50 ANNI FA, LA TRAGEDIA DI SIMPSON

STORIA | 13/07/2017 | 09:35
Cinquant'anni fa, oggi. Tredicesima tappa del Tour de France, 215 chilometri da Marsiglia a Carpentras. Alzando lo sguardo alla partenza dall'assolata capitale del Sud, si vede l'avversario di giornata, il terribile Mont Ventoux. Il caldo è implacabile fin dalle prime ore del mattino, gli organizzatori distribuiscono foglie di verza che i ciclisti infilano sotto il cappellino per cercare di rinfrescarsi.

Tra i corridori, Tommy Simpson. Ventinove anni, già capace di vincere Mondiale e Lombardia, protagonista in tutte le grandi classiche, nominato baronetto dalla Regina Elisabetta. Capitano della Gran Bretagna, si racconta che alla vigilia il suo manager gli fece una sfuriata dicendogli che doveva assolutamente rientrare nei prim cinque (era settimo) della classifica generale per non rischiare sanzioni economiche, i rapporti evidentemente erano tesi perché il campione aveva già firmato con la Ignis per la stagione seguente. E poi apparve una pastiglia di anfetamine buttata giù con un sorso di cognac, come racconta il suo compagnio di squadra Colin Lewis, e poi la strada che si arrampica e che - appena finisce il bosco - si trasforma in un forno a cielo aperto.

Aria irrespirabile, le pietre candide che raddoppiano il calore del sole, la vetta lassù, vicina ma lontana ancora cinque chilometri, Tommy comincia a zigzagare, i tifosi lo incitano, lo stentono mormorare «On on on», «avanti avanti avanti», come un mantra. Zigzagando supera Aimar, poi sbanda ancora e cade sulla sua destra, sulle pietre che bruciano.

Lo soccorrono subito, arriva il dottor Pierre Dumas, il medico di corsa, che gli pratica il massaggio cardiaco, la respirazione bocca a bocca, gli applica la maschera ad ossigeno e gli grida diesperato "Respira!". Ma Tommy non c'è più, è già volato via, stroncato da un collasso cardiaco.

Cinquant'anni fa, oggi. Una tragedia che nessuno ha mai dimenticato.

a cura della redazione di tuttobiciweb
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