L'ORA DEL PASTO. COPPI E UNA PRIMAVERA A ROMA

LIBRI | 18/06/2019 | 07:48
di Marco Pastonesi

Il suo ritorno in patria: l’Italia. Il suo ritorno alla vita: la bicicletta. Il suo ritorno alla passione: il ciclismo. Il suo ritorno alla professione: il corridore. Il suo ritorno al futuro: la vittoria.

“Coppi 1945, una primavera a Roma!” è il libro che non c’era: dall’11 novembre 1944, quando sbarca a Napoli dalla Tunisia, al 18 novembre 1945, quando vince il circuito di Ospedaletti davanti ad Adolfo Leoni e – ma pensa – Gino Bartali (che poi avrebbe sostenuto di averlo favorito come regalo di nozze). Un periodo finora oscuro, incerto, vago. E che invece Giampiero Petrucci e Fabio Bellisario hanno illuminato con questa ricerca per Edizioni Eraclea (164 pagine, 13 euro, con prefazione di Beppe Conti e introduzione di Antonio Buccioni).

Coppi: militare di leva dal 21 marzo 1940, di stanza nella Caserma Passalacqua di Tortona, 38° Reggimento di Fanteria, matricola 5628. Coppi: trasferito nei primi mesi del 1943 da Alessandria a Modena, Roma, Napoli, Sicilia, e dal 7 marzo 1943 in Tunisia, in prima linea contro gli inglesi, e dal 13 maggio 1943 prigioniero degli inglesi. Coppi: cooperante (titolo attribuito a chi rinnegava il fascismo), dall’11 novembre 1944 a Napoli, poi a Caserta, nel campo della Raf (Royal Air Force), come attendente del tenente Ronald Smith Towell. Ed è qui che Coppi rinasce: il 9 gennaio 1945, a Caserta, incontra l’ex compagno di squadra Pietro Chiappini, l’artigiano di biciclette Edmondo Nulli, il fotografo Carlo Martini (quello della borraccia) e il giornalista Osvaldo Ferrari (del “Corriere dello Sport”), giunti da Roma sulla macchina di (e con) Michelino Ciocci. Risultato: una bici (Nulli, appunto, dopo la Legnano procuratagli dal falegname Giuseppe D’Avino grazie alla raccomandazione del calciatore Umberto Busani e all’appello di Gino Palumbo sulla “Voce”), una squadra (la Società Sportiva Lazio), uno stipendio (ma sono, per tutti, tempi magri) e un calendario (quello del 1945). La prima corsa, il 25 febbraio: il campionato campano di ciclocross a Grumo Nevano, interrotto per invasione del pubblico sul campo di gara per festeggiarlo, anche se, a corto di allenamento, era già stato staccato. E la prima vittoria, il 27 maggio: la Coppa Salvioni (Roma-Castelgandolfo) davanti – ma pensa – a Bartali.

E’ un Coppi prima kaki (il colore della divisa della Raf) e blu (il colore del cappotto, sempre della Raf), poi arancione (il colore della maglia della Nulli). E’ un Coppi grato e stupito anche di tanto affetto, interesse, calore. E’ un Coppi che dorme sui divani dei salotti (a casa di Chiappini) o in una camera (a casa di Nulli). E’ un Coppi che gareggia nel motovelodromo Appio a Roma, nel Trofeo Matteotti a Pescara (per trasportare i corridori si allestisce un torpedone con partenza da Roma alle cinque e mezzo del mattino), nel circuito di Milano al Parco Sempione. E’ un Coppi già capace di battere tutti nel circuito di Lugano, ma anche di perdere contro il dilettante Zaurino Guidi nel Giro del Lazio. E’ un Coppi umano.
In “Coppi 1945” c’è altro: la storia di Nulli, da manovale a corridore, poi meccanico, imprenditore, sponsor; le vicende della Lazio, non solo calcio e ciclismo, ma anche pallanuoto e rugby; le avventure degli altri protagonisti, da Armando Latini detto “Lardone” a Primo Volpi detto “Pinocchio”; perfino le figurine che ritraggono Coppi e le cartoline che Sandrino Carrea indirizza a Gino Bailo e firmate non solo da Fausto, ma anche da Geminiani, Petrucci, Magni, Martini, Pezzi… Un libro di storia del ciclismo, ma anche d’Italia. Senza voli pindarici, ma con il rigore degli archivi.

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COMMENTI
caro Marco.
18 giugno 2019 13:08 canepari
Mi sono chiesto quanti lettori apprezzeranno questo ultimo libro di Petrucci. Solitamente, le numerosissime (fin troppe direi) biografie di Fausto Coppi hanno trattato in maniera sbrigativa questi pochi mesi della sua vita sportiva e non. Questo momento della sua carriera interessa poco. Non ha risultati eclatanti, non possiede momenti di gloria, si vive nell’incertezza. Lo stesso Fausto Coppi in qualche autobiografia liquida con poche parole quel breve periodo del suo ritorno in Italia dopo il conflitto alla ricerca delle sue origini e soprattutto di se stesso. Dicevamo dei biografi contemporanei di Coppi che, oltre a sorvolare sul quel momento, piombano in errori e date non verificate come ad esempio quella del ritorno dall’Africa, data che poi, per uno sciagurato e facile “copia incolla”, porta fuori strada anche i facili scrittori epigoni. Altro punto: le competizioni del 1945. Solitamente anche i più attenti ne ricordavano al massimo una decina. Il riminese Alessandro Lazzarini, noto soltanto agli addetti ai lavori, attento e fine ricercatore “coppologo”, purtroppo recentemente e tragicamente scomparso, ne individuò più di trenta (Giusto, quindi, da parte degli autori dedicare a lui il lavoro, a lui “andato in fuga troppo presto”). Petrucci ha completato questa ricerca; ha corretto le date che circolavano; ha scoperto dettagli; ha riesumato documenti e fotografie. Ha resuscitato personaggi. Chi era Nulli, il più volte citato come mentore e “sponsor” delle biciclette romane di Fausto? Adesso abbiamo le idee più chiare. Come viveva Fausto a Roma? Come correva? Come era trattato dagli appassionati locali? Il nebuloso periodo bellico e postbellico di Fausto Coppi aveva bisogno di essere riportato in luce, anche perché furono mesi ricchi di insicurezze e di ombre che a tratti segneranno negli anni a seguire la sua fulgida carriera sportiva. Ebbene il “Fausto Coppi romano” svela in questo libro tanti aspetti del suo percorso e tanti “segreti” che non saranno più tali. Ma mi chiedevo all’inizio di questa breve nota…a chi può interessare questo lavoro? Non certo agli estimatori di imprese eclatanti, non certo a chi del Campionissimo ricorda i duelli con tutto il mondo del pedale, non certo ai cacciatori di scoop sulla sua vita sentimentale. Innanzitutto credo che chi si considera un “coppologo” possa essere contento di avere tra le mani questo libro che ci fa conoscere maggiormente un Fausto che pedala col “freno a mano” tirato e che non lascia presagire assolutamente il futuro sviluppo della sua fulgida carriera. Interesserà sicuramente gli appassionati romani che hanno avuto un tesserato “di lusso” nella gloriosa Società Sportiva Lazio che, nella persona del coautore appassionatissimo Fabio Belisario, ha dato un importante contributo alla ricerca. Interesserà a Renzo Nulli che ha messo a disposizione cimeli di casa e vedrà riconosciuta con piacere l’importante opera di supporto del padre Edmondo che tanti citavano ma nessuno conosceva veramente. Interesserà soprattutto ai familiari di “Faustino” che vivranno con emozione quei mesi in cui i parenti apprendono che ha superato la guerra ed ha ancora voglia di correre incontro a una nuova vita.

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