E’ UN
CASO misterioso, con risvolti gialli degni di un’inchiesta del
commissario Maigret: perché non si sa più nulla delle controanalisi
di Davide Rebellin,
trovato positivo dopo quasi un anno alle Olimpiadi di Pechino nella
prova di ciclismo su strada che gli valse l’argento? Che cosa sta
accadendo attorno al veneto che continua ad allenarsi, giurando sulla
propria innocenza? Andiamo con ordine, riassumendo
i fatti.
ANNUNCIO Il
28 aprile scorso il Cio annunciò che sei atleti erano risultati
positivi alle Olimpiadi di Pechino 2008 per l’eritropoietina di tipo
Cera. Uno di questi sei riguardava lo sport italiano, essendo appunto Rebellin, secondo dietro Samuel
Sancheznella
corsa su strada di ciclismo. Il Comitato Olimpico
Internazionale specificava che le positività al Cera erano sette su
847 controlli antidoping effettuati, ma che riguardavano solo sei
atleti, in quanto uno di questi era incappato in una
doppia infrazione. NOMI Nel
corso dei giorni seguenti si scoprirono anche gli altri nominativi e
veniva specificato che le positività erano state riscontrate in
seguito a metodi nuovi di esame su campioni congelati per mesi
dall’agosto 2008. Gli atleti finiti nella rete erano l’altro
corridore Stefan
Schumacher
(Germania), nonché tre elementi dell’atletica leggera: il vincitrice dei 1500 Rashid
Ramzi,
marocchino che in Cina ha gareggiato per i colori del Bahrein; la marciatrice greca Athanasia
Tsoumeleka,
olimpionica nel 2004 e ormai ritiratasi dall’attività; l’ottocentista croata Vanja
Perisic. Per ultimo, veniva fatto il nome anche della sollevatrice di pesi domenicana Yudelquis
Contreras,
23 anni, vincitrice ai Giochi Panamericani di Rio 2007 nella categoria
-53 kg e quinta alle Olimpiadi di Pechino.
ASSOLTA
Cinque giorni fa, ecco la prima notizia choc: proprio Yudelquis Contreras
era scagionata dopo le controanalisi effettuate sul suo campione “B”. Lo confermava un portavoce del Cio, Mark
Adams.
L’atleta caraibica veniva prosciolta da ogni accusa. Come dire:“Abbia
pazienza, ci siamo sbagliati, cerchi di capire”. L’esito delle
controanalisi sulla pesista rimetteva in discussione l’attendibilità
dei rivoluzionari controlli antidoping voluti dal Cio e fatti a mesi
di distanza dai primi test post-gara.
ANOMALIE
Ritorniamo al “caso” di Davide Rebellin, che in questa delicata vicenda
è seguito da un avvocato valente ed esperto in materia come Federico
Cecconi.
Risulta che le controanalisi sul campione “B” dell’azzurro siano state
fatte oltre tre settimane fa. Perché al legale non è stato ancora
ufficializzato il risultato? Seconda questione: la comunicazione della
positività parla di “un test su uno dei cinque campioni” prelevati al
corridore, ma Davide giura che i campioni fossero soltanto due, non
uno di più. Che
cosa è accaduto? Sono stati riaperti e suddivisi in cinque provette,
contravvenendo ad elementari norme di procedura? E ancora: tutta la
questione degli altri positivi è top secret, sotto procedura, e verrà
discussa dalla Commissione del Cio il 28 luglio prossimo: perché non è
ancora stata inoltrata la documentazione relativa, visto che la difesa
deve presentare un proprio memoriale entro 20 giorni dall’udienza?
Tutto troppo strano.
DNA
C’è poi un particolare inquietante: ritenendosi pulito, Rebellin ha
insistitio affinché gli inquirenti lo sottoponessero all’esame del
DNA, che molti atleti rifiutano ritenendolo invasivo della propria
privacy. Ebbene, il Cio non vuole accontentare il ciclista azzurro,
sostenendo che tale richiesta «non è prevista dal protocollo». Cosa si
nasconde dietro i ritardi, le reticenza e la clamorosa
riabilitazione della Contreras? Intanto Rebellin si allena come un
pazzo, fiducioso di poter essere riabilitato.
da «Tuttosport» del 22 giugno 2009, a firma Paolo Viberti
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