PAGELLE TEST

ABBIGLIAMENTO | 06/07/2018 | 09:23

 


di Pier Augusto Stagi     -


 

Peter SAGAN. 10 e lode. Vince con una volata pazzesca, di testa, di gambe, di cuore, di tutto. Vince perché ha doti non comuni. Vince perché è un gatto, scaltro e veloce come pochi. Vince perché lo vuole fortemente, dopo aver perso ieri. Vince nel giorno in cui c’è un bresciano tosto e tenace che non si dà per vinto, e quindi vale sia per l’uno che per l’altro. Vince perché è la 9° volta che lo fa sulle strade del Tour, dove ha collezionato anche la bellezza di 19 secondi posti. Vince perché questo sprint vale doppio: tappa e maglia. E poi, prima di salire sul palco, va a consolare Fernando Gaviria, finito a terra a 2 km dal traguardo. E rivince.

 

Sonny COLBRELLI. 9. L’uomo della pioggia sembra una palla di fuoco. All’inizio è solo la lunga luce abbacinante incollata a Sagan, poi si fa sempre più grande e luminosa, fino ad accecarci: l’illusione è una speranza. Presto, però, si spegne. Ma che bella sconfitta. Che bella volata, piena di luce e potenza. Anche speranza.

 

Arnaud DEMARE. 6. Ci prova e dà l’impressione di potercela fare. Ma non fa i conti con una stella cometa, e la sua coda.

 

André GREIPEL. 6,5. Ha i suoi anni, vorrebbero anche pensionarlo, visto che il prossimo 16 luglio taglierà il traguardo dei 36 anni. Un quarto posto di sostanza, che in sostanza dicono una cosa sola: se lui è da pensionare, gli altri dove li avviamo?

 

Alexander KRISTOFF. 5. Uno come lui, su questo traguardo che tende a tirare all’insù, poteva e doveva fare meglio. Ha il merito di restare davanti, con i big, ma ci arriva troppo lento.

 

Andrea PASQUALON. 7. È il suo primo piazzamento nella top ten di un Grande Giro, della più grande corsa del mondo. Per il corridore veneto è tanta roba.

 

Sylvan CHAVANEL. 9. Ha fretta e lancia la fuga subito, dopo soli 3 km. Altro che bagarre da Tour per prendere la fuga, in queste due prime giornate pronti via e la fuga va. Il 39enne transalpino che corre per la 18° volta la Grande Boucle, se ne va in compagnia di Dion Smith (Wanty Groupe Gobert) e Michael Gogl (Trek Segafredo). Poi tutto solo, verso la gloria e la storia. Per lui oggi c’era da onorare la 350° tappa del Tour. Se dovesse andare avanti, potrebbe arrivare a 366 e diventerebbe quello che nella storia della corsa ha fatto più giornate di gara. Al momento, a 365, c’è Joop Zoetemelk, vincitore di un Tour (1980) e sei volte secondo, tre volte quarto, con quindici partecipazioni al Tour tutte concluse. Per lui: 365 tappe disputate. È un record di tappe, non di tappi: questi sono giganti.

 

Lawson CRADDOCK. 8. Neanche una microfrattura alla scapola lo frena. Il 25enne americano della EF originario di Houston è ripartito questa mattina incurante di tutto. Tante botte molta gloria. Via social ha rassicurato parenti e amici. Poi ha reso noto il suo programma: «Una scapola rotta e alcuni punti non è certo il modo in cui avrei voluto iniziare LeTour, ma sono un texano e combatterò il più possibile per continuare. Donerò 100 dollari  all'AlkekVelodrome (si trova all'interno Cullen Park, fuori dalla città di Katy, Texas, e fu costruito nel 1986, ndr), per ogni tappa che riuscirò a concludere. Qualcuno si aggiunge?». Houston, Craddock ha un problema: sentite?

 

Tsgabu GRMAY. S.V. Ha iniziato a stare male ieri mattina, e oggi la sua condizione fisica è rapidamente peggiorata. Febbre alta e il caldo di oggi non ha certamente agevolato le cose allo sfortunatissimo 26enne etiope che corre in maglia Trek Segafredo.  È il primo ritirato del Tour: un titolo di cui avrebbe fatto volentieri a meno.

 

LA VAR. 2. Non ce ne voglia la Mitchelton-Scott, ma il rientro di Adam Yates dopo la caduta è semplicemente imbarazzante. È normale stare un po’ in scia, ma la sua dopo la seconda caduta in due giorni è stata non solo prolungata, ma indugiata e reiterata a più riprese. C’è la tivù, e in sala stampa abbiamo visto tutti. È probabile che anche da casa gli appassionati non siano rimasti indifferenti. Se nel momento in cui un corridore cade e il giudice deputato al Var da adesso in poi chiude entrambi gli occhi, a me va benissimo: basta che questo metro di giudizio sia utilizzato per tutti e per tutto il Tour.

 

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