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IL SITO DI RIFERIMENTO DEL CICLISMO ITALIANO
Numero 9 - Anno 2014
 
Boaro, un inchino di felicità
Per vincere la sua prima gara tra i professionisti, Manuele Boaro ci ha messo quattro anni. E sul traguardo di Vejle, terza tappa del Giro di Danimarca, ha salutato l’avvenimento con un bell’inchino rivolto agli spettatori che lo applaudivano.
Non è stata una vittoria qualsiasi, perché Boaro ha attaccato a 500 metri dal traguardo su uno strappo con punte del 24% che portava all’arrivo.
«Volevo fare qualcosa di bello per riscattarmi dopo la clamorosa gaffe del giorno prima ad Aarhus. Correvamo in circuito, le fasi di corsa erano concitate, ho perso il conto dei giri e ho attaccato allo stesso modo, ho tagliato il traguardo per primo e ho esultato ma... mancava ancora un giro! Non so nemmeno io come possa essere accaduto, ma l’indomani avevo tanta di quella rabbia in corpo che non potevo davvero perdere...».
Veneto di San Zenone degli Ezzelini, da quattro anni Boaro veste la maglia del team di Bjarne Riis e corre al fianco di un certio Alberto Contador...
«All’inizio non mi rendevo quasi conto di dove fossi arrivato, ma ho sempre cercato di vivere questa grande opportunità giorno per giorno, dan­do il meglio di me. Se sono ancora qui vuol dire che il mio lavoro è stato apprezzato».
Piccolo gioco di parole: da piccolo cosa volevi diventare da grande?
«Un corridore professionista. Non ho mai pensato ad altro sin da quando papà, ciclista amatore, mi ha portato a vedere una corsa di giovanissimi vicino casa. Lì è scattato il pallino per la bici. Prima gara da G5 con la maglia della UC Doria e una piccola Melchioretto azzurra. Da quel momento non mi sono più fermato anche se non sempre è stato facile: all’ultimo anno da dilettante, per esempio, pensavo che sarei stato costretto a smettere perché il telefono non suonava mai... Poi è arrivato Riis ed eccomi qui».
Che corridore sei?
«Quando sono passato, il mio forte erano le cronometro, ora mi sono specializzato nel lavorare per i capitani. Diciamo che sono diventato un corridore capace di farsi trovare pronto ogni volta che serve. Essere un buon gregario non è facile e io sono contento di esserlo. Se poi capita di centrare qualche vittoria, ben venga».
Una tua passione oltre alla bici?
«Il modellismo statico. Nella mia camera ci sono più di 500 macchinine, piccole au­to di tutti i tipi».
Obiettivi?
«Dare il massimo per la squadra, sempre e comunque. La Tinkoff Saxo sta co­stru­endo una formazione ancora più forte, vuol dire che ci sarà sempre più lavoro da fare...»
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