Zomegnan: il ProTour è morto, non possiamo più aspettare

| 27/07/2007 | 00:00
La voce tonante di Angelo Zomegnan, direttore del Giro d’Italia, non lascia spazio ad alcun dubbio: «Non ci puo’ essere un futuro per il ProTour. È morto, defunto, sepolto. La sua formula non interessa e non piace a nessuno. I nostri destini non li vogliamo più lasciare nelle mani di persone che poco hanno a che fare con il ciclismo e poco capiscono ciò che sta accadendo» ha detto Zomegnan ai microfoni di Eurosport. «Credevamo che McQuaid fosse un clone dell'ex presidente dell'Uci, Hein Verbruggen, ma è un clone venuto male. Voglio lavorare per un ciclismo che magari non sarà pulito, ma voglio lavorare con persone intellettualmente oneste. Che abbiano poche e chiare regole e che soprattutto sappiano far rispettare queste regole. Dall'Operacion Puerto in poi, l'Uci ha preso poche iniziative e deleterie. L'anno scorso, ad esempio, l'Astana non partecipò perché alcuni corridori erano coinvolti. C'erano anche Contador e Paulinho, lo spagnolo fu poi riabilitato. Ora Contador è sta per vincere il Tour. Vorrei un ciclismo dove non ci sia disorientamento. Un ciclismo con decisioni inequivocabili. Rasmussen non doveva essere né al Tour né al Giro, tantomeno lo scorso anno. Clerc ha detto che si sarebbe vergognato della vittoria di Rasmussen? Se Blatter dicesse “mi vergognerei se vincesse il Milan”, ci sarebbe un'insurrezione. Il ciclismo è diventato un mondo in cui la gente oltre a non saper parlare, non riesce neppure a stare zitta. Noi non vogliamo fare la guerra all'Uci, noi vogliamo che esca dalla mentalita' impiegatizia per risolvere i problemi che ci sono. Non abbiamo più fiducia nelle loro azioni. Il ciclismo ha un potenziale enorme, che non puo' essere tradito da una dirigenza che e' una sommatoria di impiegati assunti a ruoli politici importanti».
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