«GIRO, NON ANDARE IN ISRAELE»

INIZIATIVE | 23/11/2017 | 07:58
Più di centoventi organizzazioni per i diritti umani, sindacati, associazioni per il turismo etico, gruppi sportivi e religiosi da oltre 20 Paesi hanno reso pubblico un appello internazionale che invita il noto evento ciclistico “Giro d’Italia” a spostare la sua “Grande Partenza” del 2018 da Israele a causa delle sue gravi e crescenti violazioni del diritto internazionale e dei diritti umani dei palestinesi.

Anche l’illustre linguista Noam Chomsky, gli eminenti giuristi John Dugard e Richard Falk, già Relatori Speciali delle Nazioni Unite per la Palestina, l’attore teatrale, scrittore e drammaturgo Moni Ovadia, gli europarlamentari Eleonora Forenza e Sergio Cofferati e Luisa Morgantini, già vice presidente del Parlamento Europeo, sono tra i firmatari dell’appello.

L’appello è stato lanciato in vista della presentazione ufficiale della corsa, prevista il 29 novembre a Milano, data che coincide con la “Giornata Internazionale ONU di Solidarietà con il Popolo Palestinese”.

Il 25 e 26 novembre in tutta Italia si terranno manifestazioni su due ruote per protestare contro l’uso di uno sport strettamente associato alla libertà per mascherare la brutale occupazione militare e il regime di apartheid di Israele.

I firmatari dell’appello sottolineano che tenere il “Giro d’Italia” in Israele occulterebbe l’occupazione militare e la discriminazione contro i palestinesi da parte di Israele e al contempo ne incentiverebbe la sensazione di impunità, alimentando la continua negazione dei diritti dei palestinesi sanciti dall’ONU.

Il “Giro d’Italia” sta collaborando con l’impresa israeliana “Comtec Group”, organizzatrice dell’evento “Grande partenza”, che svolge attività nelle colonie israeliane illegali. Nelle immagini, nelle mappe e nei video ufficiali della corsa, il “Giro d’Italia” sta ingannevolmente presentando Gerusalemme est, che è sottoposta da 50 anni all’occupazione militare israeliana, come se facesse parte dello Stato di Israele e fosse la sua  capitale unificata.

La tappa finale, prevista nel sud di Israele, passerà vicino a decine di villaggi di beduini palestinesi che Israele si rifiuta di riconoscere e a cui non fornisce “servizi fondamentali, tra cui energia elettrica, acqua, cliniche, scuole e strade.” Uno di questi villaggi è stato demolito da Israele oltre cento volte.

I firmatari della dichiarazione condannano anche l’intenzione del “Giro d’Italia” di “celebrare” i 70 anni dalla fondazione dello Stato di Israele, mentre i palestinesi commemorano 70 anni di spoliazione, espulsione forzata e negazione dei diritti dei rifugiati palestinesi sanciti dall’ONU.

Pochi giorni prima della partenza del “Giro d’Italia”, la squadra nazionale israeliana di ciclismo, che è in lizza per uno dei quattro posti ad invito per prendere parte al “Giro d’Italia”, parteciperà ad una gara che attraverserà Gerusalemme est occupata per arrivare alla colonia illegale di Pisgat Ze’ev. La Federazione ciclistica israeliana sponsorizza e tiene competizioni del campionato nazionale in aree sotto occupazione militare da parte di Israele.

I firmatari fanno appello all’organizzatore della corsa, “RCS MediaGroup”, affinché “sposti la partenza della gara in un altro Paese, al fine di escludere ogni coinvolgimento nelle violazioni israeliane del diritto internazionale e dei diritti umani dei palestinesi.”

I firmatari ricordano inoltre alla RCS, alle squadre partecipanti ed agli sponsor le “conseguenze legali e i danni alla loro reputazione derivanti dalla collaborazione con aziende e istituzioni israeliane coinvolte nelle violazioni dei diritti umani e del diritto internazionale.”

Mentre RCS afferma che la corsa non ha niente a che fare con la politica, la partenza da Israele è stata descritta da giornalisti e commentatori sportivi come un “colpo da maestro di diplomazia soft”, un “colpaccio di pubbliche relazioni” e una “preziosa ripulitura dell’immagine” in cambio di milioni di euro nella sponsorizzazione ufficiale di Israele.

Organizzazioni della società civile palestinese hanno scritto a papa Francesco, chiedendogli di rifiutare l’invito del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu a dare il via della corsa in Israele l’anno prossimo. Chiedono al papa di “non prestare in nessun modo il proprio nome alla competizione ciclistica ‘Giro d’Italia 2018’ a causa della sua incresciosa insistenza nell’occultare l’occupazione militare e le sue gravi violazioni dei diritti umani".

Migliaia di sostenitori dei diritti umani e appassionati di ciclismo hanno scritto a RCS chiedendo di spostare la partenza da Israele.    

Campagna #CambiaGiro
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bdsitalia.org/cambiagiro

Ulteriori informazioni

* I firmatari includono i gruppi ciclistici “Wilde Pedal” in Belgio e “The Big Ride” in Gran Bretagna, il negozio di biciclette Biciclettaro in Italia, e la Federazione “Omnisport” di Seine-Saint-Denis in Francia; i sindacati FIOM-CGIL e USB in Italia, il Movimento dei lavoratori cristiani in Belgio, l’“Union Syndicale Solidaires” in Francia, “Craigavon Council of Trade Unions” in Irlanda del Nord e la “Confederación Intersindical Galega” in Spagna; l’”Association pour le tourisme équitable et solidaire”, che rappresenta 35 organizzazioni francesi che promuovono il turismo etico, compresi 25 tour operator; gruppi di fede Pax Christi e la Comunità cristiana di base di San Paolo in Italia, “Kairos Britain” e Amici di Sabeel UK, Amici di Sabeel Norway and la Fondazione Kairos - Sabeel in Olanda,  i gruppi ebraici “Jewish Voice for Peace” negli USA, la rete italiana “Ebrei Contro l’Occupazione”, l’”Union des Juives Progressistes” in Belgio, “Jews for Justice for Palestinians” della Gran Bretagna.

* La Commissione ONU per i Diritti Umani recentemente ha avvertito 150 imprese israeliane ed internazionali in merito al loro coinvolgimento illegale nelle colonie israeliane, che in base alle leggi internazionali costituisce un crimine di guerra.

* La risoluzione 181 (1947) dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha stabilito che Gerusalemme fosse un “corpus separatum” sotto un regime internazionale speciale ed ha ripetutamente affermato che “qualunque azione intrapresa da Israele, la potenza occupante, per imporre le sue leggi, la sua giurisdizione e amministrazione sulla Città Santa di Gerusalemme è illegale.” Nel 1967 Israele ha occupato Gerusalemme est e l’ha annessa in modo unilaterale come parte della sua capitale unificata. Nessun Paese al mondo riconosce alcuna parte di Gerusalemme come capitale di Israele.

* Il mese di maggio 2018 segnerà il 70° anniversario della Nakba (“Catastrofe”), quando circa 800.000 palestinesi, la popolazione nativa, furono espulsi a forza dalla loro terra.

* La “Israel Cycling Academy” (ICA), la squadra nazionale israeliana, è stata creata solo tre anni fa con lo scopo esplicito di promuovere “Israele normale”. La squadra è sostenuta dal miliardario canadese Sylvan Adams.

* Il “Giro d’Italia” è una corsa “World Tour” dell’”Unione Ciclistica Internazionale” (UCI), l’organismo direttivo mondiale del ciclismo. Sia la federazione ciclistica che la squadra nazionale israeliane fanno parte dell’UCI.
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COMMENTI
23 novembre 2017 10:36 BARRUSCOTTO
lo sport e una cosa la politica e un altra

Questioni di opportunità
23 novembre 2017 11:16 Melampo
Sarebbe opportuno tenere gli illustri linguisti, gli eminenti giuristi, i relatori speciali delle Nazioni Unite, gli attori teatrali, gli scrittori, i drammaturghi e gli europarlamentari fuori dal contesto sportivo. Hanno già fatto abbastanza danni nel tempo e nello spazio in ben altri settori, senza che vengano a farli anche nello sport, che di tutto ha bisogno tranne che di questi loro interessamenti.

Critici poco lungimiranti
23 novembre 2017 11:28 geo
Con un evento mondiale simile si fa luce su un Paese: più c'è luce più c'è chiarezza, più si vede. Il Giro non va a legittimare nulla, fa sport e porta gioia. In questo contesto se ci saranno delle rilevanze negative dello stato di Israele, queste verranno fuori da sole.
Molto più preoccupante è il buio che c'è in altri stati dove non si sa nulla e succedono le cose più drammatiche.
Poca demagogia e un po' più di lungimiranza, o forse c'è solo il desiderio di mettersi in mostra e di farsi pubblicità!

Chi cerca rogne di solito le trova
23 novembre 2017 15:36 pickett
Premesso che tutti quei firmatari sinistroidi mi stanno da sempre ed enormemente sulle pelotas;Ci voleva tanto a capire che andando a correre in Israele ci si infilava in un ginepraio spaventoso?I geni di RCS,in vita loro,lo hanno mai visto un Telegiornale?Su quale pianeta abitano?

Italia - Israele, invece siì e perchè?
23 novembre 2017 17:33 gianni
Questi egregi signori, che probabilmente non si sono mai interessati di Giro d'Italia, perchè non hanno chiesto all'Italia di non giocare la partita di calcio contro Istrale?
Gianni Cometti

facciamo la finita
23 novembre 2017 18:05 geom54
la stupidità FrancesconDEMenzialPDocchiosa deve cessare E personalmente prenderei volentieri la CITTADINANZA ISRAELIANA;
che lo SPORT sia una cosa e la POLITICA sia altra cosa non è così chè ogni nostra azione giornaliera è sempre dettata da scelte, volenti o nolenti e le corbellerie del trinariciutismo di sinistra per conto mio le affondo in mare con gli stessi senza remora alcuna ....... chiaro il messaggio!!!!!!!?????

Giro d'Italia 2018
23 novembre 2017 18:32 fulvio54
Sottoscrivo e approvo quanto scritto da "Melampo".

Bravo Melampo
24 novembre 2017 08:15 warrior
...ma che torna di moda la discriminazione razziale antiebraica? i diritti che venivano violati in altre nazioni non hanno mai illuminato i professionisti dell'anti discriminazione? mai una parola su Siberia, manicomi, arcipelago gulac; mai una parola sulla Cina. Lo sport è un messaggio di pace e gioia. Che non rompano le scatole! Con tutto il rispetto per il popolo palestinese che ha certamente i suoi diritti. Ma non può risolverli il Giro d'Italia.

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