| 05/07/2007 | 00:00 «La Parigi-Nizza del 1997, era la mia prima grande gara. Tutto stava andando molto bene, in una tappa riuscii a collinare il Mont Ventoux con il gruppo in testa. All’arrivo, Stanga mi si avvicinò e domandò: “Cosa hai preso?” Non lo capii e gli chiesi: “E cosa dovrei aver preso?” Sicuramente dovette pensare che lo stessi prendendo in giro. Durante la notte Stanga venne nella mia stanza, che dividevo con Dirk Baldinger, mi prelevò del sangue e analizzò il mio valore di ematocrito per verificare se io avessi preso Epo. Il valore fu di 41, relativamente basso. Guardai Baldinger: “Che sta facendo? Che significa questo. E’ bene o male?” Stanga disse solo: “Cinque anni di contratto per Jaksche”. In vero, ero abbastanza ingenuo».
Inizia così l’interviswta di Joerg Jaksche al quotidiano (è il più importante settimanale di Germania!, ndr) «Der Spiegel». Il corridore tedesco, all’epoca al Team POlti, ha accusato l’attuale team manager della Milram, Gian Luigi Stanga, di averlo indotto all’uso di doping. Un’accusa che ha costretto Stanga ad autoconvocarsi per chiarire la sua posizione alla Procura antidoping del Coni.
(dal «Corriere dello Sport» del 5 luglio 2007)
COMMENTINO: Non siamo avvocati, siamo semplici operatori dell’informazione, con una passione sfrenata per questo sport bislacco e malandato, che non ha una sola colpa, ma probabilmente mille. I corridori ne fanno più di Bertoldo e i tecnici e chi gli ruota attorno pure, però a leggere certe rivelazioni restiamo perlomeno perplessi. Quello che racconta Jaksche (non non lo bolliamo come pazzo, saranno le autorità competenti a dire se le sue parole sono vere o meno), non ci sembra così sconvolgente, anzi. Visto che un giovanotto di primo pelo arriva bene sul Mont Ventoux, Stanga, che non è un signore sprovveduto e con l’anello al naso, chiede al giovanotto “cosa hai preso?”. E’ più preoccupante la risposta di Jaksche che pare scendere dalle nuvole, come se fino a ieri fosse stato su un altro pianeta.
Il fatto poi che alla sera sempre Stanga gli controlli l’ematocrito per verificare se veramente il ragazzo aveva detto il vero (“non ho preso niente”) non pensiamo possa essere annoverato tra gli illeciti, anche se speriamo che tale controllo il tecnico bergamasco l’abbia fatto fare al proprio medico di squadra.
SUL CORRIERE DELLO SPORT
«Stavo bene, pedalavo in montagna con facilità. Durante gli allenamenti un medico della Polti disse che avevo bisogno di prendere vitamina B12, acido felico e ferro. “Non c’è problema – gli risposi – me lo compro a casa”. «No, te lo diamo noi e quando sei in casa te lo inietti da solo”. Così iniziano a ingannarti».
Jaksche ricorda e poi torna al 1997: «Poco prima del Giro di Svizzera stavamo in un hotel sul lago di Costanza. Stanga disse che avrebbe voluto iniziare già con un trattamento. Avrebbe voluto trovare quello che meglio potesse funzionare per me Quello che in realtà voleva dire: “Ti insegniamo come funziona il ciclismo. Mi iniettarono. E’ la sera nella mia camera. Già in camera pensai: “Spero che non mi si fermi il cuore questa notte”. Durante i giorni successivi ricevetti anche pasticche di Medrol, che contengono un ormone e prevengono le infiammazioni. E provarono con me anche il Synachten, che favorisce la propria produzione di corticoidi. All’inizio della tappa ti senti male, come se avessi bevuto molta acqua. Ma dopo ottanta chilometri noti un repentino “clic”. Stanga migliorò il miop contratto – prosegue Jaksche -. Nel 1998, al mio secondo anno, prendevo già 40 mila euro. Lui diceva: “Devi essere la rivelazione del Tour. Se arrivi tra i primi venti, non paghi niente per le medicine”.
Nel 1998 quando ci fu lo scandalo Festina «nella nostra squadra qualcuno ebbe l’idea di nascondere l’Epo in un aspirapolvere con doppio fondo. Durante il Tour mi iniettavo 2.000 unità ogni due giorni più l’ormone della crescita per avere una migliorare rigenerazione e insulina. Ma dopo dieci o dodici giorni tutto questo finì, il rischio era troppo elevato».
Dal «Corriere dello Sport» del 5 luglio 2007
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