1 Gennaio 1970 | 01:00
 
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COMMENTI
Bocconi
Martedì 3/12/2013    Melampo
Vede Sig. Acquarone, niente so e niente voglio sapere di questa vicenda, che mi lascia del tutto indifferente.

Ma consideri, indipendentemente da tutto e per il futuro, che il ciclismo è fatto di poche cose, semplici ma intransigibili, che assai poco hanno a che fare con la "Bocconi" e con il modo di fare e pensare che insegnano in certi posti.

Per questo, Le auguro tutte le cose più belle a livello personale e professionale, ma ben lontano dal ciclismo, mondo entro il quale Lei ha, non solo a mio avviso, dimostrato di non sapersi affatto muovere, proprio a giudicare dai risultati che Lei cita ed invoca.
 
Quei manager molto "scenici"
Martedì 3/12/2013    Bartoli64
Nell’associami concettualmente al post di Melampo, ricordo ancora alcuni vocaboli (tipo “boost” e “commitment”) utilizzati dal “bocconiano” in questione allorquando, un paio d’anni fa, tentò di spiegare (ma sarebbe meglio dire “incartare”) a giornalisti ed appassionati la partecipazione di una squadra tedesca al Giro penalizzando quella di un team italiano ben più meritevole.

Meno male che, almeno il Direttore di Corsa del Giro d’Italia, Sig. Mauro Vegni, è uno di “vecchia scuola” (discepolo di patròn Torriani), perché di questi manager dotati di favella smart e con il vocabolario pieno zeppo di termini ad effetto, che però non dicono nulla, il ciclismo ne può fare tranquillamente a meno.

Sarà forse per quello che al Tour de France (la corsa più importante del pianeta) lavorano persone che si chiamano Bernard Hinault e Christian Prudhomme, e che prima di ricoprire gli importanti incarichi che hanno al Tour facevano i corridori professionisti?

Quanto ad eventuali responsabilità di ordine penale sul rapporto di lavoro tra RCS e Acquarone sarà la Magistratura inquirente a stabilire la verità, ma forse certe “colpe” sul chi, come e perché, si scelga di affidarsi a manager molto “scenici” e poco di sostanza andrebbero soprattutto imputate in contesti molto più ampi ed importanti

In questo sciagurato Paese (come qualcuno ha ricordato proprio la scorsa domenica) certi “bocconiani” di danni (soprattutto in campo economico e finanziario) ne hanno già fatti troppi.

Consiglio per RCS: Marco Pinotti (corridore professionista fino a pochi mesi fa e laureato in ingegneria gestionale) potrebbe essere l’uomo giusto da collocare al posto giusto? Fate un po’ voi…

Bartoli64
 
Perplessità a vagonate
Martedì 3/12/2013    TorrazzaForever
I commenti banali sui Bocconiani fatti dai due precedenti trovano il tempo che trovano. Diciamo piuttosto che da buoni italiani dovremmo diffidare da chi insiste a mettere in ogni frase brand, networking,mission, vision, per poi fare figure da cioccolation... Diciamo che stupisce il meccanismo di selezione e reclutamento di RCS, tralasciando ogni commento sulla scelta delle persone protagoniste di questa vicenda. Probabilmente Carmine Gargiulo 'o carrozziere, nella sua grettezza, prende più informazioni nell'assumere i dipendenti, mentre questi di RCS paiono dilettanti allo sbaraglio.Su Acquarone credo nella sua buona fede ma indire una conferenza stampa significa che in Italia professionalmente è finito. Secondo me, ha molto più colpa chi lo ha messo in quel ruolo, pensando che il ciclismo si venda come i dadi Star o Vogue.
 
@Bartoli64
Mercoledì 4/12/2013    Melampo
Secondo me, il tuo è "il" commento" perfetto. Bravo.
 
@Melampo
Mercoledì 4/12/2013    Bartoli64
Ti ringrazio per l’apprezzamento Melampo.

Io e te, talvolta, siamo stati su posizioni ben differenti, ma casi come questo dimostrano che quando poi si parla la stessa lingua il ritrovarsi sulla stessa linea non è così difficile.

Chi ci ha preceduto (blogger a me noto) parla di banalizzazioni sui “bocconiani”, aggiungendo che lasciano il tempo che trovano , però poi non può sviare dal riprendere i miei (e tuoi) stessi concetti al riguardo dei metodi di selezione adottati da RCS.

Che la nota università milanese sia e rimanga un polo d’eccellenza fra tutti gli atenei italiani nessuno lo mette in dubbio, il problema, semmai, sta nel creare “in batteria” una classe dirigente molto meno incline a considerare il proprio ruolo (sempre molto ben pagato) con responsabilità ed autentico spirito di servizio, col risultato che ci ritroviamo con questa nuova classe dirigente che è sempre più protesa solo verso il proprio tornaconto personale.

Gente come Mattei o Olivetti (tanto per fare due nomi) nell’Italia di oggi, molto probabilmente, avrebbero concluso la loro carriera allo stesso livello dal quale erano partiti.

Bartoli64
 
Mercoledì 4/12/2013    foxmulder
Io devo invece dissentire da chi mi ha preceduto. A mio avviso la gestione Acquarone ha consentito un "cambio di marcia" a livello di internazionalità e spessore della partecipazione. Vero che qualche scelta discutibile in merito alle wild card era stata fatta, ma secondo me sempre funzionale al progetto di sviluppo dell'internazionalità dell'evento. Il lessico bocconian-markettaro di Acquarone potrà non piacere (e non piace nemmeno a me pur occupandomi per professione di materie attinenti), ma mi dispiacerebbe (fino a una condanna o a una incontrovertibile ricostruzione dei fatti uso il condizionale) che l'unico direttore che non ha potuto fregiarsi del titolo di "patron" (titolo del quale erano stati "insigniti" dai media ad esempio Torriani, Castellano e, ultimo in ordine cronologico, Zomegnan) fosse stato pescato con le mani nella marmellata.
Devo infatti dire che Acquarone, a mio modo di vedere, si è calato nel ruolo con una certa "educazione" e, visti i tempi, è già molto. Un saluto a tutti.
 
Christian Prudhomme
Mercoledì 4/12/2013    cimo
Christian Prudhomme, né le 11 novembre 1960, est un ancien journaliste sportif et l'actuel directeur du Tour de France.

Biographie:Il a obtenu un baccalauréat, section C avec mention Très Bien, après des études secondaires au lycée Gabriel-Faure à Paris.

Journaliste diplômé de l'École supérieure de journalisme de Lille (59e promotion), il a démarré sa carrière cathodique sur La Cinq à la fin des années 1980, dans l'émission Télé matchs dimanche de Pierre Cangioni. Il devient ensuite journaliste sportif sur France Télévisions. Il participa à la création de L'Équipe TV en 1998 en tant que rédacteur en chef. Il commenta notamment plusieurs éditions du Tour (de 2001 à 2003) et a animé l'émission Stade 2. Il a également été journaliste sportif à Europe 1, à La Cinq et à LCI.

En janvier 2004, il devient l'adjoint de Jean-Marie Leblanc, le directeur du Tour de France, auquel il succède le 1er février 2007.

Depuis 2008, il est aussi vice-président de la Ligue Nationale de Cyclisme (LNC).

 
Per Bartoli64 ed altri
Mercoledì 4/12/2013    Melampo
Per Bartoli64:
certo, non è detto che sempre ci si debba trovare sulle stesse posizioni, ma in questo caso ne ero certo, in quanto la cosa tratta di "sostanza".


Per gli altri:
quella "sostanza" delle cose che mi fa dire che dietro certi comportamenti e certi modi di fare si nasconda una incompetenza strisciante su quello che si va a trattare. Tutto vero sulla prestigiosa università, ma un conto è essere laureati con lode in Economia, una cosa è essere competenti in un settore specifico, senza tanti fronzoli.

Continuo a rimanere sulle mie posizioni, ribadendo ancora una volta che della vicenda in questione niente so, niente voglio sapere e nessun giudizio voglio dare.

E' solo un discorso in generale, su chi deve stare al posto giusto: chi è competente in un settore. Punto e basta (come dice sempre lo Scinto ...)
 
Al bando i bocconiani?
Giovedì 5/12/2013    Bastiano
Purtroppo non sono in linea con i primi commenti, se in italia togliamo i manager che la Bocconi ci ha dato, vedremo che il Paese si impoverirà parecchio. Io credo che se ce ne fossero stati altrettanti in politica, oggi staremmo molto meglio.
A parte la disquisizione sulla università che ha formato Acquarone, credo che la sua opera a livello comunicativo, stava dando ottimi risultati e soprattutto guardava al futuro, cosa che al giorno d'oggi non si fa troppo spesso. Qualche errore lo ha certamente fatto ma, non credo si sia macchiato di infamità amministrative, così come ritengo giusto che convochi una confernza stampa per dare la sua versione dei fatti. Tutti hanno il diritto di difendere la propria onorabilità e sono felice di poter conoscere qualche dettaglio di una vicenda che è davvero poco chiara.
 

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