coi nuovi compagni disputando in successione Tour of Thailand, Tour of Wanlv Lake (gara nazionale cinese da lui chiusa al secondo posto) e, infine, Tour of Hainan.

È qui, lungo le strade della tropicale isola del Mar Cinese Meridionale, che abbiamo avuto modo d’incontrarlo e farci raccontare come si sia materializzata questa chance, come sia avvenuto il primo contatto con la Quick Pro (diventando poi il primo italiano della storia del team) e cosa abbia potuto constatare, in gara e fuori, nel corso delle ultime settimane trascorse nel continente asiatico.

Riccardo, come è nata questa opportunità di venire a correre qua?

“Sui social. Tramite Fabrizio Maesani, che collabora con loro, sono entrato in contatto con la squadra e abbiamo iniziato a sentirci fino a trovare l’accordo. Il team è affiliato in Estonia ma è di proprietà cinese ed è legato ai suoi materiali: il team manager è il proprietario di Cybrei, brand che produce movimenti e guarniture, il main sponsor fabbrica i telai, mentre Ferei si occupa di ruote, manubri e tutti gli altri componenti”.

A casa come hanno preso il fatto che ti sia imbarcato in quest’esperienza.

“La mia fidanzata e i miei familiari mi hanno spinto e incoraggiato ad intraprendere questa nuova avventura. Io ho sempre avuto un po’ di paura dei cambiamenti, mentre loro in questo caso erano quasi più convinti di me”.

Qual era il tuo rapporto con l'Asia prima di oggi?

“Ero stato due volte al Qinghai Lake con la Bardiani e ricordo che sono state le due corse pro’ in cui sono andato meglio con la loro maglia. Parliamo di un mondo completamente diverso perché, dagli hotel alla cucina fino alla vita locale, sono tante le dinamiche a cui ti devi adattare. È inutile impuntarsi e cercare qualcosa di europeo-occidentale. Ad esempio, se non hanno la forchetta, non l’avrai, te ne devi fare una ragione”.

Vederti correre in Italia sarà difficile, ma in Europa qualche occasione forse l’avrai.

“In Europa, essendo il team affiliato in Estonia e avendo per la maggior parte corridori estoni, parteciperemo sicuramente al Giro di Estonia e al Giro di Lituania. Penso che, per ora, queste sono le uniche gare del calendario europeo a cui prenderemo parte”.

Tu, Konychev, Cataldo, Tagliani: gli italiani stanno guardando sempre più a oriente e verso l'Asia.

“Perché è il ciclismo che sta guardando in quella direzione”.

Secondo te, in futuro, vedremo sempre più corridori europei ed italiani venire a correre da questa parte del mondo.

“Da quello che vedo io, il ciclismo in Cina, ma in generale ad Oriente, si è sviluppato molto velocemente per via dei materiali, mentre invece, dal punto di vista dei corridori e del materiale umano, sta ancora inseguendo, ma crescerà esponenzialmente anche su quel fronte: come è cresciuto a livello di biciclette, crescerà anche sul piano degli atleti insomma. Guardando noi, io non sono il primo e non sarò l'ultimo ad affacciarsi a questo mondo perché il ciclismo che si fa qui è diverso da quello europeo. Parliamo di un ciclismo che ti permette di correre molto più spensierato e ti mette voglia di andare in bici, mentre in Europa qualcuno a volte magari te la toglie. In sostanza, è un ciclismo molto più bello anche se bisogna fare qualche sacrificio perché non bisogna dimenticare che, quando trovi il volo giusto, sei comunque a un giorno da casa”.

Senti dunque la lontananza dall’Italia?

“Un pochino sì. A pesare è soprattutto il fuso orario perché, essendoci sei o a volte sette ore di differenza, quando vuoi sentire qualcuno a casa, spesso devi trovare l’incastro giusto ma se ti organizzi, riesci a ovviare anche a questo”.

Obiettivi per la stagione? Ti sei posto qualche traguardo in particolare?

“Allora io l’inizio stagione l’ho sempre sofferto, ancora di più se, come quest’anno, arriva ad aprile, ma nella seconda parte, a partire da quando torneremo in Cina a luglio dopo i campionati nazionali, so già che faremo un bel calendario bello con corse .1 e .Pro molto impegnative in cui il livello sarà alto anche perché le squadre europee, con i loro corridori, non mancheranno”.

Quindi non hai l'assillo del risultato a ogni costo.

“Qui il risultato è qualcosa che può arrivare ma non è scontato, devi sicuramente conquistartelo ed è legato anche a tante dinamiche che nelle gare europee magari non vengono prese in considerazione”.

Com'è avere in ammiraglia uno che fino all'anno scorso vinceva corse a ripetizione come Martin Laas.

“Ho notato subito che la sua è un’ottica differente, assolutamente nuova per me. Al Tour of Thailand, prima di prendere il via della frazione inaugurale, invece di sentire in radio i soliti avvertimenti come “state avanti e prendete la fuga”, lui ha detto “ragazzi divertitevi e date il meglio di voi” sapendo benissimo che, comunque, tutti noi siamo qua per correre non per passare il tempo. Il suo è proprio un approccio diverso che ti fa sentire a tuo agio e ti permette di dare il meglio”.

Il tuo obiettivo è tornare in Europa o non escluderesti di restare qua anche per qualche anno?

“Non saprei. Bisognerà vedere anche che direzione prenderà questa squadra perché, guardandoci attorno, abbiamo visto che XDS, tramite Astana, è entrata nel World Tour, le nostre stesse bici quest’anno le usa l’Euskaltel per cui non è da escludere che magari, nel prossimo futuro, qualche novità simile per un team come quello in cui sono ora ci possa essere”.

Ecco, a livello di materiali che impressioni hai avuto?

“È la migliore bici su cui sia mai salito, la più veloce che abbia avuto. Monta Ultegra per evidenti necessità, ma davvero è tanta roba”.

In conclusione, quella che hai fatto è la scelta migliore che potessi prendere?

“Secondo me, per ora, assolutamente sì”.


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