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IL SITO DI RIFERIMENTO DEL CICLISMO ITALIANO

ELEZIONI. DI ROCCO: «PRONTO A FINIRE IL GRAN LAVORO FATTO»

Sabato prossimo a Rovereto le elezioni Federali

 
POLITICA | «Anche ora, nel momento pre-elettorale, ho privilegiato l’attività sportiva alla candidatura. Sarà anche per questo che mi rimproverano sempre di comunicare poco…».
 
Renato Di Rocco è un treno in corsa, con destinazione Rovereto. La fermata, il 14 gennaio, è quella della presidenza della Federciclismo. Fermata sì, ma capolinea no. Questo almeno nelle aspettative di chi, da numero uno uscente, sa che i binari alla guida del ciclismo italiano lo possono portare ancora lontano. «Perché ora cominciano ad arrivare i risultati e si possono fare investimenti, grazie ai finanziamenti del Coni, che avvengono in maniera meritocratica. La sfida, da un punto di vista sportivo, è sicuramente l’Olimpiade di Tokyo. Ma più in generale è quella di un mondo del ciclismo che smetta di essere diviso».
 
Di Rocco, per capire dove andare, non dimentica da dove è partito. «Abbiamo ereditato 5,4 milioni di debiti, 28 controversie legali e la situazione precaria di 24 dipendenti che dovevano essere regolarizzati. Risolte le emergenze,  siamo ripartiti». Lo dicono i numeri, spiega Di Rocco. Come quelli dei Tricolori di ciclocross, «con 807 iscritti. Tutto il movimento è cresciuto esponenzialmente, grazie anche al grande lavoro del nostro cittì, Fausto Scotti. Si sono creati circuiti regionali e interregionali, con eventi spesso da 600 partenti. La parte invernale, insomma, è coperta più che bene».
 
Nell’abaco di Di Rocco c’è innanzitutto un 2016 da record, con 50 medaglie, di cui 16  d’oro. Che vanno a comporre un mosaico di 432 allori nel periodo di sua presidenza. Ma più che specchiarsi, ancora una volta sceglie di badare al sodo. «Un altro momento difficile è stato quello del 2008 e 2009, con gli scandali doping che hanno minato innanzitutto la credibilità del movimento. Mi spiace doverlo ripetere, ma questa disaffezione ha portato a un calo degli sponsor, oltretutto in un momento in cui esplodeva la crisi economica mondiale. Se a ciò ci si aggiunge la pressione fiscale elevata, non si fatica a capire quali possano essere stati i problemi da affrontare. Eppure ci siamo rialzati e l’abbiamo fatto con i giovani. Abbiamo preso per mano Juniores, Allievi e categorie femminili. E siamo riusciti a centrare grandi risultati, ma soprattutto a creare un ricambio generazionale di altrettanta qualità. Sino ad arrivare ai risultati dei Giochi di Rio. Non c’è dubbio, ad esempio, che la vittoria di Elia Viviani abbia generato un grandissimo effetto traino per tutto il movimento».
 
Un movimento che, per di più, può contare su un’impiantistica che sembra vivere un’effervescenza dimenticata da tempo. «Il lavoro comincia sicuramente da lontano. Abbiamo 28 piste, 16 che lavorano molto bene. Penso ad esempio a Dalmine o a Busto Garolfo, dove si sono corsi gli Italiani giovanili di quest’anno. Ma anche Montichiari, Fiorenzuola, Marcianise, Padova, Pescantina e San Giovanni al Natisone. Ci sono tanti presìdi territoriali, che insieme alle scuole di ciclismo che ci siamo inventati possono dare spazi protetti per i bambini e coniugarli con un ottimo livello tecnico. Senza dimenticarci poi del Vigorelli, che tra  un po’ sarà pronto per riguadagnarsi la scena che merita».
 
Lo scorso mese di marzo, alla presenza del presidente Uci, Brian Cookson, lo stesso Di Rocco sussurrò alla primavera milanese il suo desiderio: quello di vedere il Giro d’Italia baciare lo storico anello meneghino. «E ribadisco che secondo me è una strada percorribile. Il fascino della Roubaix è tale anche perché finisce in un velodromo. Certo, il Giro è abituato al Duomo, ma dico anche che tanti corridori in gruppo farebbero volentieri un’esperienza di questo tipo. È un po’ come assistere a uno spettacolo alla Scala: anche chi non capisce di musica non può non essere attratto dal fascino di un luogo del genere. Ecco, il Vigorelli è così. Colpisce l’immaginario collettivo, forse ancor di più negli stranieri».
 
Non per niente, continua Di Rocco, «la pista è la disciplina olimpica che regala più medaglie: ben 10. La strada 4, bmx e mountain bike una a testa. Il ciclismo britannico è un esempio lampante: le sue fortune arrivano innanzitutto da lì». E dalla diversificazione delle specialità nasce il ciclismo del futuro. O anche del presente. «A Milano, l’altr’anno, abbiamo portato le mountain bike sul Monte Stella. Poi per le proteste di qualche gruppo ambientalista la corsa è stata sospesa d’ufficio. Peccato che poi l’integrità ambientale di quel luogo sia comunque calpestata dai bivacchi. Ma è il settore femminile a rappresentare la nostra forza. Non è un caso che lì a suo tempo abbiamo rilanciato il concetto di multidisciplinarità e che oggi le nostre ragazze siano più competitive degli uomini: perché loro sono cresciute con questo approccio. Oggi il ciclismo femminile è quello che ci porta più medaglie e lo fa con continuità. Il nostro commissario tecnico Edoardo Salvoldi è il più medagliato d’Italia, in tutte le discipline. Più anche di Sandro Damilano nell’atletica. Il Giro d’Italia donne è la più importante corsa a tappe del settore femminile, tutto il mondo viene da noi. Dalla Coppa del mondo di Cittiglio fino allo Strade Bianche, al Giro dell’Emilia, al Gp Liberazione e al Toscana, il nostro livello organizzativo è sempre molto elevato».
 
Un livello che, in un certo senso, rappresenta un vero marchio di fabbrica. Dopo la rinuncia di Nizza agli Europei della scorsa estate, prima della scelta di Plumelec, in Uec arrivarono le candidature in corsa di Trentino e Marche. Con il segretario generale Enrico Della Casa che, all’indomani dell’assegnazione alla Bretagna della corsa saltata in Costa Azzurra, specificò che «le candidature italiane sono state esaminate e restano forti, oltre che aperte per il futuro».
«Proprio perché come qualità organizzative l’Italia è la prima al mondo», appunta Di Rocco. «Enrico, oltre a essere un’apprezzatissima figura a livello internazionale, è anche un nostro dipendente in aspettativa. E credo si riferisse al fatto che noi siamo capaci di coniugare gli aspetti culturali con la promozione turistica che il ciclismo garantisce. La nostra Federazione lo fa da anni. E le imminenti elezioni a Rovereto s’inseriscono proprio in questo solco di cultura e sport, vista anche la location che ci ospiterà: il Mart, il Museo d’arte moderna e contemporanea».
 
Esempio di pragmatismo e capacità di valorizzare le proprie risorse, nel rispetto delle tradizioni. Una ricetta che, in un certo senso, ha consentito a Davide Cassani di sfornare uno dei suoi più grandi successi: quello di lanciare nel professionismo tanti giovani talenti, agendo in accordo con le Under 23 di provenienza. «Il nostro cittì è stato bravissimo e si è dimostrato un grande comunicatore. È riuscito a stimolare i giovani e a recepire tutte le istanze delle loro società di provenienza, traendo il massimo dalle situazioni. È stato in grado di offrire occasioni di esperienza ai ragazzi. Faccio l’esempio di Vincenzo Albanese, che dopo aver vinto il Gp Liberazione a Roma è riuscito, nella Nazionale mista di Cassani e Marino Amadori, a vincere con grande personalità il Trofeo Matteotti. Cassani, che ha seguito quel che in parte aveva impostato Paolo Bettini, ha fatto della Nazionale un ammortizzatore per il salto di categoria dei nostri ragazzi. E lo ha fatto con continuità in tutte le corse. Dimostrando elasticità e capacità di dialogo. Che è un po’ quel che faceva lui, da corridore, ai tempi di Alfredo Martini».

 
Stefano Arosio


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Norma Gimondi: «Pronta a favorire il cambiamento»
 
9 Gennaio 2017 | 10:49
 
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COMMENTI
Basta
Lunedì 9/1/2017    geo
Credo che di tempo per concludere il lavoro, Di Rocco ne abbia avuto. Adesso basta, serve il rinnovamento, basta elezioni a vita. Nessuno è necessario ed insostituibile. La responsabilità sta in chi lo vota per favori e scambi vari di cortesie, ed intanto il ciclismo si perde....
 
Ancora????
Lunedì 9/1/2017    Bastiano
Il buon senso vuole che una persona si faccia i suoi due mandati (in qualsiasi carica elettiva)e poi lasci spazio agli altri. Nello sport invece ci troviamo sempre con persone che vogliono morire in carica e che, hanno da fare chissà quali cose meravigliose che non hanno fatto.
Io vorrei che si evitassero queste farse e si fissassero i due mandati come una regola inamovibile. Sono serto che lo sport in generale ne beneficerebbe tantissimo.
 
nomi a caso?
Lunedì 9/1/2017    Achille67
Non so se il Presidente spari nomi a caso, non conoscendo la realtà, o se sia mal consigliato da persone mal informate: la pista di Marcianise è chiusa http://www.corriere.it/foto-gallery/cronache/16_agosto_19/velodromo-marcianise-occupato-abusivi-piscina-8c0275b8-65e6-11e6-9901-2ed0cde0b8b8.shtml come riportato anche dal Corriere, quella di San Giovanni al Natisone ha riaperto (dopo un paio d'anni di chiusura) nel 2015, ma sicuramente non svolge lo stesso volume di attività che viene svolto ad esempio a Portogruaro e Pordenone, tanto per fare un paio di esempi della stessa area, che ben conosco.
 
Di Rocco N.1
Lunedì 9/1/2017    pietrogiuliani
Purtroppo per gli altri e per chi la pensa diversamente, Renato è insostituibile! Speriamo che resti il più a lungo possibile e poi, quando ci saranno le elezioni, mi auguro che si candidi alla presidenza dell’UCI. A quel punto che vengano altri, come la Gimondi, o meglio ancora Pier Augusto Stagi. Magari Stagi Presidente e la Gimondi come vice. Ma fino a quel momento Renato è troppo importante per il nostro ciclismo; un personaggio davvero forte sotto ogni profilo e punto di vista. Non si può far altro che ringraziarlo per il suo modo di essere così vincente in un momento invece difficile!
 
Pietà, liberateci da questa carestia e pestilenza
Lunedì 9/1/2017    ruotone
"Non per niente, continua Di Rocco, «la pista è la disciplina olimpica che regala più medaglie: ben 10. La strada 4, bmx e mountain bike una a testa.»"

L'uomo che scrive questa castroneria dirige la Federciclismo?
Bmx e Mountain Bike assegnano due titoli a testa!
Che pena!
 
Sì, Stagi presidente!
Lunedì 9/1/2017    Gianni63
Grande idea, lo penso da anni: Stagi presidente FCI e Broggi direttore TB. Grandi!
 
430 ALLORI grande DI ROCCO anch'io la penso come Giuliani
Lunedì 9/1/2017    daniele01
Leggo sempre e commento poco e solo quando lo ritengo giusto.
Mi associo a tutto quello che ha scritto Giuliani e anch'io per il bene di tutto il ciclismo votiamo ancora Renato Di Rocco!
Per tutti gli altri tranquilli che se avete voglia di fare cè tempo!!
 
Grande uomo Renato Di Rocco
Lunedì 9/1/2017    Girobaby
Senza ombra di dubbio il miglior Presidente della F.C.I. che l'Italia abbia mai avuto, in passato ci sono stati delle persone indegne di ricoprire questo ruolo. Renato Di Rocco un Presidente per i corridori e con i corridori e non come qualche ex Presidente della F.C.I. che in passato ha fatto solo dei danni. ...e soprattutto andando sempre contro i corridori. ..Un bravissimo al Presidente Renato Di Rocco per il lavoro svolto fino ad oggi e soprattutto per l'impegno e la professionalità dimostrata in questi anni, siamo con te.
 
Viva il vecchio!!!
Martedì 10/1/2017    Bastiano
Siamo proprio italiani, il vecchio resiste sempre al cambiamento ed i vecchi, si schierano a protezione del RE. So che per Giuliani e per gli altri fan è difficile da comprendere ma, dopo che hai fatto tre mandati, dovresti avere il buon gusto di farti da parte e far arrivare idee nuove. Non sto giudicando il lavoro fatto ma, sto dicendo che quello che poteva fare, lo ha fatto e nel caso in cui non lo abbia fatto, vuol dire che non è stato capace di farlo.
Se ci piace la democrazia, il cambiamento è d'obbligo, votate chi volete ma, cambiamo.
La storia dello sport italiano è piena di cariatidi che ne hanno bloccato la crescita e, gli stessi comitati regionali sono pieni di incapaci incollati alle poltrone.
DATECI UNA VENTATA DI NOVITA' ..........e che questo diventi una regola dopo due mandati, a prescindere dalle persone e dalla qualità del lavoro svolto!!!
 
Ma caro Bastiano. ...
Martedì 10/1/2017    Girobaby
Dato il negativo lavoro svolto dai predecessori dell'attuale Presidente della F.C.I. ,è meglio andare sul sicuro, quindi di tenerci Renato Di Rocco, uomo di grande esperienza e soprattutto dedito al ruolo che riveste. E credimi in questo periodo difficile che sta attraversando il ciclismo, avere persone valide che possano solo giovare a questo stupendo sport non può fare che piacere e comodo a tutti coloro che vogliono del bene a questo sport. Non è il momento di fare esperimenti. ...Quindi è meglio mettersi nelle mani di chi ha grande esperienza e professionalità in materia. Quindi non potrei che dire, forza Renato Di Rocco e W il ciclismo....E tengo a precisare che Renato Di Rocco a differenza degli altri ex Presidenti è un uomo che detto da tantissimi corridori, sa ascoltare e soprattutto aiutare i corridori schierandosi dalla loro parte. Ragazzi l'esperienza nella vita e soprattutto nel lavoro è tutto.
 
Girobaby
Martedì 10/1/2017    Bastiano
Mi stai dicendo che in Italia Renato Di Rocco "è l'unica persona in grado di gestire la FCI"?????
Io non so se ti rendi bene conto di ciò che dici ma, senza nulla togliere a Renato di Rocco, credo che questo Paese ha più di una testa in grado di pensare e di agire per la crescita dello sport.
Se non ci diamo delle regole, tra l'altro ovvie, il ciclismo resta fermo a personaggi insostituibili ed in ogni regione di questi ne abbiamo tantissimi. Ogni ente può crescere solo ed esclusivamente con nuove menti e nuove azioni.
Poi sul fatto che "Tantissimi corridori" siano contro il cambiamento, non so che dati hai ma, per i ciclisti che conosco io, le percentuali sono molto diverse da come le vedi tu.
Se Di Rocco ama questo sport, può sempre mettere a disposizione la sua esperienza a vantaggio di un nuovo presidente e non pensare che lui sia il solo al mondo che capisce di ciclismo.
 

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