Cipollini: manca gente di personalità, ma Riccò...

| 19/05/2008 | 18:31
«In questo Giro mancano i passisti, le squadre sono piene di scalatori, per questo vanno forte in salita, meno in pianura. Una volta i corridori si esponevano di più, oggi mi sembra di assistere a una partita a scacchi giocata dalle ammiraglie1. Mario Cipollini, grande assente al Giro d'Italia, dopo avere riappeso la bicicletta al chiodo, si è rituffato nel mondo del grande ciclismo. Per un giorno almeno, il Re leone è tornato a respirare "l'aria di casa". L'ambiente gli è sempre familiare ma, a sentirlo, è cambiato il modo di correre, di interpretare la corsa, di viverla in prima persona. Rischio dopo rischio. Cipollini lamenta l'assenza di quei corridori che, per personalità, esperienza e abilità nella gestione del gruppo, davano maggiore affidamento. E non solo a lui. «Mancano i Roberto Conti, iCalcaterra, gli Scirea - sono le parole dell'ex campione del mondo su strada a Zolder, nel 2002, che vanta anche il record di successi al Giro: ben 42, tutti in volata, fra l'89 e il 2003 -. I problemi, per il resto, sono sempre gli stessi. Cosa devo dire? Nelle varie squadre manca gente di esperienza, stiamo assistendo a un ricambio generazionale, l'ennesimo. Il problema è che sta avvenendo troppo velocemente. Con questo non voglio dire che prima era meglio o peggio, solo che era diverso. Diciamo che c'era gente con più personalità. E basta». A Cipollini è piaciuto il comportamento di Leonardo Piepoli nella prima settimana di Giro, che si è conclusa ieri con la tappa Civitavecchia-San Vincenzo. Lo scalatore della Saunier Duval, a sentire l'ex sprinter, «ha dato un taglio diverso alla squadra». Quando si tira in ballo Petacchi, Supermario allarga le braccia, s'intristisce. «Petacchi... Gia', Petacchi - sussurra, fra se' e se' - Non so cosa dire. A me, quello che gli è capitato può solo dispiacere, non ho parole. In questo Giro, però, manca una figura come la sua. La sua presenza avrebbe potuto dare un'impronta diversa alla corsa». Anche Cipollini, che oggi ha 41 anni, è in attesa di conoscere l'esito della cronometro di domani, da Pesaro a Urbino. Anche lui resta col fiato sospeso, ma non fa previsioni. «Posso dire che Riccò è in gran forma - fa notare Cipollini - vedremo se saprà confermarsi anche in una tappa come quella di domani. Se va forte anche nelle corse contro il tempo, allora si può parlare di una gran bella conferma per il ciclismo italiano. L'Astana? Ha uomini forti, molto esperti e poi il loro ds Bruynel è furbo, secondo me il loro Giro deve ancora cominciare. Di certo, non sono venuti a pettinare le bambole, come si dice dalle mie parti. Finora hanno dominato i vari Piepoli, Di Luca e Riccò, ma il bello deve ancora venire. Riccò, in particolare, mi sembra quello che va più forte di tutti». Cipollini non ha ancora chiaro il proprio futuro: l'esperienza americana in sella è ormai solo un ricordo, ma ancora non riesce a immaginarsi a bordo di un'ammiraglia. «È normale che in me prevalga un po' di nostalgia - ammette il lucchese - ma per il momento non ho progetti. Rituffarmi ogni tanto nell'ambiente non mi dispiace certo, ma il ciclismo di oggi è molto diverso da quello mio. Non so se sia migliorato o peggiorato, di certo è molto diverso». Cipollini chiude con un'ammissione che ha tutto il sapore di una nostalgia canaglia. «Tifo per Bennati. E sa perché? Ha fatto parte del mio treno». E Re leone questo non può dimenticarlo. dall'inviato dell'Ansa Adolfo Fantaccini
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