Mc Quaid: «Pronti a modificare il Pro Tour, sul resto no»

| 22/08/2007 | 00:00
Ore di preparativi, ore di arrivi. Poi questo pomeriggio le prime riunioni, le messe a punto del caso, prima della giornata di lavoro di domani mattina, a Somma Lombardo, dove le Federazioni più importanti del ciclismo mondiale, quelle che la storia del ciclismo l'hanno fatta davvero, si siederanno attorno ad un tavolo per discurtere dei problemi di uno sport in pieno stato confusionale. Tra queste nazioni ci sarà anche l'Inghilterra, che ha accettato l'invito come semplice auditore, ma nella sostanza è lì per prendere appunti e riferire a mamma Uci, che ad ogni modo oggi è scesa in campo con il suo numero uno che ha già fatto sapere la propria posizione. L'Uci è pronta a «rinegoziare» sul Pro Tour, ma non transigerà «sull'amministrazione del governo del ciclismo». Lo ha detto in una intervista Pat McQuaid, presidente dell'Unione ciclistica internazionale. McQuaid ha apertamente accusato l'Aso, l'organizzazione del Tour de France, di «volere il potere assoluto». Riferendosi alla polemica con l'Aso, che ha accusato l'Uci di voler insabbiare le prove relativamente alla gestione del caso legato a Michael Rasmussen e alla Rabobank, McQuaid ha detto che si tratta di illazioni «poco serie». Sul controverso sistema del Pro Tour, che assegna a venti squadre la possibilità di partecipare d'ufficio alle corse più importanti, McQuaid si è detto «pronto a rinegoziare in maniera generale i nomi delle squadre alle quali viene concessa la licenza, il calendario delle corse ed il numero di giorni di gara». McQuaid ha però individuato «nel governo» del ciclismo il nodo del problema, ma su questo campo non intende «negoziare». Tra i punti di discussione c'è anche quello che riguarda il consiglio del ciclismo mondiale: meno peso all'Europa e più spazio ai paesi emergenti. Siamo ai ricatti, siamo al mercato del pesce. Siamo proprio in un bel momento.
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