Bianchi contro Legnano: la sfida finisce in tribunale

| 04/11/2008 | 16:18
A sessant’anni di distanza da quando Coppi e Bartali si sfidavano sulle polverose strade di Francia e Italia, la rivalità tra i due campioni che hanno diviso una nazione intersa sembra non voler finire mai. Fausto e Gino riposano in pace nell’Olimpo dello sport, non così gli eredi delle due fabbriche che fornivano loro le biciclette. La “Legnano” che legò il suo nome a Bartali aveva deciso di tornare sul mercato in proprio, dopo decenni di oblìo; ma la “Bianchi” con cui correva Coppi e che oggi controlla anche il marchio rivale, non molla l’osso e ha anche ottenuto dal tribiunale un provvedimento cautelare con il quale viene inibito ai rivali l’uso del marchio Legnano. Risultato: il ritorno alla ribalta della bici di Bartali, annunciato in occasione del Salone del Ciclo di Milano, non ci sarà. Non è una semplice guerra commerciale, quella che vede fronteggiarsi le due case: dici Bianchi e Legnano e subito pensi a Coppi e Bartali, ti si srotola davanti un intero album di foto in bianco e nero con borracce che passan di mano, «un uomo solo al comando», «francesi che s’incazzano» e un’intera epopea italiana capace di far passare in secondo piano, a suon di imprese sportive, persino l’attentato a Togliatti. Ridotta all’osso, in realtà, la questione commerciale è assai più concreta. La racconta, tanto per cominciare, Paolo Roasenda, socio del gruppo Bicitalia, neonata società al cui capitale partecipa anche la famiglia Bozzi, discendente di Emilio, fondatore della “Legnano”: «Negli anni ’80 il marchio fu ceduto su licenza alla Bianchi, ma in questo periodo ne è stato fatto a nostro avviso un uso non all’altezza della fama e della storia della Legnano, troppo posizionato, per intenderci, su un settore medio-basso del mercato». Gli eredi di Emilio Bozzi, supportati da altri imprenditori del settore danno così vita a Bicictalia che ha alcuni obiettivi precisi: farsi restituire dai concorrenti il marchio “Legnano”, rimettere in piedi un’azienda con la testa pensante nella città del Carroccio, ma con gli stabilimenti in provincia di Cuneo., C’è anche un piano industriale che prevede la prosuzione di una gamma completa di modelli, due dei quali proprio di bici da corsa. La presentazione del progetto era in calendario in questi giorni, sia al Salone del Ciclo che a Legnano. Ma proprio ieri, giorno in cui era in programma l’ultimo incontro fra “Bianchi” e “Bicitalia” ecco il colpo di scena: la “Bianchi” ottiene dal tribunalòe civile di Milano un provvedimento che di fatto taglia la strada a “Bicitalia”; non ci sono validi motivi, secondo i giudici, perché la famiglia Bozzi reclami la restituzione del marchio “Legnano”. «E in questa situazione conflittuale e di confusione - conferma Roasenda - abbiamo preferito soprassedere a ogni presentazione. Noi ci teniamo a riportare le bici di Bartali sul mercato, ma non in questo modo; non gioverebbe a nessuno. E soprattutto portiamo rispetto alla decisione del magistrato». Da Treviglio, città in cui ha sede il quartier generale della “BIanchi” in qualche modo confermano: «Al prossimo Salone del ciclo presenteremo anche modelli con il marchio Legnano, che resta sotto il nostro controllo, Non abbiamo indicazioni di segno contrario». Il quadro, però, potrebbe evolvere di ora in ora, proprio come quando i due eroi del pedale con scatti e controscatti si davano battaglia al Tour e al Giro d’Italia. L’auspicio di tutti è che il braccio di ferro si risolva in un simbolico passaggio della borraccia, segno di una rivalità che rimane sempre dentro i confini del fair play. Gino e Fausto, da lassù, non chiederebbero di meglio. dal Corriere della Sera - Milano del 4 novembre a firma di Claudio Del Frate
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COMMENTI
mah....
10 novembre 2008 19:21 luca65
...lo saprà la famiglia Bozzi che chi ha spostato il marchio Legnano su posizioni di bassa gamma sono coloro che adesso operano in Bicitalia?

.....ridicola....

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