CARUSO. «MI PIACE CORRERE PER LA SQUADRA, AMO QUESTO RUOLO»

INTERVISTA | 25/05/2026 | 08:45
di Francesca Monzone

Ha 38 anni, sta correndo il suo nono Giro d’Italia (l’ultimo), ha iniziato a correre nei professionisti nel 2009, quando Pogacar aveva 11 anni. Damiano Caruso è ancora qui, in gruppo, esempio di come deve essere e comportarsi un corridore. Dopo la tappa di Milano, il gruppo riposa in Lombardia: si ripartirà domani da Bellinzona per il quarto arrivo in salita al termine di una tappa tutta in Canton Ticino.


Come passerà questa giornata il veterano della Bahrain Victorious?


“Mi piace trascorrere il giorno di riposo nella maniera più semplice possibile – spiega Caruso, ragusano, cresciuto da ragazzo in Toscana nella Mastromarco, la stessa società che ha lanciato Nibali -. Continuo sempre più o meno con la mia routine, quindi mi sveglio presto, un caffè con calma e poi mi dedico un po' ai miei bambini, chiamo casa. Con calma aspetto che i miei compagni si sveglino un po' più tardi, vado a colazione con loro, facciamo un giretto in bici”.

E nel pomeriggio?

“Ognuno lo fa a modo suo, ognuno ha il suo modo di affrontarlo: a chi piace dormire, chi guarda un film o legge un libro, e poi in ogni caso ci sono le varie terapie da fare, i massaggi, la fisioterapia”.

Caruso è 14° in classifica a 8’49” dalla maglia rosa Vingegaard ed è stato determinante in queste 15 tappe al fianco del portoghese Eulalio, nove giorni in maglia rosa: “Questo Giro lo sto vivendo in maniera particolare, perché è vero che sono venuto qui a cercare di centrare una tappa, e non è neanche scontato riuscirci, no? – riprende Caruso -. Però in un certo senso, con le prestazioni della mia squadra, quelle di Afonso e la sua maglia rosa, sto realizzando anche qualcosa di bello che mi porterò dentro per tanto tempo. Quindi mi sento appagato, in ogni caso. Mi piace correre per la squadra e tenere lo spirito alto, amo questo tipo di ruolo. Per me non è un sacrificio, anzi, poter dare una mano a qualcuno che ne ha bisogno, in questo caso un compagno di squadra, ed essere utile, è un ruolo che ho sempre ricoperto con felicità”. Damiano ha 38 anni, Eulalio 24: negli ultimi due mesi sono stati più insieme loro delle rispettive famiglie. “Sì, mi sento un po’ il fratello maggiore in gruppo, sono tutti dei fratellini minori, perché non sono solo il più vecchio ma sono uno dei più vecchi in gruppo, quindi cerco paradossalmente di dare consigli…”.

Il siciliano della Bahrain Victorious torna anche sulla neutralizzazione dei tempi domenica nell’ultimo giro del circuito di Milano: “Non so chi sia stato il portavoce, io ho semplicemente ascoltato dalla radio che c'era questa neutralizzazione, la Giuria aveva indicato di neutralizzare il tempo. Per quanto riguarda il percorso, sì, era pericoloso ma nei limiti. Più che altro, per le condizioni di alcune parti del tracciato, erano un po’ ai limiti perché c’erano tante buche sull'asfalto, che era rovinato e anche pericoloso, e non si poteva neanche prendere la borraccia per bere. Per esempio, io non sono riuscito mai a prendere una borraccia dal rifornimento. Ci sono stati momenti poco chiari su quello che accadeva in gruppo, anch'io ci ho capito poco standoci dentro, e quindi ho semplicemente seguito. Tenevo come riferimento la maglia rosa: se non vedo la maglia rosa che si stacca dal gruppo la seguo, cosa devo fare? Quindi abbiamo fatto così”.


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COMMENTI
quando Pogacar aveva 11 anni
25 maggio 2026 17:17 CarloBike
Ma cosa c'entra ? Che due marones...

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