Martedì a Liegi inizia la contesa legale Kascheckhin vs Uci

| 02/11/2007 | 00:00
Comincerà martedì il primo atto della ´presumibilmente) lunga battaglia fra Andrej Kashechkin e l’Uci. Il corridore kakako - risultato positivo in agosto per emotrasfusione - ha citato in giudizio la federazione di fronte al tribunale civile di Liegi: l’obiettivo dichiarato dai suoi legali è duplice; da una parte smontare diversi capisaldi del codice Wada, dall’altro contestare le ampie possibilità concesse agli organismi sportivi in fatto di controlli al di fuori del contesto di gara. «Non si tratta di una battaglia per o contro il doping - ha detto l'avvocato Christian Botteman - perché tutti noi siamo contrari al doping. Si tratta di una battaglia contro un sistema che non rispetta i diritti dell'individuo». Ricordiamo che nella vicenda l'Ipct, l'associazione delle squadre ciclistiche di ProTour, ha deciso di affiancare l'Uci in tribunale per tutelare la stabilità del sistema. «Se Kashechkin dovesse vincere grazie al principio che solo le autorità pubbliche possono occuparsi di doping, allora sarà meglio chiudere bottega» ha detto con schiettezza Jean Louis Dupont, legale dell'Ipct. Kashechkin subì il licenziamento dall'Astana dopo essere risultato positivo per emotrasfusione in occasione di un controllo a sorpresa effettuato il primo agosto a Belek, in Turchia, mentre era in vacanza con la famiglia. «Venne controllato alle 22.45, una situazione anormale - ha protestato Botteman - eppure, se si fosse rifiutato di sottoporsi al test, sarebbe stato considerato colpevole di doping». Il legale del ciclista farà presenti inoltre le difficoltà che affrontano gli atleti che cercano di raffrontare i risultati delle analisi condotte dalle federazioni con altri test effettuati privatamente. La corte di Liegi dovrebbe pronunciare una sospensiva già martedì, concedendo quindi a Kashechkin la possibilità di tornare a correre da subito in attesa del verdetto definitivo.Gli avvocati del ciclista intanto poi risposto alle perplessità sulla sede del processo affermando che Liegi rappresenta un terreno lecito poiché Kashechkin ha vissuto in Belgio per cinque anni sviluppando forti legami con questa nazione.
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