DUE DOMANDE. CORSA ALLA PRESIDENZA FEDERALE. 5a parte

| 12/01/2013 | 09:43
Oggi a Levico Terme si deciderà il nuovo numero uno della Federazione Ciclistica Italiana. Per farveli conoscere meglio, questa settimana abbiamo intervistato i sei candidati alla presidenza della FCI: Salvatore Bianco, Davide D’Alto, Rocco Marchegiano, Claudio Santi, Gianni Sommariva e il presidente uscente Renato Di Rocco. A poche ore dalle elezioni vi proponiamo le loro risposte alle nostre ultime “due domande”.

9. Uno Statuto Federale da aggiornare: se fosse eletto quali modifiche suggerirebbe?

Salvatore Bianco.
«La cosa più urgente è una democratizzazione in seno alla FCI, e ce ne rendiamo conto anche nelle varie assemblee. Il sistema delle deleghe è probabilmente al tramonto, perché permette troppi giochetti e favorisce chi è già in sella e può manovrare a piacimento. Bisogna riavvicinare i vertici dirigenziali alla base, non solo a parole ma con atti concreti che rendano più pesante la volontà di chi con passione e sacrificio fa ciclismo ogni giorno e si ritrova a subire decisioni prese nelle segrete stanze».

Davide D’Alto. «Da aggiornare? Ma se è stato aggiornato da poco! Le modifiche sono comunque nel mio programma. Lo statuto attuale è pieno di forzature e di contraddizioni».

Renato Di Rocco.
«Nel mio programma ho previsto e proposto la rivisitazione globale delle carte federali in un appuntamento assembleare nel biennio. Ci sono molti aspetti di normalizzazione e semplificazione da rivedere riguardo allo Statuto, ma anche ai Regolamenti previa ampia e approfondita disanima».

Rocco Marchegiano.
«Come puntualmente espresso nel mio programma, la federazione ciclistica italiana deve affrontare delle modifiche statuarie che sburocratizzino la struttura e promuovano un ruolo più decisivo delle società. Va comunque considerato che gli statuti delle federazioni sono sempre inseriti nell’ambito degli statuti e direttive del CONI. Quest’ultimo ente a sua volta deve rispettare la legislazione ordinaria in materia».

Claudio Santi.
«Tante, di cui parecchie saranno obbligatorie in vista della probabile riformulazione a livello politico di  provincie e territori. Riguardo al sistema elettorale, invece, sicuramente vorrei andare verso una partecipazione assembleare a tutti i tesserati, dando quindi maggiori diritti ai praticanti e minori privilegi ai dirigenti. Vorrei un decentramento di gestione, con maggiore autonomia nella gestione dei fondi ai comitati territoriali, per favorire democrazia e meritocrazia, non gli amici elettorali. E che si paghi chi lavora. Dando un’opportunità e un futuro ai nostri ragazzi».

Gianni Sommariva.
«Uno statuto totalmente da modificare. Anche il commissario inviato dal CONI ha sottovalutato dei dettagli che sono senz’altro da perfezionare. Le prime cose che mi vengono in mente? Non c’è più l’ufficio di presidenza, quindi il presidente può far tutto senza consultare nessuno, il che non rispetta i presupposti di un sistema democratico, e poi sono per richiamare l’assemblea ogni due anni».
 
10. Se non fosse candidato alla presidenza, chi voterebbe tra gli uomini scesi in campo?

Salvatore Bianco.
«Uno qualsiasi dei contendenti, purché non abbia come iniziali R.D.R.».

Davide D’Alto.
«Ho già avuto modo di dire che sono tutte persone preparate e capaci».

Renato Di Rocco.
«Le confesso che mai avrei presentato la mia candidatura se non fosse stata sostenuta da un vasto consenso. Che senso avrebbe propormi per gestire una federazione così complessa e in una fase così difficile sapendo che soltanto un dieci per cento delle società sarebbero disposte a votarmi? Perché la situazione che si presenta è veramente anomala. Ci sono cinque candidati con programmi diversi e il solo obiettivo comune d’impedirmi di raggiungere il quorum del 50% necessario alla mia rielezione. Nell’ipotesi che avessero successo con la somma dei loro dieci per cento, quale sarebbe l’alternativa? Fare blocco e convergere su chi ha una base di consenso assolutamente minoritaria nei miei confronti? Che squadra ne verrebbe fuori, che coesione, che programma da tante posizioni diverse e contraddittorie? Sarebbe questa la soluzione migliore per garantire la governabilità e la credibilità del ciclismo italiano?».

Rocco Marchegiano.
«Sono concreto, visto che mi sono candidato non mi sono posto e non mi pongo il problema».

Claudio Santi.
«Sarebbe scorretto rispondere, per me chiunque si metta al servizio del ciclismo dando la sua disponibilità è da ammirare. Compresi i delegati delle società, gli atleti e i tecnici che hanno partecipato alle varie assemblee provinciali e regionali. Quindi i grandi elettori sono pronti? Vinca il migliore, gli stringerò la mano, altrimenti lo facciano con me e siano pronti ad impegnarsi. Cercheremo di coinvolgere comunque tutti nel futuro del ciclismo. Siamo tutti di passaggio, dobbiamo impegnarci per quelli che verranno».

Gianni Sommariva.
«Io sono l’uomo della pace. Credo tutti meritino questo incarico perché se si sono proposti di ricoprirlo pensano di essere utili al ciclismo. Se Di Rocco verrà rieletto gli chiedo solo di preoccuparsi di più delle società e meno dei propri interessi privati, non sempre in linea con il bene del nostro ciclismo».


5
a
puntata - fine


a cura di Giulia De Maio


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COMMENTI
L'unico credibile
12 gennaio 2013 11:41 cesco381
È Gianni sommariva, nell'ultima domanda ha la lucidità e il coraggio di dire ciò che in molti pensano ma non hanno la dignità di dire. Onore a Gianni

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