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IL SITO DI RIFERIMENTO DEL CICLISMO ITALIANO
Numero 8 - Anno 2014
 
Majka, un polacco a pois
di Giulia De Maio

E pensare che al Tour de France non voleva venirci. Rafal Majka dopo aver di­spu­tato il Giro d’Italia, alla Grande Boucle non ci pensava neanche lontanamente e l’ha detto senza troppi giri di pa­role: «Sono giovane, al mio fisico non farà bene disputare due grandi giri uno dietro l’altro, la squadra non ha a cuore la mia salute» aveva scritto su facebook quando la Tinkoff Saxo ha deciso di schierarlo in so­stituzione a Roman Kreu­ziger, fermato per anomalie nel suo passaporto biologico e, a conti fatti, ha preso la scelta più azzeccata. Azzeccatis­sima visto che il ventiquattrenne polacco è tornato a casa dalla Francia con due vittorie di tappa e la maglia a pois di miglior scalatore dell’edizione 101. Mica male per uno che non ne voleva sapere...
La prima vittoria l’ha centrata in solitaria a Risoul, sulle Alpi, ed è stato anche il suo pri­mo successo nella massima categoria. «Ieri ci ero arrivato vicino, oggi ho centrato l’obiettivo pieno e sono felicissimo - ha commentato a caldo ricordando il secondo posto del giorno precedente, quando a Cham­rousse si era dovuto inchinare a “le Roi du Tour” Vincenzo Ni­bali. - L’infortu­nio di Con­tador ha cambiato i piani della squadra, questa vittoria è per tut­to il gruppo e soprattutto per Alberto con cui puntavamo a vincere la maglia gialla. Ogni giorno io e i miei compagni continueremo a lottare, anche per lui. È una promessa».
Promessa mantenuta. La seconda tappa su cui ha messo la firma il talento nato a Ze­gar­to­wice, a sud di Cracovia, il 12 settembre del 1989, si concludeva a Pla d’Adet, sui Pirenei, quattro giorni più tardi rispetto alla prima perla: vittoria ancora in solitaria, un urlo e uno sparo alla Contador, il “Pisto­lero” ko che guardando il Tour da casa è riuscito a sorridere per il successo del giovane compagno, che ha saputo precere i due picciotti Giovanni Visconti e Vincenzo Nibali.
«Sono molto felice. Non sono andato in fuga per i punti della maglia a pois, ma per centrare la vittoria finale. Sono arrivate entrambe, quindi sono raggiante. Devo ringraziare ancora una volta la squadra, i tecnici e i compagni, soprattutto Roche che è stato strepitoso. Un pensiero lo voglio dedicare an­che a chi mi è stato vicino in passato e ha sempre creduto in me, come il mio direttore sportivo Elso Fre­diani e il mio procuratore Giovanni Lombardi che mi hanno permesso di arrivare integro al professionismo nel 2011».
Rafal, sesto al Giro d’Italia (era stato settimo nel 2013, ndr), con Kwiatkowski è il miglior talento polacco degli ultimi anni. Forte anche nelle classiche dure: fu terzo al Lombardia nel 2013, è cresciuto e vive in Toscana, parla italiano perfettamente. Nel suo passato da di­lettante ha vestito le maglie di VC Gra­gnano, Miche, Petroli Firenze e Trevigiani fino al grande salto con Bjarne Riis.
L’esile scalatore tra un occhiolino e una smorfia alla telecamera, è riuscito anche a far commuovere il glaciale Oleg Tinkov e a fargli passare la delusione per il ritiro forzato di Contador su cui il team aveva puntato tutto per arrivare in Parigi in trionfo.
«Rafal è stato meraviglioso, è un grande corridore. Alberto era preparatissimo, aveva un squadra fortissima, peccato per l’incidente. Ci siamo battuti per lui. Torneremo nel 2015 con una squara ancora più forte per vincere il Tour» chiosa il magnate russo che non si è perso una tappa in ammiraglia e con la consueta schiettezza ha ribadito in più occasioni che se Contador non fosse stato costretto al ritiro avrebbe certamente conquistato la ma­glia gialla.
«Ho fatto piangere Tinkov, ma è grazie a lui che abbiamo questa grande squadra e questo grande sponsor» gli fa eco Majka, che sfoggia la sua bella maglia a pois nella passerella conclusiva sugli Champs-Élysées. «Sono veramente orgoglioso, era il mio primo Tour. Al Giro ho sofferto il freddo, col caldo sapevo mi sarei trovato meglio ma ho superato le mie stesse aspettative. Spero queste vittorie siano solo le prime di una lunga serie, anzi lo so».
Meno male che era stanco e non aveva voglia di andare al Tour.
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