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IL SITO DI RIFERIMENTO DEL CICLISMO ITALIANO
Numero 8 - Anno 2014
 
Peraud, un vecchio biker sul podio di Parigi
di Paolo Broggi

Un anno fa era caduto nell’ultima curva dell’ultima crono del Tour, picchiando la clavicola già fratturata e abbandonando così la corsa ad un passo da Parigi. E quest’anno Jean Christophe Peraud ha pensato bene di cadere addirittura a Parigi, nell’ultima tappa, rischiando seriamente di compromettere lo straordinario Tour disputato e di gettare al vento il secondo posto in classifica generale.
«Una caduta banale, qualche goccia di poggia sui sampietrini e mi sono trovato per terra. Ma in pochi istanti tutta la squadra era accanto a me e ha lavorato per riportarmi in gruppo il prima possibile. Una squadra meriavigliosa, la AG2r, della quale sono orgoglioso di fare parte. È grazie a dei compagni meravigliosi se sono riuscito a salire sul secondo gradino del podio».
A 37 anni Peraud ha vissuto un Tour eccellente: «Il giorno più duro per me è stato quello di hautacam, quando mi sono letteralmente aggrappato alla ruota di Pinot, non volevo mollarla per niente al mondo ma ho rischiato di saltare per aria. Ho faticato più quel giorni che a Risoul, quando sono rimasto alla ruota di Nibali. È stato un Tour durissimo, ma quando gli sforzi sono ripagati così bene, tutto si dimentica»,
E pensare che al ciclismo su strada JC ci è arrivato quasi per caso, dopo una lunga carriera in sella ad una mountain bike con la perla della medaglia d’argento ai Giochi Olimpici di Pechino 2008, alle spalle del connazionale e plurititolato Julien Absalon.
«È stata la Omega che mi ha proposto di provare, ho vinto il titolo francese della crono e quindi sono poi approdato alla AG2r. A 33 anni ho cominciato a ridisegnarmi una carriera e a pormi nuovi obiettivi. Ora ne ho 37 e ancora tante cose da scorpire, a cominciare dal Giro d’Italia. Ho ancora due anni per farlo, aspettatemi nel vostro paese».
Riavvolgendo i pensieri fino a Leeds, Peraud confessa: «Ero partito per inseguire un posto nei dieci: Bardet ed io punte designate della AG2R. Alla fine ci siamo trovati io al secondo posto e lui al sesto, direi che siamo andati forte davvero. Certo, il ritiro di big come Froome e Contador ha completamente ridisegnato la geografia del Tour, ma Nibali ha dimostrato di essere davvero il più forte. E noi, anche se a debita di­stanza, eravamo nella sua scia. Romain è un ragazzo davvero forte, peccato abbia avuto una giornata difficile sui Pirenei, altrimenti avrebbe potuto strappare la maglia bianca a Pinot. La Francia con loro può stare serena. Quanto a me, devo pedalare più in fretta: ho due anni per scoprire il mondo».
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