L'ORA DEL PASTO. GIANNI MURA, UNA OLIVETTI, IL CICLISMO E UNA BIBLIOTECA DELLO SPORT CHE NASCE. GALLERY

EVENTI | 22/02/2026 | 08:20
di Marco Pastonesi

“Atmosfera, nacchere e mantiglie, sul giradischi va Anema e core, cui gli spagnoli sono molto affezionati. I tori sono, tra gli spagnoli, quelli che praticano più sport. Le ricchezze della Spagna sono l’arena e la rena: Torremolinos costa meno di Gabicce, dice mio zio Osvaldo. Lui però è convinto che don Chisciotte sia un prete e che la sangria si faccia con tutta la frutta che avanza nel frigo”.


Cartelle tre, ciascuna 30 righe per 61 battute, etichettate la Repubblica Redazione di Milano, scritte a macchina e corrette a penna, destinazione L’Uomo Vogue, firmate Gianni Mura. Periodo (potrei anche indagare) tra il 1981 e il 1984, poco importa, perché parole così effervescenti, così fragranti, così pimpanti non hanno data né età. Mura componeva sulla tastiera della sua Olivetti (ma l’ho visto impegnato anche su pc) come Keith Jarrett su quella del suo Steinway & Sons, ma anche – qui, per esempio - come Thelonious Monk.


“In Spagna ci sono quattro quotidiani sportivi, in Italia tre, negli Usa e nelle isole Trobriand nessuno (e difatti, sono paesi molto sportivi). Lo sport dei tori si chiama corrida e francamente esito a descriverlo, perché molti giornalisti, anche pubblicisti, l’hanno già fatto. Segnalo Hemingway e Garcia Lorca: quest’ultimo è autore di un buon pezzo sulla morte del torero Ignacio Sanchez, ma, forse perché pagato a righe, va troppo spesso a capo e insiste molto sul quando (le cinque della sera, abbiamo capito”.

Per dire che mercoledì 25 febbraio, alle 11.30, un orario ormai più da bianchino che da caffè, nasce la Biblioteca dello sport Gianni Mura: a Milano, in via Confalonieri 3. E l’inaugurazione apre quattro giorni di eventi, fra incontri e dialoghi, presentazioni e approfondimenti, un bel modo per mostrare e dimostrare il legame dello sport con quanto di bello esista nella cultura, nella letteratura e, ma sì, nel giornalismo.

“I toreri, o muoiono o diventano ricchi. Nessuna differenza coi braccianti della Capitanata o i pescatori delle Lofoten. I tori, o muoiono o diventano grassi. I toreri che diventano ricchi possono anche sposare importanti attrici e avere figli cantanti, però non è una regola. Il toro è il simbolo della Spagna e anche di un brandy. Mettendo al posto del toro un topo o un tacchino, le corride riescono meno bene e la gente non si diverte”.

La lista degli ospiti è lunga, comincia con il sindaco Beppe Sala e continua fra autorità e mecenati, compresi giornalisti e scrittori, vorrei citare almeno Beppe Smorto, che ha da poco pubblicato “I 4 Gianni” (Brera, Clerici, Minà e Mura) per l’editore Minerva, ed Emanuela Audisio, che a Mura ha dedicato pezzi e il documentario Mura Am(o)ur pieno di affetto e gratitudine, e soprattutto Paolo Maggioni, della Rai, che si è battuto, non da solo, tenacemente e valorosamente, per ottenere porta e finestre, pareti e scaffali, saggi e manuali da consegnare a memoria e dignità.

“I corridori (e anche i corridoi, veramente) non c’entrano nulla con la corrida: famosi la pulce dei Pirenei, Vicente Trueba, l’aquila di Toledo, Federico Martin Bahamontes, e l’orologiaio di Avila, Julio Jimenez: tutti scalatori, magrissimi, ascetici. I corridori spagnoli dicono sempre che aspettano los puertos (le montagne) per scatenarsi, e chi non sa lo spagnolo, tra i giornalisti, scrive che attaccheranno a Genova, Marsiglia, Le Havre”.

Mura scriveva soprattutto di calcio, si riservava il mese di luglio per il ciclismo (Tour de France), ma poteva scrivere con classe e spirito, competenza e intuito, perfino a proposito di rotoli di carta igienica. E lo ha fatto anche stavolta, partendo dai tori e dalle corride per arrivare “alla pelota basca, assai diffusa a Milano (via Palermo): c’è il vantaggio di scommettere senza essere convocati da un pretore”.

NB: Il servizio fotografico di Silvano Ferrari risale a un Tour de France, quando Gianni Mura venne intervistato da una tv spagnola: era l'unico inviato a usare una vecchia portatile e, afflitto dal caldo opprimente e dall'umidità soffocante della sala stampa, aveva traslocato all'esterno


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