LA VUELTA 2024. DARIO CATALDO, IL RE DEL CUITU NEGRU

VUELTA | 14/08/2024 | 08:24
di Claudio Ghisalberti

Non è la tappa regina, perché quella è la ventesima con traguardo dopo sette gpm sul Picon Blanco. Ma alla Vuelta Espana c’è una tappa, la quindicesima, che m’incuriosisce molto. Mi piace e m’impressiona. Mi colpisce quel traguardo che solo dal nome fa paura: Cuitu Negru. Siamo nelle Asturie, zona di montagne aspre, dure, a volte più adatte alle capre che alla bicicletta. Siamo al confine con la Castiglia y Leon. Oviedo è a 40 minuti di auto e qui d’inverno si scia.


I numeri confermano che questa scalata sia tremenda: 18,9 km al 7,4% di pendenza media. Dopo Pajares, a circa 2,5 km dal traguardo, le rampe più dure, si tocca il 24%. Gli ultimi 500 metri sono mortali, serve uno sforzo al limite dello svenimento. Ed è stato un italiano a domare questo mostro nell’unica volta che la Vuelta ha osato spingersi lassù. Dario Cataldo, che è riuscito in questa impresa nel 2012, è il re del Cuitu Negru.


Ciao Dario, come stai? Sarai alla Vuelta?
«Bene, ho appena finito l’allenamento. No, non ci sarò in Spagna. Nel mio programma sono riserva in Germania, correrò in Canada, poi farò il calendario italiano».

A 39 anni compiuti è anche il tempo per pensare al futuro. Che cosa farai?
«Spero di restare all’interno della Lidl-Trek e di salire in ammiraglia. Quello del diesse è un ruolo che sento abbastanza mio. Ho fatto un’esperienza con il team ‘devo’ e questo è stato uno stimolo in più. Poi, ti ricordi che da giovane avevo iniziato a frequentare scienze motorie? Ecco, non è detto che non riprenda gli studi per diventare allenatore. La preparazione di un atleta è un campo che mi ha sempre appassionato molto».

Torniamo alla Vuelta del 2012.
«Per me quello era un periodo importantissimo, quindi cercavo il risultato personale. I tentativi di entrare in qualche fuga erano persino eccessivi. Poi dopo tanto lottare, in quella benedetta sedicesima tappa Gijon-Cuitu Negru, sono riuscito a pescare la fuga buona con De Gendt. Perché sai, mica facile trovare chi pedala nel modo giusto per cercare di andare all’arrivo. Ma in questo de Gendt è una garanzia. Solo che lui a un certo punto voleva mollare, diceva che non ce l’avremmo mai fatta visto che dietro tiravano fortissimo».

Quindi?
«Cercavo d’incitarlo, lo spronavo a tenere duro. Gli dicevo: ‘Cerchiamo di arrivare ai piedi della salita, poi vediamo. Nonostante la bagarre dietro, c’erano Purito, Contador, Valverde… riuscivamo a mantenere quel minimo vantaggio che ci dava speranza».

Dopo il Puerto de Pajares, sullo strappo finale il colpo vincente.
«Ho cercato di anticipare, è andata bene. Ma De Gendt negli ultimi metri stava rientrando. Tattica? Macché, ho fatto tutto di testa mia. Sono andato in progressione sperando di tenere fino alla fine. Se fossi scattato l’avrei pagata. Poi sai, su quelle pendenze c’è poca tattica. Devi solo dosare lo sforzo per arrivare al traguardo».

Il Cuitu Negru è paragonabile a qualche altra salita?
«Direi a Plan de Corones. La salita prima è impegnativa, poi si devia e ci si arrampica su una pista da sci che qui è stata asfaltata. Però le pendenze sono quasi impossibili. Un paio di chilometri sono tremendi, poi dai -500 ai -50 la salita è davvero impossibile. Poi sai che rapporto avevamo noi? 39x25».

Dovessi rifarlo quest’anno che rapporti useresti?
«Agili, agilissimi. I più agili possibili. Direi una cassetta pignoni con il 36 e due corone 52-39».

Hai altri ricordi di quel giorno per te trionfale?
«Guarda, non ce l’aspettavamo così duro. Era stato preso un po’ alla leggera. Il passo (Pajares) lo avevamo già fatto. Dall’ammiraglia ci dissero: ‘Qui per il Cuitu negru si gira’. Si, vabbé… Era una salita inedita, forse andava studiata meglio. Dopo il traguardo ero sfinito e mi sentivo svenire. Una sensazione bruttissima».

Tu da Under 23 hai vinto un Giro-baby, da professionista sei stato un gregario fantastico. Dopo quel successo cosa hai pensato? Hai avuto dei rimpianti o eri felice così?
«Da Under tutti hanno grandi aspirazioni, poi il gruppo mette ognuno al proprio posto. Io in quella stagione avevo vinto due corse e neanche così importanti. Poi ho vinto il Giro-baby senza vincere una tappa. È stata premiata la mia regolarità, il mio essere sempre presente. Non mi sono mai sentito un fuoriclasse».

Hai corso al fianco di grandi campioni, con chi hai legato maggiormente? O chi è il corridore che hai di più nel cuore? Un nome secco.
«Froome, un grande signore, un bravissimo ragazzo. Chris non è stato un corridore che piaceva a tutti. Non era come Pogacar ora. Lui era fortissimo, ma poco elegante. In più silenzioso, umile, tranquillo. Ripeto, una bravissima persona con cui si è creata subito empatia pur non avendo corso moltissimo assieme». 

Io mi ricordo le nostre chiacchierate dopo il Cuitu Negru e i giorni a seguire. La tua domanda era sempre la stessa: “Mi porta?” Riferita alla convocazione del c.t. Paolo Bettini in maglia azzurra per il Mondiale in Limburgo.
«Ci tenevo tantissimo, volevo quella maglia. Già ci ero rimasto molto male per l’Olimpiade. Ero campione italiano crono, ma venne convocato Pinotti. Per me fu un colpo durissimo. Ma forse Pinotti dava più garanzie…».

Dopo il Cuitu Negru un giorno di riposo (come stavolta) poi la Santander-Fuente Dé in assoluto una delle più spettacolari e incredibili tappe che io ricordi. Come l’hai vissuta?
«Bellissima! Una tappa di quel vecchio e magnifico ciclismo che ora non c’è più. Nessun calcolo, solo cuore, coraggio, gambe, fantasia… Contador lo sanno tutti che era un combattente. Uno che non si dava mai per vinto. Purito però quell’anno andava più forte di lui in salita. Era il leader della corsa. Forse, perché aveva un finale non molto impegnativo, prese quella tappa sottogamba. Io quando in corsa ho visto Alberto con tutta la sua Saxo Bank davanti ho capito che ne avremmo viste delle belle. Cavolo, che genio! Ha messo tutti nel sacco. Proprio un bel ciclismo».

E quello di oggi, com’é?
«Anche adesso, per altri motivi, è un bel ciclismo. Però in corsa manca un po’ d’improvvisazione. Forse perché le corse sono così tirate che resta poco spazio alla fantasia, al genio. Però Remco, Pogacar, VdP, sono bei corridori da vedere».  

Copyright © TBW
COMMENTI
Hai dimenticato i tuoi dati, clicca qui.
Se non sei registrato clicca qui.
TBRADIO

00:00
00:00
Il ciclismo conquista il palcoscenico della diplomazia internazionale. In occasione del vertice del G7 ospitato a Évian-les-Bains, il presidente francese Emmanuel Macron ha scelto un regalo originale e simbolico per i capi di Stato e di governo presenti: una bicicletta...


Se la vostra filosofia prevede di credere nell’utilizzo di una sola bicicletta per ogni tipologia di percorso, da oggi in poi dovrete prendere in considerazione la nuova Bianchi Specialissima, una all-rounder di ultima generazione. In questo modello il Reparto Corse, storica divisione...


Nell’anno in cui l’A.S. Aurora, società organizzatrice che festeggia gli 80 anni essendo stata fondata nel 1946, la 79^ Firenze-Viareggio classica nazionale per élite e under 23 in programma il prossimo 15 agosto cambia percorso per tre quarti del suo...


Per Tiesj Benoot l’imminente Tour de Suisse non sarà una corsa come le altre. Assente dalle competizioni dallo scorso Lombardia, nella gara a tappe che prenderà il via domani da Sondrio il belga farà infatti il proprio debutto in...


Non solo Giro di Svizzera, in vista del Tour de France c’è anche chi ha scelto il Giro di Slovenia 2026 (17-21 giugno). Corsa giovane, nata nel 1993, ma con una sua identità ben precisa, può contare su un albo...


Tom Pidcock non sarà alla partenza del Giro di Svizzera 2026, la conferma è arrivata dalle convocazioni diramate dal team Pinarello Q36.5 che vedono il britannico depennato dall'elenco. La motivazione è presto detta: il bicampione olimpico della MTB è reduce dai...


Si avvicina l'appuntamento con il Tour de France e comincia la corsa alla "scoperta" delle formazioni che vedremo al via. Come sempre molto ben informato, il quotidiano belga HLN anticipa quelle che dovrebbero essere le scelte della Visma Lease a...


Per ventiquattrore si sono ritrovati. Una piccola rimpatriata, con tanto di maglia celebrativa Mapei prodotta dalla Sportful, della famiglia Cremonese. Per ventiquattrore Paolo Bettini, campione olimpico e due volte campione del mondo, con Andrea Tafi, Pavel Tonkov, Gianni Faresin, Michael...


Dopo un 2025 straordinario, culminato con le vittorie alla Gent-Wevelgem U23 e al Campionato Italiano, quest'anno Alessandro Borgo ha saputo mettersi in luce anche tra i grandi del WorldTour, ben figurando nelle Classiche Monumento e conquistando il 24 maggio, al...


Dopo due giornate relativamente pianeggianti e sicuramente molto veloci, cambia decisamente il panorama del Giro Next Gen con la terza tappa che porterà il gruppo da Sibari a Villa d’Agri di Marsicotevere per 169 km con un dislivello di 3.200...


TBRADIO

-

00:00
00:00





DIGITAL EDITION
Prima Pagina Edizioni s.r.l. - Via Inama 7 - 20133 Milano - P.I. 11980460155




Editoriale Rapporti & Relazioni Gatti & Misfatti I Dubbi Scripta Manent Fisco così per Sport L'Ora del Pasto Le Storie del Figio ZEROSBATTI Capitani Coraggiosi La Vuelta 2024