IL CICLISMO PIANGE CARMINE CASTELLANO, CIAO AVVOCATO.

LUTTO | 24/03/2026 | 09:08
di Pier Augusto Stagi

È stato il patron, scelto dal patron, quello vero, quello inarrivabile: Vincenzo Torriani. È stato appassionato di ciclismo fino alla fine dei suoi giorni Carmine Castellano, che io mi pregiavo di chiamare “Elo”, come i soli amici veri potevano permettersi di fare. Se ne andato in punta di piedi, dopo aver assaporato il trionfo di Tadej Pogacar sulle strade della “sua” Sanremo. Dopo averne letto, dopo averne discettato, dopo averne discusso con gli amici più fidati, tracciando visioni e bilanci di una vita che l’ha portato a fare “il lavoro più bello del mondo”, che non è l’avvocato, ma l’organizzatore di corse e cose ciclistiche.


Qualche anno fa aveva messo nero su rosa la storia della sua vita. In “Tutto il rosa della mia vita” c’è tutto Elo, tutta la passione vissuta per lo sport della bicicletta in trent’anni di militanza rosa, e dalla quale traspare la sua grande passione per il nostro sport.  Un libro quasi pudico, dove si racconta con veloci pennellate prive di fronzoli. I ricordi sono espressi con rapido taglio cronistico, puntando all’essenza delle cose, senza orpelli o compiacimenti di maniera con collegamenti e riferimenti che rendono la materia comprensibile anche per i non addetti ai lavori in senso stretto. Si raccontò e continuò a cibarsi di cose ciclistiche, le uniche che erano capaci di alleviargli il peso degli anni e di una esistenza che si era fatta immobilità e silenzio.


Carmine Castellano era nato il 7 marzo 1937 a Sant’Agnello di Sorrento, in provincia di Napoli. Avvocato, appassionato di ciclismo, in qualità di presidente del Velo Sport Sant’Agnello organizza giovanotto con l'amico di una vita Alfonso Iaccarino (titolare di Don Alfonso, uno dei ristoranti stellati più esclusivi al mondo) un Campionato Nazionale dilettanti. Per questa sua esperienza viene chiamato alla responsabilità tecnica del Comitato di Tappa dell’ottava frazione del Giro d’Italia del 1974, Potenza-Sorrento. Conosciuto così Vincenzo Torriani, diventa il suo referente per le tappe del Sud.  

Dal 1989 entra stabilmente nell’organizzazione del Giro d’Italia, prima affiancando Torriani poi come direttore unico (dal 1993 al 2003). Nel 1996 ha l’idea di far partire il Giro d’Italia da Atene, dove cento anni prima erano nate le Olimpiadi moderne, tre giorni dopo la nascita della “sua” Gazzetta dello Sport. «L’ho avvistato per la prima volta sotto uno dei giganteschi Ficus magnolioides opere d’arte della natura che giganteggiano sul lungomare di Reggio Calabria. Lui era là, con i polpaccioni a bomba e la pancia prominente di un cicloamatore della domenica – racconterà Candido Cannavò -, di quelli che concludono una scalata in osteria. Ma appena si gira, cosa scopro? E l'avvocato, il comandante, l'uomo che ha guidato il Giro d'Italia per sedici anni. È Carmine Castellano, detto Elo, con una maglia gialla sulla quale si legge “Gruppo Sportivo Corsera” e un casco rosa con il logo della Gazzetta dello Sport. Partendo in macchina per la Calabria, ha piazzato la bicicletta da corsa nel portabagagli. Alla guida c'era un altro storico personaggio del Giro, Alberto Della Torre, autista di Torriani, cui mi lega un ricordo da incubo: la discesa dal Pordoi, nel 1984, con quel matto di Moser alle spalle che ti veniva addosso. Le curve erano gemiti sulle soglie del burrone. Il mio stomaco risultava disperso. Torriani, imperturbabile, teneva la sigaretta accesa in bocca. “Non ho più gli impegni di una volta - dice Castellano - e allora cerco di asciugarmi un po' pedalando”. Nostalgie? In giusta dose. Il Giro è stata la sua vita e io credo che possa ancora valersi, in termini e ambiti giusti, della sua straordinaria esperienza. Gli ricordo un episodio clamoroso: quando Cipollini, al traguardo della Sanremo vinta da Fondriest, sollevò la sua bicicletta e la scaraventò sul lunotto della sua macchina, fracassandolo. “Poi Mario mi chiese scusa. Lui è fatto così...”».

Carmine non se la prese mai, aveva il dono della riflessione, della mediazione e della pazienza. Anche Elo era fatto così. Era fatto bene.

Alla signora Marisa, ai figli Luigi e Milena a quanti – e sono tanti – che gli hanno voluto bene, le più sentite condoglianze da parte della redazione di tuttoBICI e tuttobiciweb.it


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COMMENTI
Ciao Avvocato
24 marzo 2026 11:01 Aleimpe
Direttore nei giri di Pantani......

Le Strade del Giro d'Italia
24 marzo 2026 11:34 canepari
piangono il figlio/erede di Torriani. Elo se n’è andato a cavallo dei suoi anni, dei suoi indubbi meriti organizzativi e della sua signorilità. Se RCS è cresciuta in autorevolezza e ascolto il merito è in gran parte suo. Con Della Torre, con Zilioli, con i registi Rai che si susseguirono, con Figini , con Sergio Meda, Camera, D’imporzano… ma anche con modesti collaboratori come Franco Valente e Angelo Morlin (solo per citare qualche nome), Elo ha nutrito il Giro di competenza storica e lo ha fatto passare dalla macchina da scrivere a internet, da San Patrignano a San Pietro. Chi ha avuto modo di conoscerlo e frequentarlo ha sempre capito di aver d'avanti un gentiluomo, uomo di Azienda ma anche un cultore del bello, della tecnica e dello spettacolo con, purtroppo, quelle enormi difficoltà che si portava dietro un ciclismo incagliato nelle perverse strategie dell’EPO e del’ematocrito. Quante volte ho sentito su impervie e sconosciute rampe del Trofeo dello Scalatore il saluto: “Grazie Castellano !” E anche noi, Avvocato, non facciamo fatica a salutarti come ultimo interprete di una Direzione di Organizzazione ancora a "misura d’uomo" dove una stretta di mano valeva più di dieci cataste di contratti e centocinquanta vincoli di marketing. Grazie della tua amicizia.!

Ciao Elo
24 marzo 2026 14:26 PedroGonzalezTVE
Un uomo di ciclismo… come oggi sono in pochi…

Grazie
24 marzo 2026 20:49 fido113
Grazie di tutto. RIP

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