NIBALI. «IL GIRO PER ME E' PIU' DI UN PENSIERO»

PROFESSIONISTI | 09/05/2020 | 08:15
di Guido La Marca

Budapest è rimasta un sogno, il Giro resta un pensiero. E l’amore per la bici continua a far battere il cuore. Vincenzo Nibali pedala con la stessa passione di sempre anche oggi che il ciclismo si trova orfano del primo grande Giro della stagione. Causa pandemia, ovviamente.


«Il Giro mi manca tantissimo - ha raccontato lo Squalo dello Stretto a Ciro Scognamiglio de La Gazzetta dello Sport -, oggi avrei dovuto essere concentratissimo sulla partenza e invece mi sto godendo un mese di maggio che non avevo mai vissuto in questo modo. Faccio il professionista, è ovvio, ma lo faccio in modo più tranquillo. E mi diverto, soprattutto con la mountain bike: due giorni fa ho pedalato con Cataldo, Pelucchi e Ballerini, siamo saliti fino alla cima del Monte Generoso, sopra ai 1700 metri: che spettacolo, si vedeva quasi Milano...».


Giro per Nibali vuol dire anche grandi ricordi. «Dieci anni fa ho indossato la mia prima maglia rosa, ero in condizione perfetta in quel Giro. E dopo la caduta di Montalcino mi sono messo al servizio di Basso, per me è un fratello maggiore e di certo ero giovane, ma avrei potuto tenere la maglia fino alla fine. Il Giro del 2016? Mai pensato di ritirarmi, proprio in quella corsa sono riuscitoa resettare e a mettermi alle spalle due anni difficili. Il fatto è che il Tour del 2014 mi aveva cambiato la vita, ho sofferto tantissimo di testa, ho pagato un grosso scotto. Il Tour mi ha completamente travolto, ha mutato anche l’approccio con i media. In quel Giro ho capito che quel che dovevo fare era andare per la mia strada e così ho fatto».

Una battuta anche sul nuovo calendario: «La Liegi in contemporanea al Giro mi ha fatto sobbalzare, spero che possa esserci ancora qualche modifica. Se comunque si riuscirà a recuperare quello che è stato stabilito, sarà un grande risultato. Anche se i tifosi non dovessero esserci, potranno seguirci da casa: ripartire è davvero importante».

E il Giro? «Ce l’ho in testa. Devo ancora parlare con la squadra, ma per me la corsa rosa è più di un pensiero».

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