Terremoto Sinkewitz: «Sì, ho preso anche testosterone»
| 03/11/2007 | 00:00 Ancora una confessione, ancora un tedesco, ancora un ciclista. Il ventisettenne Patrik Sinkwitz, vincitore del Giro di Germania nel 2004, ha ammesso di avere fatto uso di doping. «Nella mia sacca avevo due o tre bottiglie di testosterone», ha detto Sinkewitz in una intervista concessa a Der Spiegel, riferendosi alla positività emersa dopo un controllo in allenamento effettuato lo scorso 8 giugno. «Il contenuto di una bottiglia me lo sono spalmato su un braccio prima di andare a dormire la sera del 7 giugno, poi ho gettato il contenitore nel bagno». Sinkewitz ha quindi ammesso che il suo primo contatto con il doping era avvenuto nel 2003, quando era alla Quick Step (la squadra del campione del mondo Paolo Bettini): «Si faceva uso di Epo, ma questo ormai non è più un segreto».
Con il passaggio alla T-Mobile, il ricorso al doping è diventato ancor più sistematico e, se possibile, scientifico. Sotto il controlli degli ormai famigerati medici dell'Università di Friburgo, Lothar Heinrich ed Andreas Schmid, Sinkewitz ha cominciato ad usare pratiche legate al trattamento del sangue per aumentare le prestazioni. "L'ho chiesto direttamente al nostro primo incontro nel novembre 2005, mi è stato risposto che sarebbe stato possibile", racconta il ciclista tedesco a Der Spiegel. "Nel luglio del 2006, dopo la prima tappa del Tour de France, da Strasburgo a Friburgo, Sinkewitz aveva con sé due sacche di sangue. "Ma non andavano bene, il sangue non scorreva correttamente". E la spiegazione del ciclista tende a scagionare i due medici: "La mia impressione è che 'quelli' di Friburgo svolgessero malvolentieri questo compito e che causassero volontariamente dei malfunzionamenti nelle sacche per impedire che i ciclisti ne facessero uso". Proprio in seguito alla positività di Sinkewitz resa nota lo scorso 18 luglio durante il Tour de France, le emittenti tedesche ZDF ed ARD decisero di interrompere le dirette della Grande Boucle in segno di protesta. "Io ero il colpevole perfetto nel momento migliore per colpire il ciclismo", ha detto Sinkewitz. "Ma se l'antidoping si dice non sia credibile, la televisione non ha certo aiutato a cambiare le cose". Messo sotto inchiesta dalla polizia criminale tedesca e dal procuratore di Bonn, Sinkewitz è stato già ascoltato dalla commissione della federciclismo e con la sua confessione spera in un dimezzamento della probabile pena (dai due canonici ad un solo anno di squalifica). Per poter tornare a correre: "Non posso far altro che sperare".
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