ABC di COSTA. GAVIRIA, L'UOMO CHE HA LA FAMIGLIA QUI
GIRO D'ITALIA | 20/05/2017 | 17:49 di Angelo Costa -
G come gente. Nel senso di pubblico che abbraccia il Giro d’Italia numero 100. In certe località, lo soffoca: anche nelle terre di Fausto Coppi e al Santuario di Oropa, una vera e propria invasione di popolo. Roba da far invidia ad altri sport: il presidente del Federazione rugby ha commentato «non pensavo che ci fosse uno sport in grado di organizzare in una sede unica il Sei Nazioni».
G come Gaviria. Nel senso di Fernando, velocista colombiano della QuickStep. Al primo grande giro, ha già vinto quattro tappe: meglio non farà, perché di sprint non ce ne sono più. Indossare la maglia ciclamino lo condanna ad arrivare fino a Milano: per questo, mentre i colleghi di settore tornano dalle famiglie, lui la famiglia l’ha fatta arrivare qui. Sa che lo aspetta un altro Giro, molto più che un calvario: piuttosto delle salite che mancano, scalerebbe tutti i giorni il Golgota. Gli tocca il destino peggiore per uno che, allo sprint, è bravissimo a sbrigarsela da solo: adesso che serve, nessuno gli ha proposto un treno.
S come soprannomi. Nel senso di identificazione di un ciclista con un animale, un oggetto o altra figura. Ne esistono di tutti i tipi, più o meno fantasiosi, più o meno graditi: questo è l’anno dei protagonisti che si sono visti appiccicata un’etichetta sgradita. Vedi Dumoulin: farfalla gli sembra poco virile, soprattutto adesso che si ostina ad andare in Giro vestito di rosa. Vedi anche Gaviria: missile non gli piace, perché regala un’immagine negativa. Poi ci sono quelli che un soprannome lo vorrebbero: il polacco Marcin Bialoblocki fa sapere che, visto come pronunciano il suo nome, è disposto ad accettarne uno qualsiasi, fosse pure il Salame volante.
V come visibilità. Nel senso di capacità di farsi notare in Giro. Si ottiene in tanti modi: il più diretto è vincere le tappe e indossare le maglie delle varie classifiche. Esistono anche soluzioni alternative, persino più efficaci: mostrare capigliature stravaganti, regalare smorfie alle telecamere durante la corsa, puntare su look moderni con tatuaggi e piercing. Ognuno a modo suo ci prova, compresi i direttori sportivi: qualche giorno fa, Scinto si è fatto notare perché ha fermato la squadra in blocco per aspettare il velocista Mareczko. Eppure c’è chi, in sede di commento, continua a sottolineare che ‘fin qui, gli italiani non si sono visti’. Quando lo ha saputo, Pozzato ha subito replicato stizzito: ‘Dev’essere uno che non ha visto il Processo l’unica volta che non ci sono andato’.
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