C'ERA UNA VUELTA. TUTTI IN PIEDI

STORIA | 10/09/2017 | 07:43
C’era una Vuelta un corridore. E tutte le volte che siamo stati ad ascoltarlo. Parlava di vittorie. «Se quando ho cominciato mi avessero detto quello che avrei ottenuto, avrei avuto difficoltà a crederlo». Di graduatorie. «Io il migliore? Queste sono cose che piacciono a voi, non a noi». Di segreti. «Ci sono giorni di duro lavoro dietro la vittoria in un grande giro. Giorni di fame, in cui non mangi praticamente nulla per perdere peso, fai più di sette ore di allenamento, vai ad allenarti prima della colazione quando hai ancora i muscoli rigidi del giorno precedente... Ma non c'è altro modo. Se vuoi raggiungere il successo in uno sport come il ciclismo, ottimizzato al massimo, i piccoli dettagli fanno la differenza». Di testa. «In un grande giro molto dipende dalla testa. Devi saper analizzare cosa succede il più velocemente possibile e prendere decisioni al momento». Di occasioni. «Devi saper sfruttare le tue opportunità. Se hai le gambe, devi provare e attaccare». Del rischio. «Ho sempre pensato che sia meglio essere coraggiosi e rischiare. Ci sono persone che non osano e alla fine rimangono nel dubbio, non sapranno mai cosa sarebbe successo se ci avessero provato».
  
Parlava del dolore. «Le cadute costringono a non pensare al male, a cercare di compensare il tempo perduto, a dissimulare il dolore il più possibile anche se si sta molto molto male dentro». Di brutte giornate. «Ci sono anche cattivi giorni e devi fare finta con i tuoi rivali, far vedere agli altri che stai bene quando non è vero». Ma anche di belle giornate. «Basta entrare nel mio profilo Instagram e vedere la foto del mio lavoro quotidiano, piacerebbe a tutti. A volte sono a Lugano, altre volte alle Canarie perché è caldo ed è gennaio, un'altra volta vado con la bici in spiaggia. Scelgo dove lavoro, mi sento fortunato». Del ciclismo. «È uno sport molto duro, ma tutto quello che devi fare ventiquattro ore al giorno è essere più veloce in bici, allenarti, prenderti cura di te stesso, mangiare bene e riposare. Sarebbe difficile per me alzarmi tutti i giorni alla stessa ora, affrontare il traffico delle grandi città e andare in ufficio».
  
Parlava del passato. «Quando ho cominciato a correre mi chiamavano Pantani perché vincevo sempre nelle tappe di montagna, quelle più dure. Così è diventato il mio modello». Di avventura. «Preferisco fare mille volte per fare quello che ho fatto all’Alpe d'Huez nel 2011, anche se non ho vinto, che vincere la tappa in modo accademico, senza avventura». Di cose importanti. «La memoria della gente, quello che mi dicono, come si sono eccitati vedendo che spaccavo la corsa dal primo chilometro, mi rende orgoglioso e mi diverte molto più che vincere». Di carattere. «Ho personalità, sì, credo che la gente debba averla». Di fatalismo, anche. «Ho una filosofia nella vita: quello che deve accadere, accade sempre». Di sogni, anzi no. «Mi hanno chiesto tante volte se sogno la vittoria. Più che altro lavoro, sogno pochissimo».
  
Parlava di sé. «Io sono moderno e antico. Moderno perché so utilizzare i dati, i watt, la scienza dell’alimentazione. Antico quando corro, lì mi lascio guidare dall’istinto: in strada i numeri devono andare in secondo piano, è l’intuizione quella che devi seguire». E di noi. «A fine carriera mi piacerebbe essere ricordato come qualcuno che ha fatto qualcosa di davvero speciale».
  
Oggi è l’ultimo giorno da corridore di Alberto Contador Velasco, nato a Pinto il 6 dicembre 1982. Più che con le sue vittorie, che nessuno di noi ha dimenticato, ho preferito ricordarlo con le parole che ha usato lui per raccontarle.
 
Ventunesima tappa, Arroyomolinos-Madrid, km 117,6; si arriva a meno di venti chilometri dal paese di Contador.

Se siete lì, non perdetevi l’ultimo atto del grande saluto collettivo che è stata questa Vuelta.

Se siete lontani, eccolo: la scelta è stata facile, ce l’ha suggerita lui
https://www.youtube.com/watch?v=y1QzZKu5QpI

Alessandra Giardini
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COMMENTI
Contador
10 settembre 2017 11:01 siluro1946
La lettura dell'articolo è consigliata soprattutto a chi pensa che basti un puf di salbutamolo o un massaggio con Voltaren per trionfare nei grandi giri o in gare che durano cinque/sei ore o anche più.

Grande
10 settembre 2017 12:01 angelog
GRANDE;
La Vuelta di quest\'anno riassume la sua storia/carriera,
sfortuna attacchi attacchi attacchi sudore e ancora sudore istinto ed in fine la VITTORIA la Vuelta la vinta Lui il Pistolero, senza ombre, lla classifica finale dei grandi giri a volte non è veritiera non vince chi merita ma chi ..............
Grazie Pistolero

Le ombre ci sono eccome
11 settembre 2017 00:49 pickett
Qualcuno è in grado di spiegarmi perché alcuni corridori dopati li hanno schiaffati in galera,e poi li hanno trattati come lebbrosi,anche dopo il termine della squalifica,mentre ad altri quasi quasi hanno chiesto scusa per averli beccati?

@pickett
11 settembre 2017 10:04 plus
mi dispiace ma morirai con questa incognita...
abbiamo salutato un altro atleta che ha contribuito a sputtanare il nostro sport.


ingiustizie
11 settembre 2017 11:24 siluro1946
In galera, mi pare, non sia mai andato nessuno. Lei pone una domanda estremamente ingenua. Se vive in Italia, di queste domande se ne dovrebbe fare
a decine tutti i giorni. Alcune me le faccio giornalmente a proposito della democrazia in Italia, ad esempio: la pensione a chi è stato in Parlamento per un solo giorno, la pensione dopo 16 anni di lavoro, io ne ho dovuti fare 37, assassini che lavorano in carcere a 1000 (mille €/mese) o rapinatori che fanno le pulizie nelle caserme a 6€/h, dattilografa in parlamento 17.000 €, e immigrati a 1.200 mese e pensionati italiani a 500. Sono le ingiustizie di una democrazia e di un sistema giudiziario imperfetti. Stia sereno.

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