BMC, SEI MESI PER DECIDERE IL FUTURO

PROFESSIONISTI | 12/12/2017 | 11:28
Marc Biver pedala con i ragazzi del Team BMC sulle strade spagnole nel ritiro di Denia ma il suo telefonino è rovente e la sua mente è già proiettata al futuro.
«Siamo arrivati ad un punto chiave della nostra storia - spiega il manager lussemburghese trapiantato a Neuchatel in una intervista rilasciata al quotidiano svizzero 24heures.ch - perché a fine 2018 Andy Rihs (il signor BMC) terminerà il suo impegno al nostro fianco e per noi sarà un evento traumatico, perché non troveremo più un imprenditore tanto appassionato e tanto generoso. In questo momento, il nostro nemico è il tempo: dobbiamo arrivare a primavera con le idee chiare se vogliamo convincere Van Avermaet e Porte a restare, dobbiamo farli firmare prima del Tour de France».

L'ingresso di nuovi partner - Tag Heuer nel corso della scorsa stagione, Sophos (sicurezza informatica, 100 milioni di utenti in 150 Paesi)  e J.Lindberg (casa d'abbigliamento svedese) annunciati in questi giorni - non sono stati sufficienti per evitare una piccola emorragia di corridori e personale e la chiusura del team di formazione, quest'ultima dovuta in parte anche alla mancanza di regole a tutela di chi fa crescere i ragazzi.

«È vero, siamo stati costretti a passare da 28 a 24 corridori, abbiamo dovuto ridurre il numero di meccanici e massaggiatori e per il futuro potremmo essere costretti ad operare ulteriori scelte. Stiamo valutando l'opportunità di non giocare su tutti i tavoli, ma di costruire un team che punti solo alle classiche oppure solo ai grandi giri (leggi possibile rinuncia a Van Avermaet o Porte, ndr) anche se veniamo da una stagione eccezionale caratterizzata da 48 successi in 200 corse disputate e da 80 maglie di leader indossate».
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