Mauro Gianetti, team manager della Saunier Duval, ha commentato con amarezza la positività di Riccardo Riccò parlando in diretta su RaiTre a conclusione della tappa del Tour.
«Visto quanto è successo, ho deciso di ritirare la squadra perchè si trattava di Riccò e quindi credevo fosse giusto, sia per gli sponsor, sia per il ciclismo in generale, visto che ultimamente era lui a rappresentare il ciclismo italiano. Voglio capire cosa sia successo esattamente: il corridore è stato sospeso in attesa egli eventi. Potete immaginare quanto sia grave".
E sui ripetuti controlli: "Spesso era controllato a causa dei suoi piazzamenti, perchè era sempre tra i primi. Non era una sorpresa che fosse sottoposto a molti controlli. Mi ha sorpreso quello che è successo in questa giornata".
Gianetti è molto duro rispetto all'accaduto, in quanto la scelta di uno può mettere a repentaglio il lavoro di molti: "Qui c'è in ballo un impegno di sponsor, di squadra, c'è in ballo il futuro, la formazione. C'era un progetto in atto da 5 anni. Trovarci in questa situazione è davvero brutto. Mi sento ostaggio di una decisione presa da un singolo atleta, che può mandare a monte tutto il lavoro fatto fino ad oggi". "Il sentimento è lo stesso di Pietro Algeri perché credevamo in questo lavoro con i giovani", ha aggiunto Gianetti, "questo impegno e questa libertà dei nostri sponsor, che non hanno mai preteso da noi nessuna vittoria. Non abbiamo bisogno di vincere, facciamo una bella figura, facciamo spettacolo. Qui nessuno pretende niente". Poi il racconto di una discussione fatta con Riccò proprio in merito al tema del doping. "Anche quando abbiamo discusso con Riccardo del suo rinnovo di contratto gli ho detto che anche se non avesse vinto una corsa non sarebbe stato importante. Gli ho detto - ha raccontato Gianetti - di non fare cavolate e lui mi promise su sua madre che non avrebbe fatto nulla. C'era anche il suo procuratore quando disse questo, mi sono fidato". E sul livello di ematocrito alto sempre avuto da Riccò ha spiegato: "Eravamo stati noi ad inviarlo a Losannna all'unione ciclistica internazionale prima di ingaggiarlo, perchè aveva evidenziato un ematocrito alto e noi non volevamo correre nessun rischio. E' rimasto all'Uci una settimana e da lì ci era stato inviato un documento in cui si diceva che i valori di Riccò erano naturali. Il corridore ha carattere e forza di suo. Ora vogliamo che Riccardo ci spieghi quello che è successo, vogliamo capire davvero". |