ORMEZZANO COME IL SANTO PADRE

LETTERA APERTA | 24/01/2016 | 12:49
Riceviamo dall'avvocato Alessi, nostro attento e assiduo lettore, una lettera che con provocatoria intelligenza invita alla riflessione.

Caro Direttore,

per il sottoscritto tra  G. P. Ormezzano ed il Papa non vi è alcuna differenza.
Ad evitare di essere immediatamente rinchiuso, mi spiego. Non vi è dubbio (almeno per me) che le loro parole siano pietre. Da ultimo, su temi che invitano alla riflessione e, comunque, accendono il dibattito, quali la famiglia e, per noi sportivi-ciclofili, il rapporto con il  DOPING. Ovviamente mi guardo bene dall'esprimermi sul primo.
Ma del secondo qualcosina si può, anzi si deve, dire. Premetto che condivido fin nelle virgole il "pezzo" di quel (ultimo?) cantore dell'epica sportiva che, ai miei occhi,  è Ormezzano. E proprio perchè , senza tanti giri di parole, mi pare abbia affermato che le pratiche dopanti alberga (va)no in TUTTE le discipline sportive, compreso il dio calcio, e non solo nel nostro caro e vecchio CICLISMO, mi sarei aspettato una qualche... reazione o replica. Almeno per dire, ma figuriamoci, che non è proprio così. Che, alla fin fine, i ciclisti restano portatori sani del virus-doping, che, insomma, "loro" sono i più bravi belli buoni della compagnia, e ....bla bla bla dicendo.

Potrei anche sbagliarmi, ma non ho visto-letto nulla di tutto ciò. Il silenzio, il solito silenzio all'italiana (e non solo). Fatte le debite proporzioni ed i dovuti distinguo, quello stesso fragoroso silenzio che "chi contava" sovente opponeva agli ardimentosi  che, anni orsono, andavano azzardando che in Italia la mafia esiste. Ecco perchè me ne sono uscito equiparando idealmente Ormezzano al Santo Padre. Perchè, a questo punto, dobbiamo sperare in  un... intervento dall'Alto per liberarci da quel gran numero di ipocriti, purtroppo anche "autorevoli", che alla prima occasione buona (...) verranno ancora a dirci che i ciclisti, e loro soltanto, sono tutti dopati.

Con amicizia.

Fiorenzo Alessi
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