DA TUTTOBICI. Alziamo le mani

| 22/02/2012 | 08:58
ALZIAMO LE MANI. Ci sarebbe da dire molto, pure troppo, ma rischieremmo di tramortirvi con regolamenti al limite della comprensione: anzi, assolutamente incomprensibili. Tanto è vero che basta chiedere, anche agli addetti ai lavori, quale sia il meccanismo dell’attribuzione punti in vigore e loro risponderanno terrorizzati: e chi lo sa. C’è un meccanismo per la classifica World Tour, che stila il ranking a fine ottobre: quello per il miglior corridore e la miglior squadra. Poi un altro molto più complesso, subdolo e misterioso, che stabilisce il nuovo ranking agli inizi di novembre, quello che tiene conto anche delle questioni etiche. Alejandro Valverde che ha incamerato subito dei punti al suo rientro alle competizioni dopo la squalifica, non potrà darne al suo team (la Movistar) per i prossimi due anni. Valverde, quindi, dà punti a se stesso, ma non al team (non potrà inserirlo tra i suoi 15 uomini portatori di punti per il nuovo anno) e quindi avrà qualche problema in più per far stabilire il proprio valore sportivo. E qui ci fermiamo. Abbiamo già parlato troppo. Ognuno tragga le proprie conclusioni. Le nostre sono molto semplici: alziamo le mani in segno di resa. Ma chi ha pensato a questi regolamenti ha perlomeno alzato il gomito.

CHE ALMENO CI SI INFORMI. Questa volta il nostro sport e soprattutto la nostra Federazione potrebbero ispirarsi al calcio. Per una volta qualcosa dovremmo anche mutuarla. La Fifa, partendo dai giovani, tenta di creare un argine contro il dilagare delle scommesse tra i calciatori. Che sempre più spesso agiscono sia come scommettitori, che come tramite di interessi illeciti, quando non addirittura concorrono a truccare i risultati delle partite. Il giro d’affari lecito e illecito legato alle scommesse sul calcio è tale (12 miliardi di dollari a settimana pari a circa 9,5 miliardi di euro) da poter minare anche uno sport ricco come quello del pallone . «Il presidente della Fifa, Sepp Blatter, ha già annunciato la tolleranza zero contro le combine e per questo il primo febbraio partirà un progetto Fifa per tutelare i giovani atleti che - entrati in contatto con gruppi criminali - rischiano di perdersi nelle maglie della corruzione. L’idea che abbiamo è di riabilitarli ma solo se collaborano con le autorità. In caso contrario, nessuna agevolazione e squalifica a vita» ha dichiarato Chris Eaton, responsabile della sicurezza della Fifa. Radiazione, non leggi retroattive come ha pensato bene la nostra Federciclismo. Radiazione, quella che il nostro presidente federale non ha nemmeno preso in considerazione perché ritenuta strada impraticabile, visto e considerato che non si può andare a ledere i diritti umani di ciascun cittadino che ha diritto al lavoro. La Fifa ha dichiarato al mondo intero questi provvedimenti. Che almeno ci si informi per capire come intendono applicarli.

UOMINI & DONNE. Potete pensarla come volete: ciclismo femminile sì, ciclismo femminile no. Potete entusiasmarvi o meno al cospetto di una loro impresa, di una maglia iridata conquistata o di quello che volete voi, ma quello che stanno facendo Giorgia Bronzini, Tatiana Guderzo, Noemi Cantele e altre ragazze di buona volontà va ben oltre l’aspetto agonistico: qui siamo di fronte a qualcosa di storico, che può restare negli annali del ciclismo tutto, che già si porta dietro e dentro mille e più battaglie e altrettante rivoluzionarie vittorie. Primo sport che ha introdotto le sponsorizzazioni; primo sport che ha introdotto l’antidoping; primo sport che ha creato appunto un sindacato dei corridori, e poi primo sport che ha accettato di sottoporsi agli esami del sangue, all’Adams e al passaporto biologico. Sport d’avanguardia, il ciclismo, che ha aperto e segnato la strada a tutti. Anche questa nuova rivoluzione che è in corso potrebbe lasciare un segno profondo. Un gruppo di donne, guidate dalle più rappresentative del nostro movimento, che vengono accolte dall’Accpi – associazione di categoria dei corridori professionisti (grazie ad uno statuto che lo consente. Art. 5. “Sono soci ordinari i corridori in possesso della licenza rilasciata dalla Federazione Ciclistica Italiana (F.C.I.) per le categorie corridori Elite. Tali soci ordinari sono suddivisi nelle categorie Elite con contratto, Elite senza contratto ed elite donne”) -, per combattere una battaglia sacrosanta. Le donne negli ultimi anni hanno fatto incetta di medaglie e titoli, ad ogni latitudine e in ogni specialità sportiva ma restano relegate alla periferia dello sport senza una minima garanzia contrattuale (sia a livello di minimo garantito che assicurativo). Queste donne cicliste stanno dando una lezione un po’ a tutti: alle tante donne come Federica Pellegrini, Valentina Vezzali, Tania Cagnotto, Francesca Schiavone, Flavia Pennetta e via elencando e a molti uomini che pagano per correre. Tante donne, dicevamo. Tutte professioniste senza il titolo e soprattutto senza la minima voglia di fare qualcosa per invertire questo stato di cose. Ognuna concentrata su se stessa, alla faccia della solidarietà e delle pari opportunità. Merito delle ragazze del ciclismo italiano è quello di rompere questo assordante silenzio, dopo essere andati a bussare alla porta di Pat McQuaid (presidente dell’Uci), e in attesa di farlo con Di Rocco, Petrucci, ma anche con il Ministro dello Sport e con qualche politico di buona volontà, eccole pronte a dare battaglia. Eccole pronte a fare molto meglio di tanti colleghi maschi che hanno la qualifica di professionisti senza esserlo. Eccole determinate e concrete come non mai per una crociata sacrosanta, al fianco di Amedeo Colombo e Federico Scaglia, rispettivamente presidente e segretario dell’Accpi, che hanno il grande merito di aver accettato di dare voce e assistenza a delle atlete che hanno tutto il diritto di non essere considerate merce di serie B. Donne cicliste molto meglio di tante altre sportive, che per questa volta fanno fare una bella figura anche a noi uomini.

Pier Augusto Stagi, editoriale da tuttoBICI di febbraio
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COMMENTI
Donne
22 febbraio 2012 19:14 Per89
ci sono due problemi che impediscono la sacrosanta crociata: ricordo per la legge italiana, un atleta, sia esso uomo o donna, può dirsi professionista solo appartenendo ad una società di capitali (srl o spa). Le società in cui militano le donne elite italiane sono tutte o quasi ASD. Di fatto le donne professioniste non lo sono e di conseguenza non si possono appellare all'Accpi che come dice il nome è l'associazione corridori ciclisti PROFESSIONISTI italiani.
Il secondo problema è che la maggior parte delle atlete appartengono a corpi militari o a forze di polizia che tutela sindicale possono chiedere...
Quindi le donne o fanno le professioniste o corrono in bici.... il vero problema è questo...

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